ROOM 237 ( USA 2012  v.o. sott.it ) di Rodney Ascher

A oltre trent'anni dalla sua uscita, Shining, film cult di Stanley Kubrick, mantiene inalterata la sua aura di capolavoro della storia del cinema. E, come tutti i capolavori degni di questo nome, continua a essere oggetto di citazioni, analisi, discussioni e autentici fenomeni di venerazione. Il documentario diretto da Rodney Ascher si spinge oltre, componendo un omaggio sui generis: un divertissement cinefilo, che ha il pregio di accompagnare la dichiarazione d'amore all'ironia e alla leggerezza di chi non vuole prendersi troppo sul serio e si diverte a giocare con il mito.
L'obiettivo programmatico è svelare tutti i segreti del film, racchiusi simbolicamente da Kubrick nella stanza proibita dell'hotel in cui è ambientata la sua storia dell'orrore, la camera 237 che dà il titolo al documentario.

Io sono Mateusz di Maciej Pieprzyca

con Dawid Ogrodnik, Dorota Kolak, Arkadiusz Jakubik, Helena Sujecka, Mikolaj Roznerski

Mateusz è affetto da una grave paralisi celebrale che, in tenera età, gli viene diagnosticata anche come ritardo mentale, che è causa, secondo il parere dei medici, di un isolamento dal resto del mondo che non ha soluzione. Dopo 25 anni si scoprirà che il ragazzo è perfettamente in grado di intendere e di volere. Il film ha inizio proprio nel momento in cui Mateusz sta per essere esaminato da una commissione che deve giudicare la sua "normalità" mentale. È lo stesso Mateusz ad accompagnarci lungo una retrospettiva che racconta la sua vita, fin da quando era bambino, nella Polonia degli anni '80. Il film ci offre così il quadro toccante di un ragazzo che vive lucidamente tutte le emozioni e le riflessioni dei suoi coetanei: l'affetto per i genitori e la famiglia, la passione per le stelle, il primo amore, l'attrazione per il corpo femminile, fino all'arrivo nella clinica per disabili mentali.

La Crudeltà Del Mare di Rodolfo Bisatti

con Laura Pellicciari, Carlotta, Marcello Gabriel e Rodolfo Bisatti

E' la storia di una separazione vista dagli occhi di una bambina, la figlioletta piu' grande. Il racconto delle immagini, dei suoni e dei canti si immerge, non solo metaforicamente, nelle profondità marine dell'animo umano risalendo poi in superficie per trovare le opportune trasparenze sul filo dell'acqua. La Crudeltà del Mare è una lanterna magica che offre luci e ombre di una relazione affettiva, quella di una famigliola che si sfascia con dolcezza, senza tragedie. Il film non è condito dal drammone della separazione come siamo abituati a vederlo nel cinema romanzato industriale, ma è un piccolo omaggio alla vita che scorre, che evidenzia le cose minime. La "Crudeltà del Mare" dà voce all'innocenza dei piu' piccoli a quelli che in genere non hanno diritto alla parola, costretti in banali cliscè dal cinema ideologico nazional popolare. I Bambini nel nostro film sono antropologicamente veri umani, dotati di spirito critico e di una grande capacità di leggere la realtà attraverso la metafora. Gli adulti, i genitori, colti ed educati, al contrario sembrano dei "bambini", incompetenti al dialogo, incapaci di trovare il punto di contatto per il disgelo. Il mare e la natura rappresentano lo specchio delle due personalità adulte: l'isolamento e l'autismo abissale del padre, la forza poderosa e sensuale della madre.

Hotel Lux di Leander Haussmann

con Michael Bully Herbig, Jürgen Vogel, Thekla Reuten, Juraj Kukura, Alexander Senderovich

nell'ambito della rassegna cinematografica "Eroi come Noi" a cura del Goethe Institut

Nella Berlino nazista del 1938, il comico donnaiolo Hans Zeisig fa sbellicare il pubblico con il suo "Stalin-Hitler-show", interpretato insieme all'amico ebreo Siegfried Meyer: lui è il dittatore russo, l'amico è il fuehrer. Con il mutare dell'atmosfera politica, Meyer si unisce alla Resistenza, mentre qualche anno dopo, il disincantato Zeisig, dopo aver dato rifugio alla bellissima compagna di Meyer, la comunista Frida, è costretto a sua volta a fuggire. Pensa di andare a Hollywood ma invece atterra a Mosca, nel famigerato Hotel Lux.

"LOVE STEAKS"

nell'ambito della rassegna Helden wie wir/Eroi come noi

(Regia: Jakob Lass, Germania, 2013, 89')
Versione originale con sottotitoli italiani

In un albergo di lusso si intrecciano i destini di Clemens, timido massaggiatore, e Lara, aiuto cuoco dal carattere forte e esuberante. Gli opposti si attraggono e tra i due nasce un sentimento che li aiuterà a vincere le loro debolezze.
Di scena in scena si compone la piccola storia di una grande coppia: una relazione tanto dura quanto tenera. Due definizioni per nulla contrastanti perché si alimentano a vicenda. Inutile sottolineare che sprizzano scintille. In gran parte improvvisato con attori non professionisti, il ritratto di una coppia di emarginati, due antieroi capaci di uno slancio vitale che emoziona e commuove.

Scarpette Rosse di Michael Powell, Emeric Pressburger

con Anton Walbrook, Marius Goring, Moira Shearer, Ludmilla Tcherina, Léonide Massine

Sottoposta a una ferrea disciplina da Lermontov (A. Walbrook), direttore di una celebre compagnia di balletto classico, Vicky Page (M. Shearer) arriva a un successo trionfale con il balletto Scarpette rosse, ispirato alla favola di Hans Christian Andersen. Dilaniata tra l'amore per la danza (e la dedizione a Lermontov) e l'amore ricambiato per il compositore Julian Craster (M. Goring), sceglie il secondo. Inutilmente. Ormai identificata con il personaggio, danzerà sino alla morte. E il più grande successo della coppia Powell-Pressburger anche se forse non la loro opera maggiore. Considerato il miglior ballet film della storia del cinema, ma anche la più esemplare espressione del melodramma cinematografico, è diventato un vero cult movie, amato da spettatori e spettatrici commossi di mezzo mondo, ma anche da celebri registi (Martin Scorsese, Francis Ford Coppola, Brian De Palma) e raffinati cinéphiles.

L'Orologio Di Monaco di Mauro Caputo

con Giorgio Pressburger

Storia di una famiglia centroeuropea in cui confluiscono i nomi dei più grandi protagonisti della storia degli ultimi due secoli (Marx, Heine, Mendelssohn, Husserl, etc.). Il narratore rivive, attraverso una ricerca che si intreccia tra presente e passato, i ricordi e le vicende umane che l'hanno portato a scoprire "cosa vuol dire veramente appartenere alla comunità umana dei vivi e dei morti". Un viaggio nella storia del Novecento e dell'universo poetico di Giorgio Pressburger.

Advanced Style di Lina Plioplyte

con Joyce Carpati, Ari Cohen, Lynn Dell, Zelda Kaplan, Jacquie Murdock

Il fotografo Ari Seth Cohen è divenuto popolare per aver reso celebre la moda per donne anziane con il blog Advanced Style. Il film di Lina Plioplyte punta la macchina da presa sulle 'modelle' tra i 60 e i 90 anni che dimostrano come non sia l'età a determinare la possibilità o meno di essere appassionate di moda.

Sturm di Hans-Christian Schmid

con Kerry Fox, Anamaria Marinca, Stephen Dillane, Rolf Lassgård, Alexander Fehling, Tarik Filipovic, Kresimir Mikic, Steven Scharf, Joel Eisenblätter

Rassegna cinematografica "Eroi come Noi" a cura del Goete Instituth

Hannah Maynard è procuratore presso il Tribunale Penale Internazionale dell'Aia e si sta occupando del processo contro Goran Duric, un ex comandante dell'esercito jugoslavo accusato di aver deportato e provocato la morte di civili musulmani bosniaci nella piccola cittadina di Kasmaj. Quando un testimone fondamentale del processo inizia a cadere in contraddizione, il tribunale decide di mandare una delegazione in Bosnia per un'indagine sul posto. I dubbi sulla credibilità del testimone si rafforzano. Sembra che non dica la verità. Poco dopo viene ritrovato il suo cadavere. Sembra che si sia suicidato nella sua stanza d'albergo. Hannah, decisa a non rinunciare all'inchiesta parte per Sarajevo per assistere ai funerali del testimone. Lì incontra Mira, la sorella dell'uomo, che sembra sapere molte cose...

"SEIN LETZTES RENNEN (BACK ON TRACK)"

(Germania 2014, 110', regia: Kilian Reidhof; sceneggiatura: Marc Blöbaum con: Dieter Hallervorden, Tatja Seibt, Heike Makatsch, Frederick Lau, Katrin Sass)

Versione originale con sottotitoli italiani

Eroi come noi / Helden wie wir Paul Averhoff è un ex sportivo leggendario, un maratoneta di fama mondiale. Ma i momenti di gloria sono ormai passati da molto tempo. Ha più di settant'anni e, su insistenza della figlia, va a vivere con la moglie malata in una casa di riposo. La voglia di riscatto, però, lo fa tornare ad allenarsi, con un obiettivo fuori portata: vincere la maratona di Berlino.
È impossibile non fare il tifo per Paul, un concentrato di umanità e forza di volontà che traina il film con un contagioso ottimismo.

Gli Aristogatti di Wolfgang Reitherman

Madame Adelaide, una ricca attrice a riposo ormai sulla strada della vecchiaia, nomina eredi universali i suoi quattro gatti: Mamma Duchessa e i cuccioli Minou, Bizet e Matisse. Il maggiordomo Edgar, destinato a sua volta ad ereditare le intere sostanze alla morte dei gatti, e ansioso di mettere al piu' presto le mani sulle ricchezze della padrona, decide di sbarazzarsi degli incomodi concorrenti a quattro zampe. Condottili in una zona isolata di periferia, si accinge ad eliminarli, ma viene messo in fuga dall'intervento di due ferocissimi cani randagi. Rimasti soli, Mamma Duchessa e i suoi tre micetti si imbattono in Romeo, un gatto vagabondo dal cuore d'oro, il quale si impegna a ricondurli dalla loro padrona.

Tutto sua madre di Guillaume Gallienne

con Guillaume Gallienne, André Marcon, Françoise Fabian, Nanou Garcia, Diane Kruger

Guillaume ama sua madre sopra ogni cosa e fino a confondersi con lei, replicandone i gesti, imitandone la voce, ribadendone il potere. Inviso al padre e ai fratelli, prepotenti e virili, Guillaume si convince di essere una ragazza nella solitudine della sua stanza, dove gli vengono in soccorso la principessa Sissi e l'Arciduchessa Sofia di Baviera. Cresciuto da 'diverso' e rifugiato in un mondo immaginario, Guillaume parla come una ragazza, si veste come una ragazza, è delicato come una ragazza, balla la sevillana come una ragazza. Motivo di imbarazzo per quella famiglia bon chic bon genre (good style, good class) che vive e si annoia in un 'area' compresa tra Parigi e Versailles, Guillaume viene allontanato e costretto in collegi maschili, dove scopre a sue spese di essere un ragazzo. Vittima di un fraintendimento crudele e di una valutazione familiare irrazionale, che lo crescono femmina e lo qualificano omosessuale, Guillaume si abbandona confuso e umiliato sui lettini di analisti, psichiatri e ufficiali medici. Alla ricerca della sua identità e della sua voce, troverà il suo posto a tavola e sul palcoscenico del mondo.

E' la mia prima volta di Claudio Serughetti

Nicolò, poco più che ventenne, è alla vigilia della sua prima volta. Quest'anno è chiamato a votare, sa di avere una grande responsabilità e non vuole sbagliare. E come in una sorta di iniziazione sessuale, vuole arrivare al "lieto evento" preparato.
Questo mockumentary, vuole raccontare la sua ossessiva ricerca e le emozioni di un ex adolescente che è sul punto di diventare un cittadino.

Il centenario che saltò dalla finestra e scomparve di Felix Herngren

con Robert Gustafsson, Iwar Wiklander, David Wiberg, Mia Skäringer, Jens Hultén

Allan Karlsson, dopo una vita lunga e intensa, finisce in una casa di riposo, convinto ormai di essere giunto alla fine dei suoi giorni. Nonostante il suo stato di salute sia ancora ottimale, purtroppo la sua quotidianità è pervasa dalla noia. Pochi giorni prima del suo centesimo compleanno, evento a cui Allan non sembra minimamente interessato, l'uomo decide di fuggire dalla sua tediosa vita di tutti i giorni. Allan scappa dalla finestra della sua stanza e si ritrova coinvolto in una serie di eventi comici e inaspettati, tra i quali l'incontro con una gang di criminali, una serie di omicidi, una valigia piena di banconote, un elefante e un poliziotto incompetente. Per chiunque altro questi avvenimenti avrebbero rappresentato l'avventura di una vita, ma per Allan sono eventi del tutto ordinari. Malgrado il suo disinteresse per la politica e la religione, Allan non solo è stato testimone di alcuni degli eventi mondiali più importanti del XX secolo, ma ne ha talvolta addirittura influenzato il corso. Nella sua vita rocambolesca ha persino dato un contributo fondamentale all'invenzione della bomba atomica, diventando amico intimo dei presidenti americani e dei dittatori russi. Per cento anni, Allan Karlsson ha percorso il mondo in lungo e in largo e adesso è di nuovo a piede libero.

Il Leone di Vetro di Salvatore Chiosi

con Claudio De Davide, Christian Iansante, Maximiliano Hernando Bruno, Sara Ricci

1866. Il referendum del 22 ottobre, di fatto, sancirà l'annessione del Veneto al Regno d'Italia. Attraverso le vicende di due famiglie venete - i Biasin che da generazioni producono e commerciano vino in tutta Europa, e i Querini, aristocratici in decadenza - si narra il periodo tra la caduta di Venezia per mano di Napoleone e la sua annessione all'Italia, tra guerra, conflitti, rivelazioni e intrecci amorosi.

 

L'uomo per bene - Le lettere segrete di Heinrich Himmler di Vanessa Lapa

con Tobias Moretti, Sophie Rois, Antonia Moretti, Lotte Ledl, Florentín Groll

Il 6 maggio del 1945 i soldati dell'armata americana occuparono la casa di famiglia degli Himmler a Gmund, in Germania, dove furono scoperte centinaia di lettere private, documenti, diari e fotografie.

Dalla lettura di questo materiale è nato un film che svela i pensieri nascosti, gli ideali, i piani e i segreti del comandante delle SS, l'architetto della Soluzione Finale Heinrich Himmler.

Il tutto grazie a rarissimi filmati, spesso mai visti prima, tratti da 151 fonti di 53 diversi archivi dislocati in 13 paesi del mondo, come il Bundesfilmarchiv Berlino, il National Archive Maryland, lo Steven Spielberg Film and Video Archive presso l'USHMM Washington e molti altri. Il girato è stato interamente restaurato, sonorizzato, montato seguendo il fil rouge delle lettere di Himmler e mostrando allo spettatore come "la crudeltà e il male possano emergere e svilupparsi da un'apparente normalità".

Regia: Sebastian Peterson
Germania 1999, 93 min.
con Daniel Borgwardt, Adrian Heidenreich, Xenia Snagowski

Klaus Uhltzscht, nato nel 1969, è un incorreggibile sognatore che percepisce il mondo solo ed esclusivamente come se lo immagina. La sua incapacità di vedere la realtà e il suo entusiasmo infantile per tutto lo trasformano nel gregario ideale dello Stato. Purtroppo, però, le circostanze politiche non lo interessano affatto, dato che i suoi moltissimi sogni e le innumerevoli aspirazioni ruotano esclusivamente intorno alla sua ex compagna di classe Yvonne, della quale è innamorato da quando aveva dieci anni. Malgrado non persegua alcun tipo di impegno politico, finisce in ogni caso per contribuire in maniera determinante alla caduta del muro; e per questo entra a far parte della storia cinematografica tedesca in qualità di eroe della RDT.

Scegliendo la strada della satira, che ci fa ridere non solo dell'ingenuità della Stasi ma anche degli studenti rivoluzionari, Brussig e Peterson riescono a smascherare la RDT e i suoi meccanismi politici, senza per questo trascurare il passato. Mediante il collegamento fra il film realista e i fumetti, fra il documentario e l'invenzione pura, Sebastian Peterson fa saltare gli spettatori dal sentimentalismo all'orrore e poi al divertimento. Grazie alla sua visione squisitamente personale sulla fine della RDT, il film offre un'alternativa divertente e informativa alla storiografia ufficiale.

Ogni Singolo Giorno di Thomas Wild Turolo

La vita nella "Terra dei fuochi" continua ogni giorno; più di un milione di persone vive nelle province tra Napoli e Caserta, zone ora conosciute per il problema dello sversamento dei rifiuti tossici. Il medico Antonio Marfella e il parroco di Caivano Maurizio Patriciello, simboli della lotta contro l'inquinamento illecito del territorio, narrano la loro esperienza di vita in questa terra martoriata; alle loro voci famose si affiancano quelle di altre persone: un'attivista, un fotoreporter, un agricoltore, una madre, un ragazzo con il proprio padre, infine una giovane donna, che hanno visto le loro esistenze intrecciarsi con i problemi conseguenti l'intombamento dei rifiuti tossici. "Ogni singolo giorno" inverte il punto di vista che fino ad ora i media hanno adottato: il protagonista vero è l'uomo non il rifiuto e il suo carico di morte. Il cittadino campano, la sua voglia di reazione ai problemi e la necessità di rimpossessarsi di un territorio martoriato, queste le linee guida del documentario.

 

Biancaneve e i sette nani di David Hand, Walt Disney

Primo lungometraggio di Walt Disney, pietra miliare della comunicazione del Novecento. Uno dei titoli che fanno parte della leggenda vivente del cinema.

La perfida regina ordina al suo cacciatore di uccidere Biancaneve che lo specchio parlante ha definito la più bella del reame. La ragazza fugge. Guidata dagli animaletti del bosco, arriva alla casa dei sette nani. Eolo, Mammolo, Pisolo, Brontolo, Dotto, Gongolo e Cucciolo la accolgono e la proteggono. Quando la regina, trasformatasi in strega, arriva per ucciderla, i nanetti inseguono la cattiva che precipita da un burrone. Biancaneve, vegliata dai suoi amici come morta, torna in vita quando viene baciata dal giovane principe innamorato.

Love is All: 100 Years of Love di Kim Longinotto

Un viaggio attraverso il XX secolo per scoprire come l'amore e il corteggiamento si sono evoluti nella rappresentazione sullo schermo. Dai primi baci catturati da una macchina da presa, all'origine della cultura giovanile, passando per la rivoluzione sessuale, Kim Longinotto realizza un collage di cento anni di passione dalla nascita del cinema, raccontati attraverso affascinanti materiali di repertorio e accompagnati dalle splendide musiche di Richard Hawley.

Mateo di Maria Gamboa

con Carlos Hernández, Felipe Botero, Miriam Gutiérrez, Samuel Lazcano, Leidy Nino

Mateo, 16 anni, raccoglie denaro frutto di estorsioni per conto dello zio, ed usa il suo compenso per aiutare sua madre, la quale accetta a malincuore e per necessità quei soldi guadagnati in maniera illecita. Madre e figlio vivono da soli in un quartiere povero e violento, lungo la valle del fiume Magdalena, in Colombia. Per non essere espulso dalla scuola Mateo accetta di frequentare un gruppo teatrale del posto. Il gruppo è diretto da un sacerdote coraggioso, Padre David ‒ personaggio ispirato ad una persona reale, di origine italiana - molto attivo nel recupero sociale degli adolescenti. Mentre il ragazzo si scopre affascinato dalla libertà e dalla creatività che si sprigionano dallo stile di vita praticato dal gruppo, suo zio insiste nel chiedergli di trovare informazioni incriminanti sugli attori. Messo sotto pressione, Mateo dovrà compiere scelte difficili.

Un Gatto a Parigi di Alain Gagnol, Jean-Loup Felicioli.

Un disegno interessante per una storia che può essere messa a confronto con modelli classici uscendone vincente per originalità.

Dino è un gatto dalla doppia vita. Di giorno vive con Zoe, una ragazzina la cui mamma, Jeanne, è agente di polizia. Di notte lavora con Nico, un ladro dal cuore grande. Zoe si è chiusa nel silenzio dopo la morte del padre, avvenuta per mano del gangster Costa. Un giorno il gatto Dino porta a Zoe un bracciale preziosissimo. Lucas, vicecomandante di Jeanne, si accorge che il bracciale fa parte di una collezione di gioielli rubati. Una notte Zoe decide di seguire Dino. Sul suo tragitto intercetta per caso una conversazione tra alcuni malviventi e scopre che la sua babysitter fa parte della loro banda.
Felicioli e Gagnol sono due firme ben note a chi si interessa di un cinema di animazione che esca dagli schemi della ripetitività grafica. Entrambi fanno parte del prestigioso studio Folimage e hanno collaborato alla realizzazione di La profezia delle ranocchie e in questo loro primo lungometraggio mostrano come sia possibile coniugare un disegno interessante anche per un pubblico adulto con una storia che può essere messa proficuamente a confronto con modelli classici uscendone vincente per originalità.
Vengono infatti subito in mente Gli Aristogatti e La carica dei 101 (quest'ultimo per la descrizione dei malviventi e per un possibile parallelo tra Crudelia Demon e Costa).
L'obiettivo però qui non è tanto quello di creare di caratteri quanto piuttosto di affrontare il lato umano dei personaggi. Il rinchiudersi nell'assenza di parola di Zoe così come il suo rapporto con la mamma sono trattati con misura e sensibilità. Lo stesso accade per Nico, ladro dal cuore d'oro destinato a un futuro meno avventuroso ma più appagante. A Dino spetta di fare da trait d'union tra gli umani e lo sa fare conuna nonchalance da gatto...parigino.

Il segreto di Italia di Antonello Belluco

con Gloria Rizzato, Romina Power, Alberto Vetri, Fabrizio Romagnoli, Giovanni Capalbo

Ispirato a fatti realmente accaduti nella primavera del 1945, a deposizione delle armi avvenuta, Codevigo, paese della bassa padovana, vive la guerra solo dopo la liberazione. Il dramma di una famiglia in quello che è stato l'eccidio di Codevigo commesso dai partigiani comunisti vissuto attraverso gli occhi e i sentimenti di una giovane ragazza: Italia

Joe di David Gordon Green

con Nicolas Cage, Tye Sheridan, Gary Poulter, Ronnie Gene Blevins, Heather Kafka.

Joe (Nicolas Cage) è un cinquantenne che ha fatto molti sbagli nella vita. Collerico e a volte intrattabile, ha tuttavia una sua particolare condotta morale e apprezza e riconosce il valore del duro lavoro. Dirige una squadra di boscaioli, vivendo un'esistenza piuttosto grigia ai bordi di un paesino texano. Ma l'incontro con Gary (Tye Sheridan), un volenteroso ragazzino deciso a migliorare le condizioni di vita sue e della sorella, lo porterà ad assumere il ruolo, assolutamente inaspettato, di padre putativo. Perché in un contesto sociale disperato, nel quale non c'è limite al degrado, anche i 'role model' più improbabili possono avere un valore distintivo e salvifico.

Sofferto e profondo, il film con protagonista il sempre ingiustamente bistrattato Nicolas Cage parla di morte e rinascita, di sacrificio e di speranza. Alla base, un contesto sociale condannato a un eterno purgatorio, popolato da personaggi che si lasciano vivere senza avere il coraggio di fare la differenza. Eppure, un ragazzino riuscirà a scuotere le acque stagnanti e gettare un seme di speranza, in mezzo a tanta sofferenza: uno dei tanti messaggi in sottotesto presenti nella pellicola di Gordon Green, che vive delle ottime interpretazioni di un cast assolutamente in parte, e a volte anche sorprendente: la presenza su schermo di Gary Poulter -interprete di Wade, padre del ragazzino protagonista- è tragicamente realistica, poiché in parte autobiografica.

Non è dunque un racconto facile quello che vediamo scorrere sullo schermo, ma è fatto di dualità, di luci (poche) e ombre (tante), in un contesto in cui galleggiare nel mare della mediocrità è sempre la scelta più semplice e, perciò, praticata, per incapacità o semplice paura. Ma, come si suol dire, "il lavoro nobilita l'uomo" e fornisce la chiave di volta, per un ragazzo disagiato, che può permettergli di cambiare la propria vita, anche se la cosa richiederà molti sacrifici per sé e per chi gli sta attorno.

Alice Nel Paese Delle Meraviglie di Clyde Geronimi, Wilfred Jackson, Hamilton Luske, Walt Disney

In Inghilterra nella seconda metà dell'Ottocento, Alice, ragazzina curiosa, è distesa su un prato mentre la sorella maggiore le legge la lezione di storia. La bambina si addormenta e sogna di cadere in una buca. Entra così in un mondo fantastico in cui fa la conoscenza di personaggi curiosi.

L'Immagine Mancante di Rithy Panh

con Randal Douc

Aveva solo nove anni Rithy Panh, documentarista cambogiano, quando i Khmer Rossi entrarono a Phnom Penh, 'riformando' la sua vita e trasformando in incubo il suo sogno di bambino. Figlio di un insegnante e di una madre amorevole, Rithy Panh era parte di una famiglia numerosa e di una città piena di vita, profumi, canzoni, cinema e colori, almeno fino al 17 aprile del 1975, quando le truppe rosse di Pol Pot marciarono sulla capitale spegnendone memoria e ispirazione, deportandone gli abitanti e imponendo il socialismo reale, un impasto di utopia, violenza e ottusità burocratica. Un'ideale di liberazione degli uomini si era rovesciata nel suo contrario, impedendo la fuga in una dimensione altra e personale.
Costrizione e oppressione avevano soffocato la libera narrazione che ciascuno può produrre rispetto a un mondo che non gli piace, mutuando il pensiero in slogan. Come un'onda, visualizzata nel documentario e rifrangente sugli occhi dello spettatore, torna nella vita del regista quell'infanzia esiliata e negata nella Cambogia rurale, dove Rithy Panh perde per fame, malattia e dignità (il padre si lascerà morire) la sua famiglia. Sopravvissuto alla natura, ai suoi aguzzini, ai genitori, ai fratelli, alle sorelle, ai cugini e a tutto il dolore sopportabile, ha bisogno di raccontare la sua storia e il cinema diventa mezzo e strumento analitico per accedere all'immagine mancante, quella del titolo, quella di un popolo confinato in un mondo incolore, privato del nome, spogliato del pensiero e fornito di cucchiaio, falce e martello. Sotto una bandiera che riproduceva edifici industriali e ordinati campi di riso, Rithy Panh trascorre quattro anni della sua vita, sopportando con il suo popolo ogni genere di sopruso.
Di quella sopraffazione ci dice L'image manquante, plasmando letteralmente dalla terra rossa le 'figure' di un passato ancora prossimo che annullò il (suo) mondo reale. Ricomposta la memoria in statuine lavorate e dipinte a mano, Rithy Panh le organizza in quadri, vere e proprie stazioni che raffigurano la 'passione' e il martirio di un popolo. Dentro un film, che combina acqua, terra, sangue e ricordi, l'autore 'mette in forma' il genocidio cambogiano e produce l'immagine negata che ha inghiottito un terzo della sua gente tra il 1975 e il 1979.
Da quel "mondo surreale", che presentava "l'inefficienza, la povertà e la violenza come bene supremo", emerge il ricordo di un popolo a cui l'autore restituisce ordine e pace. Collocato il dramma privato e collettivo in un luogo che doppia quello del trauma, Rithy Panh può finalmente raccontarlo, immaginarlo e attribuirgli un senso, attraverso un approccio narrativo 'figurativo' e alternativo

Master of the Universe di Marc Bauder

Marc Bauder incontra Rainer Voss, fino a qualche anno fa uno dei "dominatori dell'universo", broker al soldo di banche e società d'investimento che trattano e scambiano denaro per centinaia di milioni di euro al giorno. Dentro un edificio che potrebbe essere la sede di una banca, quasi come se fosse dentro la pancia di un mostro potente e invisibile, Bauder interroga Voss che, con diligenza e precisione, prova a descrivere quel che ha visto nei suoi anni passati a ingrassare quel mostro.

Rosenstrasse di Margarethe von Trotta

con Katja Riemann, Maria Schrader, Jürgen Vogel

Rosenstrasse è il nome di una strada di Berlino dove, nel 1943, centinaia di donne manifestarono protestando contro la deportazione dei loro propri mariti, riuscendo a farli liberare. Rosenstrasse è anche il titolo dell'ultimo film di Margarethe von Trotta, che quei fatti li rievoca attraverso la memoria di chi li ha vissuti direttamente - è il caso della protagonista femminile Ruth -, che però nel tempo ha preferito rimuoverli, così anche di chi quei fatti tenta di ricostruirli, servendosi della memoria altrui. E'il caso della figlia di Ruth, Hannah, la quale ai giorni nostri tenta, riuscendovi, di ricostruire quel passato, andando ad intervistare la donna che salvò la vita alla propria madre. In un'alternanza di tempi e di spazi, tra una New York contemporanea e una Berlino sospesa tra un presente e un passato denso di dolorosi ricordi, Rosenstrasse è un film che trova il suo giusto ritmo strada facendo, nel dipanarsi della vicenda. Una regia robusta, quella di Margarethe von Trotta - che non si azzarda ad intraprendere sperimentalismi ma, al contrario, propone una scrittura piuttosto lineare, eppure efficace - la quale dimostra ancora una volta il suo talento nell'avvicinarsi ad un argomento e riuscire a trattarlo con grande sensibilità, prediligendo uno sguardo tutto al femminile. Memorabili i suoi ritratti di donne forti e determinate, basti ricordare i personaggi di film come Lucida follia o come Anni di piombo. Ad essi vanno certamente aggiunti quelli delle protagoniste di Rosenstrasse, per la loro fierezza, solidarietà e coraggio.

Binario Morto di Ugo Puglisi

con Angelo Lombardo , Lorenzo Degrassi , Giorgio Scarpa.

La serata dedicata alla recente attività della Minotaurus Pictures 2004 sarà ricca di sorprese... un appuntamento da non perdere per chi ama il cinema e l'arte del cortometraggio in particolare!
Vi aspettiamo numerosi, ingresso libero!

Anteprima Trieste Film Festival ai Fabbri
OFF THE WALL: giovani registi raccontano il proprio paese 25 anni dopo la caduta del muro di Berlino

THIS AIN'T CALIFORNIA di Martin Persiel: un viaggio all'interno del mondo sconosciuto e bizzarro dei 'Rollbrettfahrer', come erano conosciuti gli skaters nell'ex Germania dell'Est, giovani ribelli per cui la voglia di libertà diventa grazie a uno skateboard uno stile di vita.

ALL THAT I LOVE di Jacek Borcuch: Polonia 1981: dietro la cortina di ferro, Janek, il figlio adolescente di un capitano della marina, forma gli ATIL (All That I Love), una band punk-rock le cui canzoni esprimono la delusione per il socialismo e un desiderio di libertà che fa eco alle idee del nuovo movimento "Solidarietà" (Solidarnosc). Allo stesso tempo, Janek trova l'amore in Basia, una giovane donna il cui padre fa parte del movimento e disapprova Janek, a causa dei numerosi militari presenti della sua famiglia. Con la crescente agitazione sociale e l'introduzione della legge marziale, Janek e la musica degli ATIL provocheranno gravi problemi tra i familiari e gli amici.

FIGLIO DI NESSUNO di Vuk Rsumovic:Nella primavera del 1988, fra le montagne della Bosnia, viene ritrovato un bambino cresciuto fra i lupi. Gli viene dato il nome di Haris e viene inviato in Serbia, all'orfanotrofio di Belgrado, dove è affidato alle cure di Ilke. Qui diventa amico inseparabile del piccolo Žika e, col tempo, impara a pronunciare le sue prime parole. Ma nel 1992, nel pieno della guerra, le autorità locali lo costringono a tornare in Bosnia, dove viene armato di fucile e spedito al fronte. E una notte, per la prima volta nella sua vita, il ragazzo prende una decisione tutta sua.

Tre Tocchi di Marco Risi.

Con Massimiliano Benvenuto, Leandro Amato, Emiliano Ragno, Vincenzo De Michele, Antonio Folletto.

Nel film si intrecciano sei storie. Storie di attori, o meglio, storie di uomini, con tutte le loro passioni e frustrazioni, gioie e delusioni, successi e fallimenti. Vite profondamente diverse ma accomunate da due grandi passioni: il calcio e il lavoro. Ed è tra un allenamento e un provino che le loro vite continuamente si sfiorano e si incrociano, ci svelano la loro misera esistenza, fatta ogni tanto anche di successi e momenti di gloria, ma sicuramente mai di vera, assoluta, felicità.

 

Sarà un Paese di Nicola Campiotti

con Elia Saman, Raffaele Guarna, Matilde Gardini, Graziella Marota, Anok Deb

DISPONIBILI PROIEZIONI PER LE SCUOLE PER PRENOTAZIONI CHIAMARE LO 040302193 OPPURE ALLA MAIL Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Sulle tracce dell'eroe fenicio Cadmo, al quale il mito attribuisce l'introduzione in Grecia dell'alfabeto, Nicola, trentenne incerto sul futuro, e il fratello di dieci anni Elia, intraprendono insieme un viaggio in Italia alla ricerca di un nuovo linguaggio, guidati dalla necessità di ridare un nome alle cose e di restituire un senso alle parole. Lungo il tragitto, i due registrano volti e luoghi, dolorose realtà e memorie storiche: così il loro cammino diventa percorso di formazione e allo stesso tempo esplorazione dell'immaginario. Sospeso sul confine tra documentario e finzione, il film racconta le speranze del Paese che sarà.

Il regista Nicola Campiotti realizza un viaggio nell'Italia di oggi, presentando un'opera tra il documentario e la finzione, fatto di immagini in presa diretta dalla realtà e di altre a tratti oniriche, legate alla mitologia greca. Vero protagonista è il piccolo Elia che, con un'interpretazione fantastica e fresca, descrive, con la sincerità tipica dei bambini, la sua visione dell'Italia, un Paese dalle mille sfaccettature ma soprattutto dai molteplici problemi.Proprio perché è un bambino a raccontare la sua esperienza di viaggio, il tono di denuncia è piuttosto lieve: lo scopo non è quello di documentare i guai dell'Italia dei nostri giorni ma quello di dare speranza e soprattutto di lasciare libera espressione ai piccoli e alla loro immaginazione.

Fantasia di James Algar, Samuel Armstrong, Ford Beebe, Norman Ferguson, Jim Handley, Wilfred Jackson, T. Hee, Hamilton Luske, Bill Roberts, Paul Satterfield, Ben Sharpsteen, Walt Disney

E' passato più di mezzo secolo dalla sua realizzazione... ma è sempre un puro godimento vederlo e ascoltarlo.

Stupisce ed entusiasma noi oggi (colpiti da overdose di effetti speciali), figuriamoci cosa provarono gli spettatori degli anni 40 di fronte a un'opera così innovativa, visivamente splendida... Creatività e inventiva a profusione in un lavoro che celebra la «fantasia» e quindi nessun titolo poteva essere più appropriato. Un inno alle immagini, ai colori, alla musica (Fantasia è il primo film stereofonico della storia), originale intramontabile e indimenticabile.

La Storia Di Cino di Carlo Alberto Pinelli.

Con Stefano Marseglia, Francesca Zara, Marc Andréoni, Giovanni Anzaldo, Philippe Nahon.

Piemonte, fine '800. Il piccolo Cino, nove anni, figlio di poveri montanari del cuneese viene affidato ad un losco carrettiere francese per essere condotto in Francia ed "affittato" per lavorare negli alpeggi estivi del Mercantour. Durante il viaggio, Cino stringe amicizia con Catlìn, una bambina della sua età che, lungo il percorso, si ammala di polmonite e viene abbandonata dal carrettiere. Cino, una volta in Francia è vittima dei maltrattamenti del suo padrone e ben presto scappa in una fuga disperata che tuttavia lo porta a ritrovare inaspettatamente la piccola Catlìn, con la quale decidono di attraversare a piedi le Alpi per ridiscendere in Piemonte e tornare a casa. Il percorso verso l'Italia si rivela presto irto di sorprese e di pericoli su quella Montagna, popolata da forze misteriose ed ostili, che sembra avere una magica influenza sulla piccola Catlìn...

"DESTINI IN TRINCEA"
Rassegna cinematografica
in occasione dei 100 anni dallo scoppio della Prima Guerra Mondiale

JOYEUX NOËL
UNA VERITÀ DIMENTICATA DALLA STORIA

(Regia: Christian Carion, Francia, Germania, Regno Unito, Belgio, Romania, Norvegia, 2005, 115', colore)
Versione originale con sottotitoli italiani

Film ispirato a una storia realmente accaduta durante la Grande Guerra, la sera di Natale del 1914, in molteplici luoghi del fronte. Un pastore scozzese, un tenente francese, un tenore tedesco e un soprano danese, "star" dell'epoca, si ritroveranno, col favore della notte di Natale del 1914, nel mezzo di una fraternizzazione senza precedenti tra soldati tedeschi, francesi e britannici. Lasceranno il fucile nella trincea per andare a conoscere chi gli sta di fronte, stringergli la mano, scambiare una sigaretta e un po' di cioccolato, augurargli "Buon Natale!".

È stato presentato fuori concorso al Festival di Cannes 2005 e nel 2006 è stato candidato sia al Premio Oscar che al Golden Globe come miglior film straniero.

La Sapienza di Eugène Green

A 50 anni, l'architetto di origini svizzere Alexandre Schmidt ha ormai alle spalle una brillante carriera, ma comincia a nutrire dei dubbi sul senso del proprio lavoro. La moglie Aliénor, dal canto suo, è abitata dalle stesse inquietudini circa il proprio mestiere di specialista del comportamento nei contesti sociali svantaggiati. I due coniugi, tuttavia, sono divisi da un muro di silenzio. Alexandre, che da sempre desidera scrivere un testo sull'architetto barocco Francesco Borromini, decide di partire per un viaggio in Ticino e poi a Roma, e Aliénor sceglie di accompagnarlo. A Stresa, dove trascorre qualche giorno, la coppia fa la conoscenza di due adolescenti, fratello e sorella. Lui sta per iniziare a studiare architettura mentre la ragazza soffre di una strana malattia nervosa. Aliénor decide di trattenersi per prendersi cura della ragazza e di regalare un viaggio di studio al ragazzo, che Alexandre si vedrà costretto a portare con sé a Roma.

Sarajevolution di Rocco Riccio

Cent'anni dai due colpi sparati da Gavrilo "Gavro" Princip. Trenta dalle Olimpiadi invernali. Ventidue dall'inizio dell'assedio più lungo che la storia moderna ricordi. Così, nell'anno 2014, gli occhi del mondo tornano su Sarajevo. Ma cos'è questa città del passato declinata al tempo presente? Dove va e cosa pensa ogni giorno? È questa la domanda da cui parte Sarajevolution. Più che un film, un racconto corale. Gli scrittori-autori sono quattro giovani italiani: una donna (Giulia Levi) e tre uomini (Federico Sicurella, Marco Rubichi e Rocco Riccio). Il produttore è Actingout, studio creativo basato a Torino. Ma le voci sono quelle dei sarajevesi, autoctoni o d'adozione. «Il documentario vuole essere una sorta d'immersione», spiega Rocco, regista di 32 anni. «Ecco perché abbiamo scelto di far parlare Sarajevo, attraverso i suoi luoghi e le sue persone».A partire da Avdo, tassista di spirito e sano umorismo. «Nema Problema», ama ripetere. Che tradotto significa «non c'è nessun problema», quando, in realtà, i problemi tutt'intorno non mancano affatto. È lui che conduce lo spettatore attraverso le istituzioni culturali della città, lasciate sole a sé stesse in una sorta di "era glaciale", fino ad arrivare alla Vijećnica, l'ex biblioteca nazionale e universitaria. Il luogo simbolo dove tutto finisce e comincia. Verso quell'edificio, nel 1914 municipio cittadino, era diretto il corteo dell'arciduca Francesco Ferdinando e di Sofia. Sempre lì, in una notte di agosto del 1992, l'esercito della Republika Srpska scaricò l'odio di bombe incendiarie e cannonate. Cupe vampe che ridussero il 90 per cento del milione e mezzo di volumi in cenere.

La pazza della porta accanto di Anotnietta De Lillo

con Alda Merini

Luce e tenebra della donna follemente innamorata della vita, con l'anima scatenata e la poetica travolgente, capelli pettinati dal vento, parole affilate dai silenzi e balsami per i tormenti, capace di esplorare gli abissi che i manicomi non potranno mai tenere a bada.

La struggente e inebriante Alda Merini, appesa al filo della poesia e dell'ironia che non ha mai smesso di vivere nei frammenti lirici ed i ricordi raminghi. La poetessa dei navigli che a 5 anni dalla scomparsa anima il ritratto intimo e coinvolgente del documentario di Anotnietta De Lillo.

«Io sono una donna molto facile, molto normale, hanno fatto una costruzione enorme ma in fondo sono una persona di tutti i giorni, sono proprio la pazza della porta accanto.» Alda Merini

Un viaggio tra pubblico e privato, infanzia e maternità, amore e poesia, con "La pazza della porta accanto" che rivive in frammenti di conversazione e riflessione vecchi 20 anni, rimasti inutilizzati dal primo omaggio alla poetessa realizzato con "Ogni sedia ha il suo rumore" (1995) e grazie alla collaborazione di Rai Cinema.

«la poesia a me procura degli orgasmi, una cosa che anche lei dovrebbe provare»

Uno sguardo follemente inedito e vitale su Alda Merini, prodotto da Marechiarofilm e distribuito da Mariposa Cinematografica che dopo la presentazione al Torino Film Festival arriva nelle sale cinematografiche italiane il 17 e il 18 novembre 2014. Siete pronti a lasciarvi illuminare da barlumi di oscurità?

«Il dolore non è altro che la sorpresa di non conoscerci..»

Terra Di Maria di Juan Manuel Cotelo

Un agente segreto viene incaricato di infiltrarsi fra milioni di persone con una missione molto particolare: dovrà scoprire se le stramberie in cui tutta quella gente crede sono vere o sono frottole. Dicono di vivere seguendo tre "capi", uno dei quali è una donna. Parlano di un padre, di un figlio e di sua madre Maria, una contadina. Sono tre, ma sembrano muoversi come fossero uno e i loro discepoli sono certi di non essere nati per caso e di poter vivere eternamente. Se tutto ciò fosse provato, sarebbe una rivoluzione. Ma è proprio così? O quella gente crede nelle favole? Sono queste la domanda a cui intende rispondere Mary's Land (La terra di Maria), il nuovo film diretto e prodotto da Juan Manuel Cotelo. Dopo l'enorme successo de L'ultima cima, il documentario più visto di sempre in Spagna, che nel 2010 fece parlare di sé surclassando per numero di spettatori perfino Sex and the City e Harry Potter, Cotelo è tornato nelle sale cinematografiche spagnole dal dicembre scorso e sta registrando un nuovo grande successo. Inizialmente approdato in undici cinema, La terra di Maria in un mese è entrato in cinquanta teatri grazie al passaparola di chi lo ha visto.

 

Cenerentola di Wilfred Jackson, Hamilton Luske, Clyde Geronimi

Dopo la morte del nobile padre, la bella Cenerentola vive come una serva nella dimora di famiglia, succube della matrigna, la perfida Lady Tremaine, e delle bruttissime sorellastre Anastasia e Genoveffa. Pur consolata dall'affetto delle creaturine che popolano la casa, tra cui i topolini Giac e GasGas e il fido cane Tobia, la ragazza ha un sogno, di quelli veramente chimerici: sposare un principe e vivere felice e contenta per tutta la vita. Quando un giorno si diffonde la notizia che il Re ha indetto un grande ballo, perché il figlio trovi tra le giovani del regno la sua sposa, Cenerentola sente che quella è l'occasione che aspettava. Col magico intervento della fata Smemorina, la ragazza si presenta totalmente trasformata e a bordo d'una singolare carrozza. Tra l'ammirazione dei cavalieri e l'invidia delle dame, incluse le ignare sorellastre, fa subito breccia nel cuore del Principe. E il Principe nel suo. L'incantesimo però è di breve durata: a mezzanotte, infatti, la fanciulla è costretta a scappare, perdendo una scarpetta. Ma, conquistato dal suo fascino, il Principe è deciso a ritrovare la misteriosa sconosciuta.

Travelling Africa 8

Mercoledì 19 novembre ore 20.30 - Africa da ridere

Case depart di Fabrice Eboué, Thomas Ngijol, Lionel Steketee (Francia 2011 - commedia)

Joel e Régis hanno scoperto da poco di essere fratellastri ma non potrebbero essere l'uno diverso dall'altro: Joel è un immigrato africano di colore, disoccupato e povero mentre Régis è, invece, un patriottico di carnagione un po' più chiara di Joel, convinto sostenitore dell'egemonia culturale francese, tanto da rinnegare ogni legame con le sue origini e odiare tutto ciò che è nero. Chiamati entrambi alle Antille, al capezzale del padre morente, ricevono un prezioso documento...

*****

Giovedì 20 novembre ore 20.30 - Africa in corto

Twaaga di Cédric Ido (Burkina Faso/Francia 2013 - drammatico)

Ouagadougou, 1987. Manu, otto anni, è appassionato di fumetti in particolare quelli di Chahut, il suo eroe preferito. Sono gli anni in cui il giovane presidente del Burkina Faso, Thomas Sankara , sta rivoluzionando la politica e l'economia del paese contro l'imperialismo occidentale. Quando il fratello più grande , Albert, va dallo stregone per diventare invincibile, Manu comincia a chiedersi se i superpoteri esistano veramente nella vita reale...

Les souliers de l'Aïd di Anis Lassoued (Tunisia 2012 - drammatico)

In un piccolo villaggio di campagna,un bimbo di 9 anni, Nader, corre senza sosta con un'energia incredibile, su e giù per i sentieri, vendendo la pasta sfoglia della mamma e contribuendo così al menage familiare. In occasione della festa dell'Aid, vede in una vetrina in città delle scarpe alate che sono troppo care per le tasche del padre. Da quel momento Nader non si darà più pace...

Zakaria di Leyla Bouzid (Francia/Tunisia 2013 - drammatico)

Zak vive in un paese del Sud della Francia una vita tranquilla con la moglie e i due figli. Alla notizia della morte del padre, Zak decide di tornare in visita al suo paese d'origine, l'Algeria, e portare tutta la famiglia. Ma la figlia Sarah si rifiuta di partire...

Tutte le Storie di Piera di Peter Marcias

con Piera Degli Esposti, Lina Wertmüller, Dacia Maraini, Giuseppe Tornatore, Paolo Taviani

 Un documentario su Piera Degli Esposti che nasce dalla volontà di raccontare, in modo inedito e creativo, la vita e il percorso di una delle attrici più amate e anticonvenzionali che sia il cinema che il teatro italiano abbiano mai conosciuto. Un viaggio all'interno della sua vita segreta, cercando di far comprendere la difficoltà, gli scandali, gli affetti, le gioie e le malinconie di un'attrice che fin da bambina ha dovuto vivere e affrontare situazioni drammatiche ma anche dense di passioni, che hanno contribuito a formare la sua complessa personalità indomabile.

 

 

Un viaggio nel tempo

in compagnia di maliarde, scettici, capinere e tanto...tango!

Una carrellata di motivi che vanno dai primi del novecento fino alla fine degli anni venti percorrendo i primi passi della storia della canzone italiana. Si parte dalle romanze da salotto per passare subito alle canzoni "descrittive" fino a giungere all'apice del "genere" con gli struggenti testi delle canzoni-tango infarciti di disgrazie e tradimenti. Il viaggio si conclude con i motivetti a ritmo di Fox e Shimmy corredati da testi "piccanti" che fecero arrossire le signorine d'allora.
Canzoni ma anche racconti per descrivere lo stile, le atmosfere e i personaggi del mondo della canzone italiana nei suoi primi anni di vita.

Un' occasione da non perdere per tutti gli appassionati di canzoni d'epoca, interpretate nel loro stile originale da Paolo Venier con Francesco Bernasconi al Pianoforte.

Ingresso 8 €

La Victorie en Chantant di Jean-Jacques Annaud

Gennaio 1915. La notizia del conflitto che devasta l'Europa è giunta ai membri di una piccola drogheria francese dispersa ai confini del Camerun e dell'Ubangi. Il gruppo di francesi decide di impadronirsi di una postazione tedesca vicina, tenuta da tre soldati. Dopo un primo sbandamento, costringono gli indigeni ad arruolarsi...
Questa divertente farsa sul colonialismo e sulla stupidità sciovinista è il primo film di Jean-Jacques Annaud. Prodotto da Jacques Perrin, il film ha ricevuto l'Oscar per il miglior film straniero a Hollywood, nonostante le numerose difficoltà incontrate in Francia.

Pelo Malo di Mariana Rondón

con Samuel Lange Zambrano, Samantha Castillo, Beto Benites, Nelly Ramos, Maria Emilia Sulbara

Junior ha nove anni, un fratellino e una madre vedova con cui vive una relazione conflittuale nella periferia di Caracas. Disoccupata e alla disperata ricerca di un lavoro, Marta adora il figlio minore ed è ostile al maggiore, che pensa addirittura di 'affidare' alla suocera. Junior però non si arrende e insegue ostinato il suo desiderio di farsi amare e accettare da quella madre che non tollera la sua passione per la musica pop e la sua fissazione per i capelli lisci. Riccio e scapigliato, Junior vorrebbe stirarsi i capelli e vestirsi da cantante per fare bella figura nella foto scolastica. Frustrato dall'animosità della donna, frequenta una vicina di casa di pochi anni e grandi sogni e Mario, il ragazzo dei fiammiferi dai grandi occhi neri. Creduto per questo omosessuale, Junior cederà all'abuso (di potere) della madre, rinunciando in un gesto solo alla sua individualità.

I capelli di Junior sono gomitoli di sogni, garbugli, traiettorie imprevedibili con cui titola e in cui si caccia il film di Mariana Rondón, regista, produttrice e artista venezuelana. Pelo malo è il capello cattivo, la traccia meticcia che tradisce l'appartenenza a un'etnia di pelle scura. E nero è il padre defunto di Junior, che da lui ha ereditato porosità, crespezza e grossezza. La trama della sua capigliatura svolge però altri sviluppi, perché Junior è altro da quel genitore morto ammazzato dai colpi di pistola che esplodono nei barrios di Caracas. Una metropoli infernale e tentacolare, in cui si muovono sei milioni di abitanti e in cui si prega o ci si taglia i capelli davanti al Miraflores, compartecipi alla malattia del (fu) presidente Hugo Chávez. Junior è solidale soltanto con la sua mamma, che spia dal letto e che ammira orgoglioso nella divisa da vigilante. Da che si ricordi ha dichiarato guerra ai suoi capelli seguendo percorsi inafferrabili secondo la logica degli adulti e di quella madre piegata dalla vita e indispettita dalla 'frivolezza' del figlio.
Così mentre Junior sogna la 'messa in piega', Marta lo mette in riga, frustrando il suo bisogno di nutrimento, quello reale (si ostina a non preparargli le banane fritte) e quello ideale (si sottrae ai suoi abbracci). Il forte desiderio di una figura di attaccamento spinge il piccolo protagonista a seguire e ad inseguirla comunque, in movimenti fatti di continue deviazioni, di scarti, di bivi, di biforcazioni, di abbandoni. Che vada a cercare un lavoro, che lo conduca a una celebrazione lavorativa o che lo lasci in consegna a una vicina, Marta vive sbandando, va avanti e poi torna sui suoi passi, gira su stessa e non lascia mai prevedere al figlio la direzione che sta per prendere. Mariana Rondón è brava nel dire e nel rappresentare un disagio emotivo che disorienta anche lo spettatore, precipitato in uno scenario sociale e architettonico lambito dalla violenza. Violenza che non vediamo ma avvertiamo innescata nel fuori campo e attiva nei dialoghi di due bambini, di cui (dis)orienta i sogni e induce il bisogno di diventare un cantante pop o una reginetta di bellezza.
Pelo Malo è una storia che si impone per la forza intrinseca dei sentimenti messi in scena con un montaggio secco, luci scartavetrate, regia partecipa ma poco disposta ai sentimentalismi della tv del dolore. Un film crudele sull'impossibilità dell'amore tra una madre e un figlio. Il finale, in questo quadro, arriva improvviso e 'tagliente', estinguendo lo sguardo del cuore. Solo davanti allo specchio e in un suo privato immaginario, Junior rivela qualcosa di sé, qualcosa che la madre non comprende, qualcosa che non è necessario comprendere ma che basterebbe amare.

The Man I Killed - Broken Lullaby di Ernst Lubitsch

Novembre 1919. Festose parate a Parigi per il primo anniversario dell'armistizio dopo la sconfitta dei tedeschi. Qualcuno però non condivide la generale esultanza patriottica. Un giovane musicista francese confessa a un prete di aver ucciso in guerra un uomo, Walter Hölderlin. Il giovane visita la tomba del tedesco ucciso, conosce i genitori e la fidanzata Elsa e si finge amico di Walter.

Tratto dal lavoro teatrale di Maurice Rostand sulla nota ostilità tra francesi e tedeschi, il film fu la risposta della Paramount al film della Universal "All'ovest niente di nuovo" (1930), ma non ebbe altrettanto successo. Unico film sonoro drammatico di Lubitsch fu per anni tra i film più ingiustamente sottovalutati del maestro della commedia sofisticata.

Poll di Chris Kraus

Oda è una quattordicenne estone di lingua e cultura tedesca a cui muore improvvisamente la madre. La ragazza è così costretta ad andare a vivere con il padre, uno scienziato/medico con seri problemi mentali, cacciato qualche anno prima dall'università a causa delle sue ossessioni maniacali legate allo studio del corpo umano. Oda si troverà a un certo punto a nascondere all'interno della grande proprietà paterna un ribelle anarchico a cui i russi danno la caccia. Tra i due si stabilirà un rapporto molto intenso.

 

Uno spettacolo in anteprima assoluta, un percorso incantato tra musica antica e popolare, attraverso cinque secoli di corde pizzicate, voci, ance, trombe e tamburi, tarantelle, pizziche, villanelle, tamurriate, composizioni originali e improvvisazioni. Musica per sciogliere i pensieri, per commuovere e divertire, tutta rigorosamente acustica come in una festa di paese. Un incontro inedito tra Rosamarina e Trio Caterina, all'insegna della mescolanza gioiosa e della contaminazione tra culture e linguaggi diversi, arricchito dalle coreografie di Koviljka Koka Marečić.

DIE FRAU UND DER FREMDE [LA SIGNORA E LO STRANIERO]

(Regia: Rainer Simon, Germania (Rdt), 1984, 98', colore)
Versione originale con sottotitoli italiani

Due prigionieri tedeschi sul fronte russo durante la Prima Guerra Mondiale. Richard racconta a Karl di sua moglie Anna. Karl sogna la donna, riesce a fuggire e ritorna in patria spacciandosi per il marito di Anna. Quest'ultima, ritenendo il marito morto in guerra, accetta il legame con lo sconosciuto. Ma Richard non è morto e un giorno si ripresenta.

Il film è il terzo adattamento cinematografico del racconto di Leonhard Frank "Karl e Anna" del 1927 e nel 1985 ha vinto l'Orso d'oro al Festival del Cinema di Berlino, unico film prodotto nella ex Repubblica Democratica Tedesca ad aver ottenuto questo riconoscimento.

Halimin Put di Arsen A. Ostojic

con Alma Prica, Olga Pakalovic, Mijo Jurisic, Izudin Bajrovic, Miraj Grbic

Dopo la fine della guerra in Bosnia, Halima, una contadina di un remoto villaggio musulmano, decide di ritrovare i resti di suo marito e di suo figlio, catturati dalle forze paramilitari serbe e giustiziati. Attraverso l'analisi del DNA, il Comitato delle Nazioni Unite per le persone scomparse riesce a identificare i resti del marito in una delle fosse comuni, ma non quelli del figlio, poiché Halima si rifiuta di dare un campione di sangue per il test. Halima, infatti, nasconde un segreto che risiede nel passato suo e della sua famiglia...

 

DOM 19 OTTOBRE

MEMORIAS DES MIS PUTAS TRISTES di Henning Carles ore 16.00 v.o.sott.it
UN SEÑOR MUY VIEJO CON UNAS ALAS ENORMES di Fernando Birri ore 20.00 v.o.sott.it

LUN 20 OTTOBRE

EL GALLO DE ORO di Roberto Gavaldon ore 16.00 v.o.sott.it
EL AÑO DE LA PESTE di Felipe Cazals ore 20.00 v.o.sott.it

MER 22 OTTOBRE

MEMORIAS DEL SUBDESAROLLO di Tomás Gutiérrez Alea ore 16.00 v.o.sott.it
NICARAGUA, EL SUENO DE UNA GENERACION di Santiago Nacif ore 20.00 v.o.sott.it

GIOVEDI 23 OTTOBRE

EL REGRESO ore 16.00 ( v.o.sott.it)

DUNI ore 20.00

VENERDI 24 OTTOBRE 

LA MURGA ore 16.00 ( v.o.sott.it)
QUIEN MANDA ore 18.00 ( v.o.sott.it)

 

Amoreodio di Cristian Scardigno

con Francesca Ferrazzo, Michele Degirolamo, Chiara Petruzzelli, Raffaele Buranelli

L'apatia di due adolescenti schiacciati dal vuoto della provincia e dallo stile di vita di una famiglia borghese e spenta si trasforma in un gesto di follia, un'aggressione intenzionale, un omicidio voluto e studiato come alternativa al nulla. I protagonisti di questa performance del nonsenso sono Katia e Andrea, adolescenti e fidanzati stanchi e spenti, senza curiosità, senza stimoli, senza interessi. Fanno l'amore come fosse un obbligo, passano la notte chiusi nelle loro stanze di ragazzini perbene a chattare, a riempire la pagina di Facebook, a mandarsi messaggi su Whats App, compiendo automaticamente i gesti della ritualità dei social, ma senza contenuto, senza dire nulla. I genitori sono assenti, automi instupiditi dal tran tran, portatori di regole alle quali non sembrano più credere neanche loro. In questo contesto, in questo vuoto, parte la sfida d'amore, il gioco, come fosse la variante a una giornata ancor più noiosa. Uccidere la madre e il fratellino di lei. Una sfida...

La Grande Illusion di Jean Renoir

con Jean Gabin, Pierre Fresnay, Erich von Stroheim, Dita Parlo, Marcel Dalio

Scene da un campo di prigionia tedesco durante la Grande Guerra. Un ufficiale francese di origine aristocratica si sacrifica per favorire la fuga di due suoi subalterni di origine popolare. Specchio del francese è il tedesco comandante del campo, anch'egli di vecchio stampo, minato nel fisico e nel morale. Entrambi incarnano un mondo destinato a scomparire mentre i fuggiaschi sono metafora della nuova società. Capolavoro del cinema antimilitarista, manifesto malinconico e pacifista di una generazione in via di estinzione.

Altman di Ron Mann

con Julianne Moore, Bruce Willis, Robin Williams, Keith Carradine, James Caan

L'arte del racconto è obliqua per natura, ovvero mentre si racconta qualcosa si racconta sempre insieme un'altra storia, quella delle reazioni di chi è stato testimone, protagonista, spettatore di quella storia. La storia per Ron Mann è quella di Robert Altman, svolta in novantacinque minuti dalla sua famiglia, quella biologica e quella artistica. Irreperibile agli occhi dello spettatore, Robert Altman era un attore senza apparenze, un narratore impassibile, onnipotente, polimorfo, che film dopo film dimostrò la libertà che hanno le cose di accadere. Difficile perciò afferrarlo, attribuirgli un corpo, difficile incarnare la profondità del suo sguardo cinematografico, esatto, millimetrico, altrove. Ci provano con partecipazione rifinite voci attoriali, chiamate a definire l'aggettivo altmanesque e le qualità che esprime.
In Elliott Gould, James Caan, Keith Carradine, Robin Williams, Bruce Willis, Michael Murphy, Julianne Moore, Lily Tomlin, Baker Hall la sontuosa bellezza di Altman riluce come il riflesso del fuoco del camino sulle posate d'argento di Gosford Park, riferendoci di una mai abdicata e riconoscibile specificità linguistica, della corrosione visiva e narrativa cui l'autore ha sottoposto il proprio Paese, del distacco registico che diventa analisi del senso (del dolore). Convinto che fare film fosse come costruire castelli di sabbia in attesa che i marosi li rovescino, il 'guastatore' di Hollywood in cinquant'anni di carriera ha guadagnato, perso e riacquistato il favore della critica e del suo pubblico, ha preso a pugni Hollywood, ha inseguito un'autonomia produttiva e affermato la sua identità autoriale, che emerge con M.A.S.H. ed esplode con Nashville. Dotato di enorme talento e altrettanta pazienza, il successo arriva a quarant'anni, Robert Altman era un robusto bevitore e un fumatore incallito, genio per alcuni, manipolatore egocentrico per altri. Poco preoccupato della sceneggiatura, amava più di tutto gli attori, i film corali, l'improvvisazione, le conversazioni incrociate e i destini trasversali, quelli liminari rispetto alla principale linea narrativa. È proprio questo costante movimento lungo i bordi della storia a produrre film dal respiro corale, affreschi privi di veri e propri protagonisti (Nashville, I protagonisti, America Oggi, Gosford Park), avvelenati e affollati di piccole storie intrecciate che si nutrono di lunghi piani sequenza o di chirurgici zoom, le griffe più evidenti del cinema altmaniano. Movimenti virtuosi che permettono al regista di scovare gli anfratti più nascosti dell'inquadratura, mostrando rughe e pieghe del Paese.
Dalla commedia antimilitarista 'impalmata' a Cannes nel 1970 (M.A.S.H.) alla sferzante autopsia a cui sottopose Hollywood (I Protagonisti) e che i francesi premiarono di nuovo nel 1992, il cinema di Altman si (re)incarna nella narrazione a mosaico di Paul Thomas Anderson, nella regia onesta di Mann, nei backstage, nei super8 di famiglia, negli occhi chiari di Kathryn Reed Altman, nei frammenti del suo cinema 'armato' di franco-tiratore. Perché i film di Altman sono freccette, l'America il loro bersaglio. E quando Hollywood non ne voleva più sapere di lui, l'entomologo del sogno americano faceva la televisione, emigrava a Parigi, si interessava alla moda, a Nixon, a Van Gogh o dirigeva pièces teatrali con budget limitati, attori sconosciuti e risultati non sempre eccelsi. Fabbricatore di guanti in un mondo di produttori di scarpe, Altman non ha mai mollato, non è mai sceso dal palcoscenico, quello di Radio America, luogo sacro e ultimo spazio da difendere. A fermarlo nel 2006 è il cancro, a fermarsi è il suo cuore, quello trapiantato di una giovane donna che torna a reclamarlo vestita di bianco e sospesa dal blues (l'angelo della Morte di Virginia Madsen). Robert Altman muore a ottantuno anni, pieno di un sentimento ardente per la sua famiglia, per i perdenti, gli artisti, i vinti e le petites gens dell'America profonda. Muore come ha vissuto e ha inteso dopo la visione di Breve incontro, consapevole che un film non sarà mai soltanto un film.
Realizzato dal regista canadese Ron Mann, Altman è il prodotto di una ricerca meticolosa, un documentario a più voci che dietro la narrativa caleidoscopica e l'apparente disinvoltura rivela una struttura solida. Una costruzione altmaniana che (ben) definisce Altman e altmaniano.

Mud di di Jeff Nichols

con Matthew McConaughey, Tye Sheridan, Sam Shepard, Reese Witherspoon, Jacob Lofland

Ellis (Tye Sheridan) un ragazzino quattordicenne che, in giro con l'amico Neckbone (Jacob Lofland), incontra casualmente, in un piccolo isolotto sul Mississippi, Mud (Matthew McConaughey), un fuggitivo con un serpente tatuato sul braccio e una pistola sempre pronta all'uso. Nonostante sulla testa di Mud pendano una taglia che fa gola a tanti e un mandato di cattura che motiva le forze dell'ordine a spingersi anche oltre la legge, Ellis si aggrappa a lui nel disperato tentativo di rifuggire le tensioni quotidiane della sua famiglia. Colpiti dalle storia che Mud racconta loro, Ellis e Neckbone si impegnano con tutte le loro forze ad aiutarlo a rimettere in sesto una barca che gli permetta di lasciare l'isoletta sano e salvo. Tuttavia, per i due ragazzini è difficile discernere la realtà dalla versione dei fatti raccontata da Mud e presto molte domande cominciano ad affiorare nelle loro menti: Mud è davvero inseguito per aver ucciso un uomo? E, soprattutto, chi è quella misteriosa ragazza che nel frattempo è arrivata nella loro piccola città?

ALL QUIET ON THE WESTERN FRONT

Dal romanzo (1929) di Erich Maria Remarque: nel 1914, istigati da un loro insegnante, alcuni studenti tedeschi si arruolano volontari, ma presto al fronte scoprono che la guerra ha poco da spartire col coraggio, il dovere o l'etica. Nessuno ritornerà. Un classico del cinema pacifista, distribuito in Italia soltanto nel 1956. Fu uno dei primi "colossi" del cinema sonoro. La sua forza e soprattutto la sua fama derivano da una sagace fusione delle sue componenti: il realismo della regia, la spettacolarità delle scene di battaglia, il lirismo dei dialoghi. 2 Oscar: miglior film e migliore regia. Ebbe un seguito (The Road Back, 1937, di James Whale) e un rifacimento nel 1979 con la regia di Delbert Mann, Niente di nuovo sul fronte occidentale.AUTORE LETTERARIO: Erich Maria Remarque

El Estudiante di Santiago Mitre

con Esteban Lamothe

Ambientato nella Buenos Aires nei giorni nostri, il film è un racconto iniziatico di formazione politica di rigorosa e feroce attualità, che racconta con sottigliezza psicologica le dinamiche del potere e centra al cuore una delle grandi questioni di oggi: può un giovane reinventare e ripristinare i meccanismi e gli obiettivi dell'attivismo politico nella società odierna? Sullo sfondo dei grandi eventi della politica argentina, seguiamo il protagonista attraverso lo strano labirinto della politica universitaria, un mondo complesso anche per chi la pratica, che travalica i confini nazionali per assurgere a storia dal valore universale.

In Lo Studente seguiamo Roque Espinosa, giovane studente universitario che si innamora di Paula, professoressa militante e impegnata, e attraverso di lei entra in contatto con un mondo prima sconosciuto: la politica universitaria. Roque riesce ad ottenere la fiducia del responsabile accademico, l'ex politico Alberto Acevedo; scopre i trucchi del mestiere e inizia la sua scalata. Nella campagna elettorale per l'elezione del rettore, Roque, referente dell'organizzazione, impara a far crescere il consenso e a negoziare concessioni e alleanze con le diverse fazioni. Ormai un leader, Roque scoprirà il duro mondo della politica, dove la massima "il fine giustifica i mezzi" vale sempre.

Westfront 1918 di Georg Wilhelm Pabst

RASSEGNA CINEMATOGRAFICA A CURA DEL GOETHE INSTITUT

Dal romanzo "Vier von der Infanterie" (Quarto fanteria) di Ernst Johannsen.

1918, Francia, durante la prima guerra mondiale: quattro soldati tedeschi – provenienti da regioni diverse e da differenti classi sociali – si godono una breve pausa nelle retrovie per poi tornare al fronte. L'allegro bavarese è imperturbabile e ottimista. Karl di Berlino sarebbe ancora in licenza, ma a casa ha trovato un altro uomo a letto con la moglie ed ha preferito tornare dai suoi commilitoni. Il tenente che è con loro conosce solo il dovere e non sembra interessato a nient'altro. Il quarto è uno studente, innamorato di una ragazza francese da cui deve accomiatarsi quando la compagnia riparte.
La guerra porterà per tutti e quattro una fine orribile. Lo studente viene ucciso nel Nomansland; quando i suoi commilitoni lo vedono, solo la mano sporge dalla melma del cratere scavato da una granata. Il bavarese è gravemente ferito nel corso di una missione di ricognizione. Il berlinese muore in un ospedale con parole d'accusa sulle labbra: "Siamo tutti colpevoli!" Il tenente, che a lungo era apparso invulnerabile con il suo rigido atteggiamento, perde il controllo e la ragione, e, distrutto nella psiche, viene ricoverato in un ospedale. Ma la guerra continua. Il regista conclude il suo film inserendovi un punto interrogativo: "Fine?"

Programma della rassegna cinematografica "Destini in Trincea"

Frances Ha di Noah Baumbach

con Greta Gerwig, Mickey Sumner, Adam Driver, Michael Zegen, Patrick Heusinger.

Bastano cinque minuti per innamorarsi di questo film. Il bianco e nero, la musica che copre le voci, fino a scoprire lentamente Frances, la protagonista, personificazione della precarietà, goffa, buffa, probabilmente un po' svitata, ma infinitamente piacevole. Frances non ha una casa e salta da un appartamento all'altro. Frances non ha abbastanza talento e deve quindi accontentarsi dei lavoretti che riesce a trovare. Frances non ha soldi ma non può neanche definirsi povera "perché sarebbe offensivo nei confronti di chi è davvero povero". Frances non ha un ragazzo (è "infidanzabile", come la definisce uno dei suoi coinquilini) ma neanche è in cerca di avventure. Frances fa della sua precarietà, di sentimenti, di denaro, di alloggio, un vero e proprio modo di vivere: è se stessa in ogni momento, non nasconde la gelosia quando la sua migliore amica si innamora e va a vivere con il suo ragazzo, non nasconde il sorriso quando le cose non vanno esattamente come vorrebbe.

Sexy Shop di di Maria Erica Pacileo, Fernando Maraghini

con Andrea Chimenti, Vincenzo Marega, Uberto Kovacevich, Giulia Mercati, Michele D'Urso

SEXY SHOP, una storia divertente ma dal retrogusto amaro che mette in primo piano le frustrazioni e i fallimenti di una generazione che oggi si trova a fare tutt'altro rispetto a quello per cui aveva studiato o che aveva sognato. Un crescendo di eventi e colpi di scena, al ritmo di una colonna sonora votata agli anni '80 e '90 e ai suoi protagonisti, che dalle note alla pellicola, sbarcano come interpreti del film: Garbo, Righeira, Andrea Chimenti, Athaualpa, Modo, Sir Oliver Skardy (Pitura Freska), Sick Tamburo (Prozac+), Tre Allegri Ragazzi Morti, Ivan Cattaneo, Krisma, Elisabetta Viviani, Antonio Aiazzi (Litfiba).

SEXY SHOP si svolge nell'arco di 24 ore e vede coinvolti tre amici sulla cinquantina, diversi tra loro per carattere e per percorsi di vita, che per motivi differenti si trovano a trascorre una giornata molto particolare all'interno di un sexy shop. In questa insolita location si avvicendano una serie di clienti che mettono i tre protagonisti nella condizione di confrontarsi con il loro passato, il loro presente, ma soprattutto con i buoni propositi per il futuro.

Ritratto di un imprenditore di provincia di Hermes Cavagnini

con Anita Kravos, Giancarlo Previati,Gianluca Cesale,Gianni Schicchi Gabrieli

"Ritratto di un Imprenditore di Provincia" narra le ambizioni imprenditoriali dell'ex camionista Mario Gandolfi, self made man impegnato nella realizzazione di progetti edilizi sempre più ambiziosi. Appena conclusa la costruzione di un maneggio per gare internazionali d'equitazione, l'ex enfant prodige della provincia bresciana è già impegnato nella realizzazione del Polo del Lusso, un enorme centro commerciale affacciato sulle rive del Lago di Garda.

Only Lovers Left Alive di Jim Jarmusch

con Tom Hiddleston, Tilda Swinton, Mia Wasikowska, John Hurt, Anton Yelchin

Adam colleziona chitarre d'epoca e compone pezzi di musica elettronica, che i fan ascoltano appostati sotto la sua casa di Detroit, dalla quale pare non uscire mai. Eve vive a Tangeri, tra stoffe pregiate e libri in tutte le lingue, e trascorre le nottate in compagnia di Christopher Marlowe nel "Café Mille Et Une Nuits". Adam e Eve sono colti, bellissimi e vampiri. Osservatori privilegiati del divenire del nostro mondo, si muovono cercando di farsi corrompere il meno possibile dalle brutture del presente, cibandosi soltanto di sangue raro di laboratorio, apprezzando il silenzio e la compagnia reciproca.
Adam, solitario e sensibile, chiuso nella sua roccaforte nella città simbolo della musica ma anche delle macerie del capitalismo, sta cedendo alla malinconia più oscura, al lamento funebre, al refrain senza fine uguale a se stesso. Tocca alla donna, anima più aperta e trasformista, forse anche più edonista e impermeabile, intraprendere il viaggio notturno che non può mancare all'appello in ogni pellicola del regista di "Night on Earth" e "Mistery Train".
Solo chi ama rimane vivo; chi sa amare letteralmente per sempre, chi rispetta il mondo che abita, la sua arte, la letteratura, il progresso della scienza, il suono dei nomi. Gli altri, quelli che credono di essere vivi solo perché batte loro il cuore, quelli che hanno perso il gusto, lo sguardo e il dizionario, sono creature noiose e pericolose. Sono loro - i cosiddetti esseri umani - i veri cannibali, gli zombie: gente che si sveglia sempre troppo tardi, che usa e getta, immemore del passato, incurante del futuro, impantanata in un presente più che mai buio, anche e soprattutto alla luce del sole.
Jarmush politico, Jarmush esteta, Jarmush notturno, Jarmush rock. Jarmush puro. Con Solo gli amanti sopravvivono il più elegante e sottilmente spiritoso dei registi indipendenti americani gira un elogio dell'artificio artistico come prova di reale umanità, oltre che un'ispiratissima ballata romantica, capace di raccontare ancora l'amore come un'esperienza piacevolmente debilitante, che fa vacillare le ginocchia e girare la testa come gira la puntina sul giradischi, come gira il sangue che scende nell'imbuto, come l'effetto di una droga pesante. "Funnel of love" gracchia splendidamente il pezzo di apertura. Perché allo snobismo divertito dei nomi in codice, dell'allusione agli altri vampiri illustri, delle citazioni e delle battute sul talento che non rima mai con successo, corrisponde un trattamento dell'argomento amoroso tutt'altro che snob, leggero e discreto come la camminata di Tilda Swinton e intriso di sincera empatia e lunare post-romanticismo.

I Fratelli Karamazov di Petr Zelenka

con Ivan Trojan, Radek Holub, Igor Chmela

Polonia. In una calda giornata estiva un gruppo di persone viaggia verso un'acciaieria abbandonata: sono attori di un teatro di Praga, giunti per provare uno spettacolo che si terrà il giorno successivo. Alcuni operai sono ancora al lavoro, le uniche creature viventi rimaste. In un primo momento prestano poca attenzione agli attori, preoccupati per una tragedia accaduta il giorno prima: il figlio di un manovale è caduto da una passerella e si è rotto la spina dorsale. Il loro interesse è tutto rivolto nel suo destino. Tra i resti di vecchi macchinari e vecchie cianfrusaglie, le prove hanno inizio: si tratta di un adattamento de I fratelli Karamazov di Fëdor Dostoevskij. Per tutto il tempo il mondo reale degli operai rimane ai margini della performance, finché gli echi della tragedia che stanno vivendo risuonano all'interno della rappresentazione...

 

The Parade - La Sfilata di Srdjan Dragojevic

con Nikola Kojo, Milos Samolov, Dejan Acimovic, Goran Jevtic, Hristina Popovic

Limun è un ex eroe di guerra serbo, un insegnante di judo e un macho delinquente e omofobo alla vigilia delle seconde nozze con Biserka, ragazzona appariscente dalla mente aperta e dall'animo non violento. Una serie di circostanze, ma soprattutto l'aut aut della fidanzata, impongono a Limun di affidare l'organizzazione del matrimonio all'omosessuale Mirko e al suo partner Radmilo, un veterinario. In cambio del servizio, Limun e i suoi muscolosi sodali scorteranno la parata del gay pride, visto il rifiuto della polizia, per salvare i manifestanti da un pestaggio assicurato. Peccato che i sodali, più ottusi del capo, si neghino in massa, obbligando Limun e Radmilo ad andare in cerca di un trio di ex nemici di guerra, tanto violenti quanto affidabili.

Si potrebbe esordire dicendo: "ci sono un serbo, un bosniaco, un croato e un albanese...", ma non è certo una barzelletta quella scritta e diretta dal poeta e regista Srdjan Dragojevic, bensì un film importantissimo, che racconta una tragedia per mezzo di una perfetta sceneggiatura comica.
Sfruttando non pochi clichés in fase iniziale di presentazione dei caratteri, il film pian piano se ne scarta e procede con ritmo, strappando il riso e il sorriso, cavalcando la formula farsesca della strana coppia durante il viaggio di reclutamento, che poi si allarga a "mucchio selvaggio" nelle sequenze che vedono la convivenza sotto lo stesso tetto di raffinati e buzzurri. Ma c'è anche la commedia goliardica, quella sentimentale tra padre e figlio, mentre manca, fortunatamente, la tentazione di abbandonare questa strada prima del tempo, ovvero prima del finalissimo.
Limun cambierà il suo modo di vedere le cose il giorno in cui sarà in grado di vedere Ben Hur con altri occhi ed è chiaro che l'auspicio di Dragojevic è che The Parade possa funzionare allo stesso modo, specialmente in patria, dove il primo Pride senza morti ha sfilato a Belgrado soltanto nel 2010.
Si tratta di un film mosso da un sentimento civile, coprodotto da Serbia, Croazia, Macedonia, Montenegro e Slovenia, che aspira dunque a parlare ad un pubblico vasto, il più possibile, e per questo non si affida troppo a sottotesti o allusioni. Eppure, ad un livello estremamente esplicito e volutamente comunicativo, i dialoghi sono brillanti e non banali, la critica alle istituzioni diretta (la polizia corrotta in Serbia, gli americani clienti del mercato nero di eroina in Kosovo), la commedia perfettamente orchestrata. Premio del pubblico a Berlino 2012, sezione Panorama

Racconti d'amore di Elisabetta Sgarbi

Quattro storie d'amore. Due partigiani, amanti, traditi da una delatrice, ripensati e ricordati dalla loro figlia, molti anni dopo. Un fuggiasco, portato in salvo da due staffette, attraversa i canali del Delta. Micol Finzi Contini che ripercorre le vie della sua infanzia a Ferrara, torna nel cimitero ebraico, nella sua casa. Fantasma che riappare nelle parole di Giorgio Bassani. Un pescatore di Pila cade nella rete della sua illusione. Convinto che la donna più bella del villaggio, sposata, sia pronta, finalmente a cadere nelle sue braccia. Le nebbie, i canali e gli spazi d'acqua, Ferrara, la pianura: sacche di tempo incontaminato, teatro di fantasmi amorosi e di desideri sospesi tra la vita e la morte.

Carta Bianca di Andrés Arce Maldonado

con Mohamed Zouaoui, Tania Angelosanto, Patrizia Berardini, Elisabetta Fusari

Roma. E' la vigilia di San Valentino. Tre personaggi (due stranieri e un'italiana) si incontrano e si scontrano. Ancora non lo sanno, ma ognuno di loro sta per cambiare la vita dell'altro. Kamal è un giovane e atipico pusher marocchino, amante dei libri e nemico di ogni fondamentalismo. Sogna di diventare italiano, europeo, occidentale, e intanto spaccia droga nella biblioteca di quartiere. Vania, bella badante moldava, gentile e religiosa, è perseguitata dalle allucinazioni del suo mostruoso passato. E poi c'è Lucrezia, grintosa imprenditrice italiana innamorata del suo cane e della propria azienda. Come tanti altri, è finita quasi senza rendersene conto tra le grinfie di un usuraio.

Gebo e l'ombra di Manoel de Oliveira

con Michael Lonsdale, Claudia Cardinale, Jeanne Moreau, Leonor Silveira, Luís Miguel Cintra

Nella casa del vecchio Gebo si ritrovano diversi amici per discutere del mondo, un banchetto di quiete che potrebbe durare all'infinito. Il ritorno inatteso di João, figlio di Gebo che ha smarrito la retta via, sconvolge gli equilibri interni alla famiglia e provocherà serie conseguenze.
Il fenomeno inspiegabile che risponde al nome di Manoel De Oliveira ha da tempo smesso di sorprenderci; è diventata quasi un'abitudine attendere un suo nuovo film e toccare con mano come l'ultracentenario regista stacchi ancora il gruppo per sensibilità, levità e spirito di osservazione. Cogliendo in pieno lo zeitgeist di un'epoca mesta come quella del 2012, De Oliveira va dritto al cuore della questione: il denaro, la sua mancanza e il suo effetto sull'uomo. La crisi, quella con la "c" maiuscola, al centro dell'obiettivo, ma è nella peculiarità del tragitto percorso che si trova la firma del maestro, immune a ogni forma di contraffazione.
Riprendendo il testo teatrale di Raul Brandão e concentrandosi su una famiglia archetipica, l'apologo di Manoel acquisisce un'altra valenza, si astrae dagli affanni di oggi per analizzare l'eternità del rapporto tra l'uomo e l'argent. Il figlio di Gebo, il ribelle João, rappresenta sì la tendenza al male insita nell'animo umano, ma incarna anche l'elemento di rivoluzione che, pur aggiungendo entropia, imprime una svolta, scatena una crisi in una situazione di stagnazione e di eterna acquiescenza. Gebo è sostanzialmente l'anti-Abramo, che pone la salvezza del Figlio sopra ogni cosa; è il Padre a cui tocca l'onere del sacrificio, è lui a mentire ripetutamente, pur di preservare l'ottimismo evolutivo dell'uomo e nascondere la miseria della realtà.
Ma se Gebo è l'indubbio protagonista e fulcro della vicenda, è anche nelle caratterizzazioni minori che si può apprezzare il lavoro del regista (oltre che in pregevoli momenti di cinema come la pittorica sequenza di apertura, guidata dalle luci di lampade a olio): al personaggio di Luís Miguel Cintra in particolare è assegnato un compito prezioso, quello di dar voce all'artista in materia di crisi economica. La più dolorosa delle dissertazioni sulla sostanziale futilità della gloria e sull'inevitabile incompatibilità tra talento e denaro, senza che il compromesso giochi il suo ruolo. Lezione di morale, lezione di vita, lezione di cinema.

Just like a woman di Rachid Bouchareb

con Sienna Miller, Golshifteh Farahani, Bahar Soomekh, Tim Guinee, Roschdy Zem, Chafia Boudraa, Doug James, Sayed Badreya, Deanna Dunagan, Jesse Harper

Sienna Miller e Golshifteh Farahami interpretano due donne della periferia di Chicago dalle personalità molto diverse, le cui storie saranno però destinate ad incrociarsi. La prima è Marylin, centralinista insoddisfatta e sposata con Harvey, un parassita nullafacente e criminale. La seconda invece è Mona, una donna musulmana che ha sposato l'uomo che ama (ma dal quale non riesce ad avere figli) e che lavora nell'alimentari di famiglia, costantemente oppressa dalla suocera. Quando Marylin scopre che il marito la tradisce, si licenzia dall'oggi al domani e molla tutto per realizzare il suo sogno: partecipare a un popolare concorso di danza del ventre che si tiene a Santa Fe. Presto la sua strada incontrerà quella di Mona, anch'essa fortemente decisa a fuggire dalla sua famiglia. Le due giovani donne percorrono l'America senza voltarsi, con leggerezza, al ritmo delle prove di ballo e degli spettacoli di danza, fino al giorno in cui Marylin scopre che Mona è ricercata dalla polizia..

St@lker di Luca Tornatore

con Ignazio Oliva, Anna Foglietta, Francesco Salvi, Anna Ferzetti, Alessio Vassallo

Ispirato ad un fatto realmente accaduto. Alan e Ines lavorano come procacciatori in grandi società multilevel. Alan è separato ed è andato a vivere in un magazzino fatiscente, portandosi solo due materassi, un televisore, una stufa e un sacco da boxe, con cui si sfoga spesso durante il giorno. L'ex moglie, dopo anni di soprusi, si rifiuta di vederlo e di parlargli, divenendo così vittima di atti di stalking, sia reali sia informatico-virtuali. Ultimamente Alan si rifiuta di lavorare, e passa il suo tempo nel tentativo, il più delle volte frustrato, di chattare su siti di online-dating. Ines vive sola, con fare metodico, priva di appagamento sia nel lavoro sia nelle relazioni private, dilettandosi di letture e di piccoli hobby. Ha una sola amica intima, Mina, collega di lavoro, che la introduce nel mondo, fino all'ora a lei sconosciuto, dei social network. Lì incontrerà Alan.

Song of Silence di Chen Zhuo

con Li Qiang, Yin Yaning, Wu Bingbin, Yu Xuan

Song of Silence è il film d'esordio di Chen Zhuo che fa tremare la sala del 14° Far East Film Festival, sorprendendo critica e pubblico. Una pellicola dalle note drammatiche e dalle tematiche di un certo spessore, nella quale il regista con grande maestria inserisce cinema d'autore e dirige sapientemente tutto il cast che eccelle nei singoli ruoli, ricordando che alcuni attori come Yin Yaning, indubbiamente una delle colonne portanti del film, provengono dalla strada. Il regista senza mezzi termini inizia a raccontare la storia, una storia tratta da fatti realmente accaduti, con simbolismi e metafore, calando lo spettatore in un'atmosfera di solitudine e di tristezza, sentimenti che saranno intrinsechi in tutti i protagonisti del film.

 

I Fiori Della Guerra di Zhang Yimou

con Christian Bale, Paul Schneider, Tong Dawei

La Cina fa i conti con il suo passato riscoprendo l'orgoglio e proclamando il proprio eroismo. Il massacro di Nanchino sembra avviarsi a diventare l'Olocausto dei cinesi. Negli ultimi tempi, caduto il tabù sul passato imperialista, la Cina mette sull'altare della patria le proprie vittime. E' la direzione verso cui si muove il nuovo film del regista Zhang Yimou, intitolato "Flowers of War".

La storia. Il 13 dicembre 1937, nel corso della seconda guerra tra Cina e Giappone, le truppe dell'esercito giapponese riuscirono a entrare a Nanchino. Durante l'occupazione della città l'esercito giapponese commise molte atrocità, come stupri, saccheggi, incendi e l'uccisione di prigionieri di guerra e civili con più di 300.000 vittime. Il film è il racconto di questa mostruosità passata alla storia come il Massacro di Nanchino, tutt'oggi celebrato in Cina come una giornata di lutto e di memoria nazionale. II risultato è un affresco potente, sontuoso articolato in immagini suggestive e in scene d'azione complesse ed efficaci. La tensione abilmente restituita e il crescente eroismo dei personaggi considerati "perduti" compongono un quadro che commuove.

Blue Valentine di Derek Cianfrance

con Michelle Williams, Ryan Gosling, Mike Vogel, John Doman, Ben Shenkman

Dean e Cindy si sono incontrati per caso, si sono amati tanto, hanno fatto una famiglia felice ma ora l'amore li ha lasciati e loro stanno per fare altrettanto, l'uno con l'altro. Mentre si concedono forse l'ultima notte insieme, nella "camera del futuro" di un motel a ore, ricordano quel che c'è stato, quello che hanno avuto e che non c'è più.
Dopo un eccellente debutto al Sundance e anni di documentarismo, Derek Cianfrance riesce finalmente a portare alla luce Blue Valentine , che aveva iniziato a scrivere già nel lontano 1998. È il caso di dirlo: meglio tardi che mai, perché questo piccolo film di grandi attori ha una rara grazia che lo guida da cima a fondo, un ventre di sentimenti autentici, nello spettro noto che va dall'amore alla disperazione, e un finale toccante. La barzelletta al centro del film, che Cindy racconta con una straordinaria finta naturalezza, deciderà del pubblico: o dentro o fuori, quello è il tono del film e del personaggio di lei in particolare, meno "simpatico" del suo partner ma vero burattinaio dell'azione.
Ryan Gosling, col suo fascino e la sua rabbia, con l'animo buono e il destino crudele, e Michelle Williams, con la sua interpretazione trattenuta, tirata perché l'esasperazione deflagri credibile e condivisibile quando è il suo momento, sono due tra gli attori migliori del momento e qui lo dimostrano, attraverso le trasformazioni fisiche ed emotive per cui passano senza mai forzare.
Un presente girato in digitale, nel quale si avverte la tensione prima di averne conferma; un passato dai colori dolci e giovanili del 16 mm; un futuro senza certezze, che di certo ha solo due aspettative di vita diverse, non (più?) coincidenti.
L'equilibrio del film è mirabile, per come tratta la sofferenza e la felicità in profondità senza bisogno di alzare eccessivamente la voce e per come inserisce il germe dell'una nell'altra, vicendevolmente, nella maniera più sottile e più bella.

Eden di Megan Griffiths

con Jamie Chung, Beau Bridges, Matt O'Leary

Eden, una giovane ragazza coreano-americana, viene rapita vicino casa, nel Nuovo Messico, e costretta a prostituirsi da una cerchia di trafficanti di droga e di esseri umani fuori dalle luci di Las Vegas, Nevada. Nel corso dei due anni di costrizione, Eden si garantisce suo malgrado la sopravvivenza ritagliandosi potere e influenza all'interno della stessa organizzazione che l'ha imprigionata. Ispirato a una storia vera e straziante, EDEN scruta negli angoli più bui dell'America e cerca di scoprire l'umanità che la popola.

La Montagna Sacra di Alejandro Jodorowsky

con Alejandro Jodorowsky, Horacio Salinas, Ramona Sanders, Valerie Jodorowsky, Ana De Sade

Nove bizzarri personaggi (un giovane ladro e sei potentissimi Signori, ciascuno in rappresentanza di un pianeta del sistema solare, più un mistico e il suo assistente che fanno loro da guida) intraprendono l'ascesa alla Montagna Sacra, alla cui sommità sperano di accedere alla rivelazione del segreto dell'immortalità da parte dei Nove Saggi. Ma giunti alla loro meta...

Rio 2096 - Una storia d'amore e furia di Luiz Bolognesi

con Selton Mello, Camila Pitanga, Rodrigo Santoro, Massimo Lodolo, Barbara De Bortoli

RIO 2096 – UNA STORIA D'AMORE E FURIA, il film di Luiz Bolognesi che ha trionfato allo scorso Festival di Annecy, tra i più importanti appuntamenti internazionali dedicati all'animazione: un autentico kolossal, insieme visionario e romantico, una sorta di "biografia" fantastica di Rio de Janeiro che attraversa quattro momenti fondanti (passati e futuri) della storia brasiliana, dal colonialismo del '500 alla dittatura degli anni '70, dalla schiavitù del XIX secolo ad una futuristica Rio distrutta dal capitalismo e dalla guerra per l'acqua.

Non c'era nessuna signora a quel tavolo di Davide Barletti, Lorenzo Conte

La storia d'Italia attraverso Cecilia Mangini:n c'era nessuna signora a quel tavolo è il racconto di una vita al cinema e per il cinema, è la storia di Cecilia Mangini, documentarista, fotografa, intellettuale che ha raccontato con i suoi film trent'anni di storia del nostro paese. Nel documentario di Barletti e Conte riprendono vita le immagini di un'Italia solo apparentemente lontana nel tempo: quella del nascente boom economico, con le sue lacerazioni, i suoi drammi e la sua vitalità. Un pezzo di storia del nostro paese visto attraverso l'obiettivo di una delle protagoniste della stagione più ricca del cinema e della cultura italiana. Scossa dal racconto appassionato di Cecilia Mangini la polvere del tempo ricomincia a volteggiare, sospeso nel fascio di luce di vecchi proiettori e di mitiche moviole. Un'intera epoca e i suoi protagonisti riprendono vita dimostrando di avere ancora molto da dire anche sul nostro presente.

LA VITA EMOTIVA DEGLI ANIMALI DA FATTORIA

 IN COLLABORAZIONE CON L'ASSOCIAZIONE NICA

Gli animali da fattoria hanno una loro vita emotiva che spesso non viene paragonata a quella del cane o del gatto, magari perchè spesso ce li ritroviamo nel piatto.
Un documentario basato sul libro "Il maiale che cantava alla luna" dello scrittore di fama internazionale Jeffrey Masson, per conoscere gli animali da fattoria, l'affetto che sanno dare e ricevere, la loro dignità, la loro bellezza, per conoscerli, capirli, rispettarli.
Adatto a tutte le età, particolarmente indicato per la visione nelle scuole medie inferiori e superiori, questo video mostra gli animali "da fattoria" per quello che sono realmente, esseri senzienti e non "macchine" come sono oggi considerati negli allevamenti intensivi.
Prodotto da Earth View Production e Animal Place, www.AnimalPlace.org. Doppiaggio in italiano a cura di AgireOra Network, www.AgireOra.org per gentile concessione dei produttori. Per approfondimenti, foto, video e storie di animali si rimanda al sito: www.IncontraGliAnimali.org

The Summit di Nick Ryan V.O sott.ita

Nell'agosto del 2008, 22 atleti provenienti da diverse nazioni hanno raggiunto l'High Camp del K2, l'ultima tappa prima di raggiungere la vetta del monte. Di quei 22, solo 11 atleti sono ritornati vivi a casa configurando la spedizione come la più tragica della storia dell'alpinismo moderno. Per capire quali furono i drammatici eventi occorsi, il regista Nick Ryan e la sua troupe si sono recati sul luogo e hanno investigato con l'aiuto di filmati di repertorio e amatoriali, ricostruzioni e interviste ai sopravvissuti e ai familiari di chi non ce l'ha fatta.

TIMAVO SYSTEM EXPLORATION

Siete tutti invitati alla presentazione del film documentario TIMAVO SYSTEM EXPLORATION, dedicato alla ricerca nelle cavità carsiche del misterioso fiume Timavo.

La società Adriatica di speleologia di Trieste ed il gruppo di speleosub francesi della ffessm, collaborano al progetto "Timavo system exploretion". L'obbiettivo è quello di conoscere il percorso di un fiume, il Timavo, che ancora oggi è in gran parte sconosciuto e di difficile accesso.

Era meglio domani di Hinde Boujemaa

con Aida Kaabi

Il documentario della Boujemaa è ambientato durante la rivoluzione tunisina del 2011 (dopo la caduta del presidente Ben Ali) e segue il percorso di Aida, una donna che, nel periodo della primavera araba, deve ripartire da zero e vuole solo guardare al futuro.Aida si sposta da un quartiere all'altro di Tunisi, alla ricerca di un posto dove ripararsi con i suoi figli, e non fa alcun caso agli eventi storici che si stanno svolgendo intorno a lei. Il suo scopo è quello di trovare una via d'uscita ed è convinta che la rivoluzione sia una benedizione.Il documentario (che segue per un anno e mezzo la vita e il viaggio atipico di questa donna audace e sfrontata), giunge in Italia grazie a Cineclub Internazionale Distribuzione.Nella rivoluzione, Aida trova lʼoccasione su cui non contava più di cambiare la propria vita: la possibilità di trovare un tetto per riavere indietro i suoi quattro figli.

 

 

Il Mediterraneo, soprattutto quello profondo, si sta riscaldando più velocemente di tutti gli altri mari del Pianeta. L'aumento di circa 2-3° C di temperatura, con temperature superficiali anche di 29°C, ha già prodotto cambiamenti notevoli nella biodiversità e alcune specie sono migrate a nord, mentre specie esotiche sono arrivate: oltre 600 nuove specie sono entrate da Suez e da Gibilterra, e si sono già acclimatate. Cosa può causare un aumento così rapido e intenso della temperatura delle acque? Quali saranno le conseguenze? Completamente girato in alta definizione, "Mediterraneo bollente" avrà come scenario principale le coste e i paesi mediterranei, e sarà arricchito da importanti paralleli con i mari artici e antartici. Studiare il Mare Nostrum significa anche prevedere ciò che potrebbe accadere in molti altri mari interni sparsi sul nostro pianeta. Con l'ausilio di un nutrito team di ricercatori ed esperti, che da anni studiano i fenomeni che stanno interessando il Mediterraneo, ci sarà possibile comprendere quali potranno essere le conseguenze di questi cambiamenti per tutte le specie viventi che dipendono dal Mediterraneo, uomo compreso.

Ritual - Una Storia Psicomagica di Giulia Brazzale, Luca Immesi

con Desirèe Giorgetti, Ivan Franek, Anna Bonasso, Alejandro Jodorowsky, Cosimo Cinieri

La giovane e fragile Lia si trova coinvolta in un rapporto masochista con Viktor, un sadico e narcisista uomo d'affari. Il loro equilibrio malato viene rotto quando Lia rimane incinta: l'uomo le impone di abortire e la donna va in pezzi. Gravemente depressa, dopo un tentato suicidio, Lia decide di lasciare Viktor e recarsi da una zia guaritrice, in uno sperduto paesino veneto. La zia Agata è la guaritrice del villaggio, da sempre appassionata di psicomagia e medicina alternativa. Ha imparato a usare questi metodi di cura dal defunto marito cileno Fernando, che ancora le appare in sogno per consigliarla. Agata tenta di curare Lia con un atto psicomagico jodorowskiano, ma qualcosa va storto.

 

SHARKWATER è assolutamente da vedere. Come è stato detto e scritto per The End of the Line, è uno di quei documentari che dovrebbero essere visionati nelle scuole; racconta una di quelle scomode verità sull'ambiente che troppo spesso l'umanità sceglie di ignorare. Ovvero il massacro degli squali nelle acque di tutto il mondo. Il sud est asiatico, dove vengono catturati indiscriminatamente sia i grandi squali balena che i piccoli squali pelagici. Nessuna specie si salva. Le immagini documentano distese di pinne di squalo esposte all'aria sui tetti, sulle bancarelle, oppure a terra, per essere essiccate e poi vendute nei negozi in di Hong Kong, della Cina, della Thailandia ecc...Le pinne vengono recise su esemplari ancora vivi, che tra mille sofferenze si dibattono per sfuggire alla pazzia umana, che renderà gli oceani tremendamente vuoti. Nulla sembra smuoversi nelle conscienze dei consumatori orientali, che nascondo, banalmente, le loro responsabilità, asserendo che lo squalo è un mangiatore di uomini.
La parte centrale del documentario narra le imprese del capitano Watson della Sea Shepherd Conservation Society, alle prese con i pescatori di frodo del Guatemala e del Costa Rica, che manifestano tutto il loro disprezzo per la vita marina, gettando verso l'operatore la testa mozzata di uno squalo appena catturato.Nel documentario sono presenti anche immagini d'epoca, in bianco e nero, che dimostrano come è cambiata nel corso degli anni la percezione che si ha nei confronti degli squali. Un tempo erano considerati da tutti il terrore dei mari, oggi per fortuna, alcuni hanno imparato ad amarli, a comprenderne le esigenze etologiche e comportamentali, a interagire con loro, instaurando anche contatti che un tempo sarebbero stati considerati "pazzia". Purtroppo sono ancora cacciati semplicemente per "sport" ed esibiti come trofei, per esorcizzare paure recondite oggi ingiustificate.
Consigliamo vivamente a tutti questo splendido documentario, che parla di mare, squali, tartarughe marine, polpi e più in generale dell'affascinante mondo marino, oggi in pericolo e che, più che mai, necessita di essere rispettato e tutelato.

Finding Vivian Maier di John Maloof, Charlie Siskel

Vivian Maier è stata una fotografa che per tutta la sua vita non ha mai esposto una fotografia. Per tutta la sua vita infatti si manteneva facendo la baby sitter in giro per New York. È stato l'agente immobiliare appassionato di fotografia John Maloof ad acquistare migliaia di negativi di quella che allora era una illustre sconosciuta. In pochi anni la baby sitter diventa un nome che viene paragonato ai padri della fotografia umanistica come Cartier Bresson e Robert Frank e fu così che Maloof capì di aver da parte una vera fortuna. La carriera della fotografa per caso viene raccontata in un documentario, (realizzato dallo stesso Maloof) Alla ricerca di Vivian Maier, edito dalla Feltrinelli real cinema dopo essere stato presentato a Berlino.

Ana Arabia di Amos Gitai

con Yuval Scharf, Yussuf Abu Warda, Sarah Adler, Assi Levy, Uri Gavriel.

Ana Arabia è un momento nella vita di una piccola comunità di reietti, ebrei e arabi, che vivono insieme in una enclave dimenticata al "confine" tra Jaffa e Bat Yam in Israele. Un giorno, Yael, una giovane giornalista decide di visitare il luogo; in quelle baracche fatiscenti tra i frutteti carichi di limoni, circondate da gigantesche abitazioni popolari, scopre una serie di personaggi distanti dai cliché con i quali viene descritta la regione. Yael ha la sensazione di aver scoperto una miniera di umanità. Non pensa più al suo lavoro. Le facce e le parole di Youssef e Miriam, Sarah e Walid, e dei loro vicini e amici la introducono alla vita, ai sogni e alle speranze, agli amori ai desideri e alle illusioni. La loro relazione con il tempo è diversa da quella della città che li circonda. In quel luogo provvisorio e fragile, c'è la possibilità di coesistere, di vivere insieme. Una metafora universale.

 

Una serata speciale in cui potrai goderti sul grande schermo il primo film-documentario sulla Leadership interamente prodotto da HRD e Roberto Re e ascoltare direttamente dalla voce dei protagonisti i segreti che portano al successo.
Francesco Alberoni, Elio Fiorucci, Pietro Scott Jovane, Ottavio Missoni, Domenico De Masi, Don Mazzi, Dan Peterson, Pietro Mennea, Marco Roveda, Oliviero Toscani, Mario Moretti Polegato, Josefa Idem, Laura Biagiotti, Red Ronnie, Vito Di Bari, personalità di primissimo livello, considerati il "top" nei rispettivi settori, ti sveleranno quali sono le caratteristiche che fanno di un uomo un vero Leader.

prenotazione obbligatoria a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

365 Paolo Fresu, il tempo di un viaggio di Roberto Minini Merot

con Paolo Fresu

"365" ha l'ambizione di descrivere e raccontare, con respiro corale, la figura umana e artistica di un grande musicista,le sue esperienze, i suoi vissuti, il mondo cui appartiene.Più che una biografia o un ritratto di Paolo Fresu, il film disegna una geografia di emozioni:i ricordi, le tradizioni e gli stili musicali, gli incontri,i tanti luoghi percorsi –città e paesaggi naturali, luoghi d'arte e luoghi sacri, teatri e sale di registrazione -danno vita alla ricerca di un artista che proietta la propria immagine in un altrove, dove il confronto e la condivisione con altre esperienze, le sue riflessioni, quelle degli amici o di chi lo ammira come esempio da seguire, trovano la propria ragion d'essere in quello spazio sottile in cui si esprime il suo viaggio interiore. Sempre e solo nel nome della musica.

La mostra dei Cinema Triestini del dopoguerra arriva sullo schermo del Cinema Dei Fabbri

Marina di Stijn Coninx

con Matteo Simoni, Cristiaan Campagna, Luigi Lo Cascio, Donatella Finocchiaro, Evelien Bosmans

Rocco Granata ha pochi anni e il sogno di suonare la fisarmonica come suo padre, che ha deciso di abbandonare la musica e la Calabria per le miniere del Belgio e un futuro migliore. Due anni dopo Salvatore, ottenuti i permessi per la famiglia, la riunisce in una baracca e in un paese ostile con gli stranieri. Ma Rocco non impiegherà molto a padroneggiare il fiammingo e a farsi amare da una ragazzina bionda, che ha un debole per gli italiani e la canzone melodica. Gli anni passano e Rocco non dimentica quell'amore, che adesso vuole stupire con la sua voce. Con i soldi risparmiati col lavoro di meccanico si compra una Stradella e mette insieme una band con cui esibirsi e comporre finalmente la sua musica. La sua ostinazione e la sua partecipazione a un concorso canoro irritano però Salvatore, che lo biasima esortandolo a trovarsi un mestiere. Al contrario, la madre incoraggia quel sogno preservando il figlio dalle miniere e da una vita già scritta. Ma caparbietà e talento troveranno la strada del palcoscenico e del successo. Inciso il primo disco e 'vinto' il cuore della sua 'Marina', Rocco riscatterà il suo nome e il proprio Paese.
Marina è un film classico, didascalico nel suo delineare un percorso esemplare di formazione, che cerca e trova un personaggio vero il cui ruolo non si esaurisce dentro lo schermo. Perché Rocco Granata diventa necessario anche fuori dal cinema, nella vita che dopo il film torna a fare i conti con l' 'esilio' e con chi scopre che la terra promessa è molto diversa da come l'aveva immaginata. Ispirato alla biografia di Rocco Granata, cantante italiano naturalizzato belga, e nominato col titolo della sua canzone più celebre, Marina è un drammone strappalacrime che parla al cuore. Se la performance di Luigi Lo Cascio è in levare, sorvegliatissima è l'interpretazione di Donatella Finocchiaro, madre malinconica del Rocco di Matteo Simoni, che aggredisce il melodramma con piglio moderno e asciutto.
Talento rivelato, Simoni incarna il coraggio e la determinazione di un sogno realizzato altrove, in una terra promessa che gli italiani negli anni Cinquanta contribuirono a costruire estraendo il carbone dalle sue viscere e respirando polveri nocive. Stijn Coninx, che rivela una felice predisposizione per il genere, realizza una storia in grado di commuovere la platea con robusti interpreti e con i giusti sacrifici che il melodramma richiede. Tra canzoni e colpi di scena, Marina è popolato da personaggi che soffrono perché vittime di ingiustizie o perché schiacciate da un destino predestinato. Le vicende di Rocco e della sua famiglia sono imperniate sulla verità della vita quotidiana, sulla verità cercata nella concretezza della loro esistenza che a un passo dal risolversi il caso dissolve. Il regista belga è bravo a regalare al pubblico quello che ama di più vedere: la conclusione felice e la speranza in un mondo migliore.
Marina, attraverso il sistema retorico del melodramma, affronta il tema della migrazione, intrattenendo e squadernando davanti ai nostri occhi lo spettacolo dell'iperbole, emozioni ingigantite che danno voce agli scacchi affettivi e ai conflitti non riconciliabili. L'enfasi come una canzone diventa valvola di sfogo per far parlare il dolore e la perdita, la sconfitta e la risalita, vincendo la diffidenza e trovando il proprio posto nel mondo.

Le armonie di Werckmeister di Béla Tarr

con Lars Rudolph, Hanna Schygulla

In un villaggio della puszta magiara arriva un camion che porta, in un grande contenitore metallico, una balena impagliata. Questa attrazione da fiera è scortata da un bizzarro personaggio che profetizza un'imminente apocalisse. L'evento scatena una violenza collettiva: la gente invade l'ospedale, ne scaccia i degenti, distrugge ogni cosa. Finito il pandemonio - con la balena scoperta e malconcia sulla piazza - c'è spazio e tempo soltanto per il potere e la sottomissione. Come in Satatango, B. Tarr s'ispira a un romanzo di László Krasznahorkai (La resistenza malinconica) che partecipa alla sceneggiatura col regista e altri tre sceneggiatori. (Sono in sette a firmare la fotografia, caso più unico che raro.) L'uso del bianconero e il ricorso ai piani-sequenza sono quelli di sempre, ma la costruzione narrativa è più compatta e dà luogo a sequenze suggestive: l'arrivo notturno del camion; la scena della gente in piazza che in silenzio lo scruta come un evento indecifrabile; l'ingresso di un ragazzo al suo interno; l'assalto all'ospedale con la straziante immagine finale di un vecchio nudo, macilento e atterrito in piedi nella vasca da bagno. Il titolo allude all'organista e teorico musicale tedesco Andreas Werckmeister (1645-1706) che si dedicò alla sistemazione del sistema armonico precedente alla riforma di J.S. Bach.

I Corpi Estranei di Mirko LOCATELLI

con Filippo TIMI, Jaouher BRAHIM, Gabriel e Tijey DE GLAUDI, Dragos TOMA ,Naim CHALBI ,El Farouk ABD ALLA

Antonio è solo a Milano con il suo bambino, Pietro, affetto da una grave malattia: sono arrivati al nord per cercare uno spiraglio di salvezza. Jaber, quindici anni, vive a Milano con un gruppo di connazionali: è migrato in Europa da poco, in fuga dal Nord Africa e dagli scontri della primavera araba. L'ospedale è una città nella città dove entrambi sono costretti a sostare: Antonio per guarire Pietro, Jaber per assistere il suo amico Youssef. La malattia è l'occasione per un incontro tra due anime sole e impaurite, due "corpi estranei" alle prese con il dolore.

 

Sea Shepherd parteciperà alla Rassegna di cinema etico e ambientale "Voci dal Silenzio", organizzata dall'Associazione NAICA a Trieste, con la proiezione del documentario "Galapagos". I volontari dell'Organizzazione parleranno, inoltre, di Operazione Siracusa, prima campagna di Sea Shepherd in Italia.

Nelle prossime settimane ci saranno altri due appuntamenti con Sea Shepherd a "Voci dal silenzio", con la proiezione di "Sharkwater", il 20 giugno, e di "Mediterraneo bollente", il 4 luglio.

GALAPAGOS: "Forgiate dal fuoco, scolpite dalle correnti", così vengono definite le Galapagos (il cui nome significa "tartarughe").

Con questo documentario, Sea Sheperd presenta un altro aspetto del suo vario lavoro a livello mondiale. Sea Shepherd è attiva alle Galapagos da quasi 10 anni, lavorando in stretta collaborazione con le autorità locali.

Questo film-documentario presenta il lavoro svolto sul posto, l'importanza della tutela di questo paradiso naturale dichiarato anche patrimonio UNESCO dell'umanità e la necessità di proteggerlo.

CHI È SEA SHEPHERD?

Fondata nel 1977 dal Capitano Paul Watson, Sea Shepherd Conservation Society (SSCS) è la più attiva e agguerrita Organizzazione per la tutela degli Oceani e della fauna marina.

La flotta di Sea Shepherd è composta da quattro navi con a bordo equipaggi di volontari provenienti da tutto il mondo e disposti a rischiare la propria vita per la causa. Sea Shepherd non protesta, ma agisce in maniera diretta contro i bracconieri.

Tra le numerose campagne portate avanti in oltre 35 anni di storia ricordiamo quelle in Canada contro il massacro delle foche, alle danesi Isole Far Oer contro la mattanza di globicefali e in Mediterraneo contro la pesca al tonno rosso. Inoltre, SSCS collabora ufficialmente da diversi anni con le forze di polizia delle Isole Galapagos e porta avanti anche Campagne a terra, come quella contro la strage di delfini a Taiji (Giappone) e di otarie in Namibia e negli Stati Uniti.

La Campagna principale e più impegnativa si svolge ogni anno, da circa un decennio, in 'Oceano Antartico contro la caccia commerciale alle balene, mascherata da ricerca scientifica, praticata dalla flotta giapponese. Ogni anno, all'interno di un Santuario per i Cetacei, i giapponesi tentano di uccidere 1.000 balene ma, grazie a Sea Shepherd, negli ultimi anni questo numero si è drasticamente ridotto e ha permesso a circa 5.000 balene di continuare a nuotare libere.

SSCS esiste e va avanti grazie alla volontà e al supporto dei singoli individui (volontari e sostenitori).

www.seashepherd.it

Diario di un maniaco per bene di Michele Picchi

con Giorgio Pasotti, Valeria Ghignone, Valentina Beotti, Angela Antonini, Tatiana Lepore

Lupo, comico e disperato artista quarantenne, nella sua vita non ha mai concluso niente, a partire dalle donne. D'altronde, è un "maniaco perbene" e come tale, vede la sua vita attraverso uno "spioncino". Trascinato dalle proprie manie e dai suoi eterni interrogativi sul mondo, a suo modo rassicura ed approccia ogni "categoria" di donna, dalla sensuale "esperta di Hemingway e di Kamasutra", alla giovane suora, che corteggia spudoratamente usando come pretesto i propri finti dubbi "teologici".

I Ragazzi Terribili di Jean-Pierre Melville

con Nicole Stéphane, Edouard Dhermitte, Jacques Bernard, Renée Cosima

Paul ed Elizabeth sono due fratelli orfani di padre, che vivono insieme alla madre gravemente malata. La loro adolescenza non è delle più facili, e loro amano passare del tempo insieme nella loro stanzetta, fantasticando e sognando un futuro diverso. Paul, però, è vittima di un incidente a scuola causato da quello che per lui è un vero e proprio mito: il bullo Dargelous. Da quel momento in poi la sua vita non sarà più la stessa, e vivrà barricato nella sua stanza vittima di un continuo malessere, assistito da Elizabeth, ormai infermiera sia del fratello che della madre. Elizabeth, a poco a poco, apre le porte della sua casa ad altri ragazzi, anch'essi soli ed orfani, ma con il passare del tempo, non può rinunciare a vivere una vita propria....

Il treno va a Mosca di Federico Ferrone, Michele Manzolini

con Sauro Ravaglia

Il treno va a Mosca racconta una storia personale, un viaggio documentato attraverso il materiale girato da Sauro e i suoi amici di avventura. Dell'uomo, che oggi ha 81 anni, sentiamo soprattutto la voce off, filo conduttore e narrante dell'opera; lui lo vediamo di persona (oggi) solo in pochissime scene. Perché poi il film di Ferrone e Manzolini è davvero costruito tutto con filmini privati girati all'epoca. Così ne viene fuori un affresco molto più ampio, in cui dal particolare (il viaggio di Sauro) si tende verso l'universale (l'ideologia comunista).70 minuti, tanto è la durata di questo documentario, per narrare la nascita di un'utopia e l'inizio delle disillusioni di un'epoca, di un paese e di un'ideologia. Alla fine degli anni 50 il socialismo e l'Unione Sovietica erano le uniche realtà possibili: ecco perché i giovani volevano andare a Mosca, attirati anche dall'idea del 6° Festival mondiale della gioventù. Pace e Amicizia: queste erano le due parole chiave della riunione speciale, capace di chiamare l'attenzione di 131 paesi e circa 34.000 partecipanti.ll treno va a Mosca è quasi un road movie in cui viaggiando si fanno incontri e scoperte: e come in tutti i viaggi ci possono essere scoperte buone e scoperte non così buone. Ad esempio si possono incontrare persone da tutto il mondo, persone appassionate e speranzose con cui condividere idee e ideologia. Si può poi invece scoprire che in Russia si dorme in decine di persone nelle case tutti per terra e poi si viene trasportati sul luogo di lavoro ammassati in camion.

Perdizione di Béla Tarr

con Miklos B. Szekely, Gyula Pauer, György Cserhalmi, Hédi Temessy

Karrer vive già da anni come tagliato fuori dal mondo, lontano da tutto. Passa il suo tempo osservando le benne della teleferica che si allontanano all'orizzonte, o vagabondando senza meta, sotto una pioggia incessante, per chiudere invariabilmente le sue giornate, qualunque sia la direzione presa la mattina, nella medesima taverna. Un giorno decide di coinvolgere nei suoi loschi affari il marito della cantante del Bar Titanic, per poter così avvicinare la giovane donna. Riesce ad allontanare l'uomo per qualche giorno, con la complicità di Willarsky, suo amico e proprietario del bar. Gli slanci affettivi mutevoli che caratterizzano i rapporti tra questi quattro personaggi indissolubilmente legati gli uni agli altri dai loro interessi e sentimenti, provocano tra di essi conflitti e ravvicinamenti disperati. Sarà Karrer a uscirne sconfitto; a lui non resterà che l'odio e il desiderio di vendetta. Le tappe del suo calvario lo porteranno non alla redenzione, ma a ciò che rappresenta il peggio per l'uomo europeo: la morte che precede la morte, la solitudine totale, il naufragio nella perdizione...

 

Clip di Maja Milos

con Isidora Simijonovic, Vukasin Jasnic, Sanja Mikitisin, Jovo Maksic, Monja Savic

Jasna è una bella ragazza nel pieno della sua adolescenza. Vive la vita difficile comune ai giovani della generazione dell'immediato dopoguerra in Serbia. Con un padre malato terminale e una madre depressa, la protagonista è disillusa e arrabbiata con tutto e con tutti, anche con se stessa. Prende una bella cotta per un ragazzo della sua scuola: ed è così che entra in una spirale fatta di sesso, droga e feste, che Jasna filma continuamente con il suo cellulare. Tuttavia, nonostante la durezza dell'ambiente che la circonda, l'amore e la tenerezza alla fine trovano il modo di emergere.

Vincitore del "Tiger Award" al festival di Rotterdam dello scorso anno.

Home - La nostra Terra di Yann Arthus-Bertrand

Ci sono volute 488 ore di riprese a bordo di elicotteri, 217 giorni di lavorazione attraverso 54 differenti nazioni, per permettere a Yann Arthus-Bertrand di ultimare Home, documentario assolutamente spettacolare e di grande impatto emotivo, intenzionato a farci aprire gli occhi sul reale impatto del riscaldamento globale, della deforestazione, dell'inquinamento. L'umanitaà si trova ormai a un bivio obbligato, tra abitudini negative che dovrebbero appartenere al passato e possibilità di effettuare scelte rivoluzionarie ed eco-compatibili, le uniche in grado di garantirci un futuro non catastrofico. Seguendo l'esempio di Una scomoda verità, sua dichiarata fonte d'ispirazione, il celebre fotografo francese,
qui al debutto alla regia, realizza un'opera coinvolgente e accurata, tanto nelle immagini, quanto nei contenuti, in grado di catturare e far riflettere lo spettatore.

Due Volte Genitori di Claudio Cipelletti

DUE VOLTE GENITORI "Mio figlio è come io lo penso?" Prima o poi ogni genitore, a causa di piccoli o grandi motivi, si è trovato di fronte a questo interrogativo. "Due volte genitori" entra direttamente nel cuore delle famiglie nel momento critico della rivelazione dell'omosessualità di un figlio/a. Attraverso un delicato lavoro di ascolto, il film indaga questo percorso tra le aspettative disilluse dai figli e l'accettazione, al di là dell'omosessualità in quanto tale, della propria rinascita come genitori. Dopo lo smarrimento, il senso di perdita e di colpa, poco alla volta si apre un nuovo percorso che porta queste famiglie a compiere un viaggio imprevisto, dai figli ai genitori, dai genitori ai nonni e poi di nuovo ai figli. Mentre si richiude il cerchio tra le generazioni vince l'amore, ma non basta. Bisogna mettersi in gioco. E questi genitori hanno saputo farlo fino in fondo, regalandoci un'esperienza intensa e limpida, che diventa preziosa per tutti.

L'Uomo di Londra di Béla Tarr

con Miroslav Krobot, Tilda Swinton, Ági Szirtes, János Derzsi, Erika Bok

Mai non conduce una vita semplice e priva di prospettive ai bordi del mare. Quasi non si accorge della realtà che lo circonda e ha ormai accettato la solitudine in cui è immerso. Finché un giorno diviene testimone di un omicidio. La sua vita subisce uno sconvolgimento. È costretto a chiedersi cosa separi il bene dal male e quale sia la sottile linea che divide l'innocenza dalla complicità. Progressivamente è costretto a porsi domande, che aveva sempre rimosso, sul senso ultimo della vita. Il film è tratto da un romanzo di Georges Simenon. Il figlio dello scrittore ha detto in proposito: "Le vite di alcuni personaggi creati da mio padre non sono facili da trasporre in un film o in televisione. Questo vale anche per L'Homme de Londres perché la macchina da presa aspira a seguire la suspense che ha luogo nella mente del protagonista e l'impresa sembra impossibile. Bela Tarr ne ha fatto un esercizio di stile che mi ha toccato nel profondo". In effetti tutti i film del regista ungherese sono esercizi di stile. Primo fra tutti Satantango, suo capolavoro della durata fiume di 7 ore e mezzo. Ma lì, come in altre sue opere, era presente una ricerca cinematografica destinata a un ristretto pubblico di cinefili ma ricca di creatività e di senso.

Chasing Ice di Jeff Orlowski

con James Balog, Svavar Jonatansson, Adam LeWinter, Louie Psihoyos, Kitty Boone

2005, il celebre fotografo James Balog si diresse verso l'Artico per portare a termine un incarico commissionatogli dal National Geographic: catturare immagini che potessero aiutare a capire meglio il cambiamento climatico della Terra. Pur avendo una formazione scientifica, Balog si era sempre mostrato scettico sulla tesi del cambiamento climatico. Ma quel primo viaggio a Nord gli ha aprì gli occhi e lo convinse a intraprendere una sfida che avrebbe potuto mettere a rischio la sua carriera e la sua stessa salute.
A pochi mesi da quel primo viaggio in Islanda, il fotografo organizzò la più dura spedizione della sua vita: La 'Extreme Ice Survey'. Alla guida di un gruppo di giovani coraggiosi, iniziò a raccogliere le immagini che (grazie ad un rivoluzionario time-lapse) avrebbero testimoniato lo scioglimento dei ghiacci e il cambiamento climatico in corso.
Mentre il dibattito divideva l'America, Balog si trovò allo stremo della sua forze, a tu per tu con la possibilità di morire. Sapendo inoltre che ci sarebbero voluti anni perché riuscisse a vedere i frutti del suo lavoro: una serie di video che avrebbero sintetizzato in pochi secondi anni di sacrificio, e testimoniato la scomparsa dei ghiacciai ad un ritmo davvero mozzafiato.

Uomini contro di Francesco Rosi

con Gian Maria Volonté, Pier Paolo Capponi, Alain Cuny, Franco Graziosi, Mark Frechette.

Nel corso della prima guerra mondiale, i soldati del generale Leone, dopo aver conquistato, lasciando sul terreno tremila caduti, una cima considerata strategicamente indispensabile, ricevono l'ordine di abbandonarla. Poi l'ordine cambia: occorre che la cima venga di nuovo tolta al nemico. Gli austriaci, però, vi si sono saldamente insediati e la difendono accanitamente con due mitragliatrici. Gli inutili assalti, nemmeno protetti dall'artiglieria, si susseguono provocando ogni volta una strage tra gli attaccanti. Stanchi di essere mandati al massacro da un generale tanto incompetente, quanto stupidamente esaltato, una parte dei soldati inscena una protesta: il generale Leone ordina, come risposta, di punirli con la decimazione. Costretti ad uccidere o ad essere uccisi da uomini come loro, vittime dello stesso mostruoso ingranaggio, i soldati italiani, in gran parte ex contadini, rivolgono la loro fiducia a quei pochi ufficiali - come i tenenti Ottolenghi e Sassu - che giudicano quella e tutte le guerre come inutili stragi. Ma il primo muore, nel tentativo di impedire il massacro dei suoi uomini, mentre Sassu viene condannato alla fucilazione per essersi opposto a un ordine iniquo di un suo superiore.

Bill Cunningham New York di Richard Press

con Bill Cunningham, Tom Wolfe, Anna Wintour, Carmen Dell'Orefice, Annette De la Renta.

Chi è Bill Cunningham? O anche: chi è quel tizio che da quarant'anni sfreccia in bicicletta per le strade di New York, con una giacca da operaio, un poncho riparato con il nastro adesivo e una macchina fotografica al collo? Perché Brooke Astor l'ha invitato al suo centesimo compleanno, vietato alla stampa, e il Ministro francese della cultura l'ha nominato "officier", premiandolo per il suo contributo artistico?
"Io non dico quello che penso, io dico quello che vedo", afferma Bill Cunningham nel bel documentario che Press e Gefter gli hanno dedicato, ma è un'affermazione che, in realtà, di cose ne dice, e più d'una. Racconta un uso della macchina fotografica paragonabile ad una penna per prendere appunti, direttamente legata al centro di produzione delle idee, e poi racconta una scelta di discrezione riguardo alla propria persona e di devozione allo spettacolo umano, a ciò che offre a chiunque abbia occhi per vederlo. Sebbene abbia iniziato fabbricando cappelli (che piacevano a Ginger Rogers e Marilyn Monroe), è sulla strada, infatti, che William J. Cunningham ha trovato il suo luogo naturale. Fotografando il modo in cui la gente comune indossava e personalizzava gli abiti provenienti dalle passerelle, ha rivoluzionato il giornalismo di moda. Correndo da un gala di beneficenza all'altro, senza mai prendere un soldo né un bicchiere di vino, ha raccontato gli ultimi quattro decenni di stile come nessun altro, pubblicando in fondo poco ma conservando tutto, nel suo appartamento-archivio di Carnegie Hall.
"Ci vestiamo tutte per Bill", scherza (nemmeno troppo) Anna Wintour. Perché Bill Cunningham non manca mai, perché Bill Cunningham non lo inganni copiando un abito di tanti anni prima, perché Bill Cunningham non si sente ma ti vede. E non è certo il lusso che lo affascina, ma l'estro, che è qualcosa di molto diverso, prima di tutto una qualità umana, sempre più rara, che rima con coraggio e con libertà e non certo con denaro.
Ai vestiti, al costume inteso come modo di vivere prima che alla moda come industria, quest'uomo ha sacrificato 29 biciclette e una vita intera. Lui direbbe che non è stato un sacrificio, non è stato nemmeno un lavoro, solo puro e semplice divertimento, ma l'autore del documentario scava nel privato e qualche nodo irrisolto lo scova. Ammesso e non concesso che ce ne fosse bisogno, è certamente il modo per rendere il film più intimo, e tutto avviene con il consenso del soggetto, non c'è dubbio (anche se ci sono voluti quasi dieci anni per convincerlo). A ottanta anni suonati, anche il più modesto e riservato dei fotografi può legittimamente decidere di girare l'obiettivo contro se stesso e concedersi un meritato giro in passerell

Nido Familiare di Béla Tarr

con Laszlone Horvath, László Horváth, Gábor Kun, Gábor Ifj. Kun, Gaborne Kún, Jánosné Szekeres

Ungheria, seconda metà degli anni '70. Laci e Iren sono sposati da sette anni e hanno una bambina, Krisztike. Da tempo hanno presentato domanda per l'assegnazione di un appartamento, ma, nonostante i numerosi solleciti, non sono ancora riusciti ad ottenere nulla. Nell'attesa, si trovano costretti ad abitare nella casa dei genitori di lui. La convivenza forzata è causa di continue tensioni, dovute soprattutto al carattere autoritario e arrogante del padre di Laci, che non perde occasione di criticare pesantemente la nuora. Arriverà addirittura ad accusarla di immoralità e a metterla alla porta, distruggendo definitivamente la vita familiare di suo figlio.

Chocò di Jhonny Hendrix Hinestroza

con Karent Hinestroza, Esteban Copete, Fabio Ivàn Restrepo, Daniela Mosquera

Chocó è una ragazza nera di ventisette anni che vive nelle campagne di una terra devastata dalla violenza. Sposata con Everlides, un uomo manesco con il vizio del gioco e dell'alcol, si deve occupare del mantenimento dei loro tre figli, tutti ancora in tenera età, lavorando al mattino come ricercatrice di pepite d'oro lungo il fiume Atrato e come lavandaia al pomeriggio. Quando si appresta a festeggiare il compleanno della piccola Candelaria, Chocó scopre che il marito ha sperperato i pochi risparmi messi da parte e, per non deludere le aspettative della bambina, decide di vendere il proprio corpo a Ramiro, il proprietario di un negozietto, che in cambio le promette una torta, scatenando la folle ira di Everlides.Un ritratto variopinto della miseria. Nel quale il dolore e la gioia hanno gli stessi colori, al contempo ribelli e teneri, artistici e selvaggi.

 

Gruppo di famiglia in un interno di Luchino Visconti

Torna «Gruppo di famiglia»
Da venerdi 11 aprile a mercoledì 16 aprile alle ore 16.00 e alle ore 20.00 al cinema teatro dei Fabbri viene presentato in esclusiva un prezioso restauro: quello di Gruppo di famiglia in un interno di Luchino Visconti.
Il restauro integrale della pellicola negativa originale 35mm del capolavoro di Visconti e la trasposizione in digitale HD fa parte del progetto Fendi-Cinema. L'attività è stata realizzata e curata da Minerva Pictures e Rarovideo, proprietario ed editore del film. Nel 1974 Fendi si trovò a lavorare con due giganti della cinematografia contemporanea: Luchino Visconti, inarrivabile maestro che lavora fra coscienza storica e memoria nostalgica, fra ideologia marxista e sensibilità aristocratica e Piero Tosi, fantasmagorico costumista, genio dell'accuratezza. A rendere immortale il tutto sullo schermo la divina Silvana Mangano e un malinconico e autobiografico Burt Lancaster.

 

EU 013 - L'ultima frontiera di Raffaella Cosentino e Alessio Genovese

È sulle parole di un verso tratto dalla poesia Gli Emigranti (1882) di Edmondo De Amicis che si apre il documentario di Alessio Genovese dal titolo L'ultima frontiera. Un'opera importante sin dalle premesse, in quanto segna la prima volta di una troupe cinematografica all'interno dei C.i.e. (centri di Identificazione ed Espulsione), luoghi che ogni anno (r)accolgono al loro interno circa 8.000 stranieri privi del permesso si soggiorno e ivi costretti a 'sostare' per 18 mesi prima di ricevere un foglio di via che li costringe a uscire dal territorio nazionale italiano entro pochi giorni. Un rimpatrio che di solito non avviene in quanto questi stranieri divenuti ben presto anche apolidi non vengono più accolti dai loro consolati e nello stesso tempo non possono restare in Italia per la mancanza di un'adeguata documentazione. Molti di loro si ritrovano dunque a transitare da un C.i.e. all'altro, da una situazione di stand by all'altra perdendo ogni giorno che passa la speranza di poter essere considerati persone anziché numeri all'interno di un sistema che li ignora o li rifiuta, e infilando un ciclo vizioso scandito unicamente da un'attesa a poco a poco sempre più estenuante. Eppure, quello raccontato da Alessio Genovese (classe 1981 e sin da subito interessato al duplice processo di migrazione/immigrazione) è il sistema standard di 'controllo e regolazione' dei flussi migratori all'interno dell'area Schengen; un sistema che mostra falle sotto più di un punto di vista e che sottolinea (suo malgrado) le controverse politiche europee sull'immigrazione e la loro sostanziale tendenza ad abbandonare 'l'altro' al suo destino se non a relegarlo in luoghi di confino che sempre più e con sempre maggiore fermezza marcano la differenza tra ricchi e poveri, fortunati e svantaggiati.

Tournèe di Mathieu Amalric

con Joachim Zand,Mathieu Amalric,Mimi Le Meaux,Miranda Clocasure,Kiten on the Keys,Suzanne Ramsey,Dirty Martini,Linda Marracini Evie Lovele

Joachim, ex produttore televisivo parigino, si è lasciato tutto alle spalle – figli, amici, nemici, amanti e rimpianti – per iniziare una nuova vita in America. Ritorna con un team di performers spogliarelliste alle quali Joachim ha alimentato la fantasia con un tour in Francia, a Parigi!
Viaggiando di porto in porto, le formose showgirls inventano uno stravagante e fantasioso mondo di sensualità e di edonismo, nonostante lo squallore degli hotel impersonali, la loro ripetitiva musica da ascensore e la mancanza di soldi. Lo show ottiene una risposta entusiasta sia da uomini che da donne.
Ma il loro sogno che dovrebbe culminare in un grande ultimo show a Parigi finisce in fumo quando Joachim è tradito da un vecchio amico e perde il teatro dove dovevano esibirsi. Un veloce viaggio di ritorno alla capitale riapre vecchie ferite...

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Ridotti 4,00 €