ROOM 237 ( USA 2012  v.o. sott.it ) di Rodney Ascher

A oltre trent'anni dalla sua uscita, Shining, film cult di Stanley Kubrick, mantiene inalterata la sua aura di capolavoro della storia del cinema. E, come tutti i capolavori degni di questo nome, continua a essere oggetto di citazioni, analisi, discussioni e autentici fenomeni di venerazione. Il documentario diretto da Rodney Ascher si spinge oltre, componendo un omaggio sui generis: un divertissement cinefilo, che ha il pregio di accompagnare la dichiarazione d'amore all'ironia e alla leggerezza di chi non vuole prendersi troppo sul serio e si diverte a giocare con il mito.
L'obiettivo programmatico è svelare tutti i segreti del film, racchiusi simbolicamente da Kubrick nella stanza proibita dell'hotel in cui è ambientata la sua storia dell'orrore, la camera 237 che dà il titolo al documentario.

Just like a woman di Rachid Bouchareb

con Sienna Miller, Golshifteh Farahani, Bahar Soomekh, Tim Guinee, Roschdy Zem, Chafia Boudraa, Doug James, Sayed Badreya, Deanna Dunagan, Jesse Harper

Sienna Miller e Golshifteh Farahami interpretano due donne della periferia di Chicago dalle personalità molto diverse, le cui storie saranno però destinate ad incrociarsi. La prima è Marylin, centralinista insoddisfatta e sposata con Harvey, un parassita nullafacente e criminale. La seconda invece è Mona, una donna musulmana che ha sposato l'uomo che ama (ma dal quale non riesce ad avere figli) e che lavora nell'alimentari di famiglia, costantemente oppressa dalla suocera. Quando Marylin scopre che il marito la tradisce, si licenzia dall'oggi al domani e molla tutto per realizzare il suo sogno: partecipare a un popolare concorso di danza del ventre che si tiene a Santa Fe. Presto la sua strada incontrerà quella di Mona, anch'essa fortemente decisa a fuggire dalla sua famiglia. Le due giovani donne percorrono l'America senza voltarsi, con leggerezza, al ritmo delle prove di ballo e degli spettacoli di danza, fino al giorno in cui Marylin scopre che Mona è ricercata dalla polizia..

I Fiori Della Guerra di Zhang Yimou

con Christian Bale, Paul Schneider, Tong Dawei

La Cina fa i conti con il suo passato riscoprendo l'orgoglio e proclamando il proprio eroismo. Il massacro di Nanchino sembra avviarsi a diventare l'Olocausto dei cinesi. Negli ultimi tempi, caduto il tabù sul passato imperialista, la Cina mette sull'altare della patria le proprie vittime. E' la direzione verso cui si muove il nuovo film del regista Zhang Yimou, intitolato "Flowers of War".

La storia. Il 13 dicembre 1937, nel corso della seconda guerra tra Cina e Giappone, le truppe dell'esercito giapponese riuscirono a entrare a Nanchino. Durante l'occupazione della città l'esercito giapponese commise molte atrocità, come stupri, saccheggi, incendi e l'uccisione di prigionieri di guerra e civili con più di 300.000 vittime. Il film è il racconto di questa mostruosità passata alla storia come il Massacro di Nanchino, tutt'oggi celebrato in Cina come una giornata di lutto e di memoria nazionale. II risultato è un affresco potente, sontuoso articolato in immagini suggestive e in scene d'azione complesse ed efficaci. La tensione abilmente restituita e il crescente eroismo dei personaggi considerati "perduti" compongono un quadro che commuove.

Eden di Megan Griffiths

con Jamie Chung, Beau Bridges, Matt O'Leary

Eden, una giovane ragazza coreano-americana, viene rapita vicino casa, nel Nuovo Messico, e costretta a prostituirsi da una cerchia di trafficanti di droga e di esseri umani fuori dalle luci di Las Vegas, Nevada. Nel corso dei due anni di costrizione, Eden si garantisce suo malgrado la sopravvivenza ritagliandosi potere e influenza all'interno della stessa organizzazione che l'ha imprigionata. Ispirato a una storia vera e straziante, EDEN scruta negli angoli più bui dell'America e cerca di scoprire l'umanità che la popola.

La Montagna Sacra di Alejandro Jodorowsky

con Alejandro Jodorowsky, Horacio Salinas, Ramona Sanders, Valerie Jodorowsky, Ana De Sade

Nove bizzarri personaggi (un giovane ladro e sei potentissimi Signori, ciascuno in rappresentanza di un pianeta del sistema solare, più un mistico e il suo assistente che fanno loro da guida) intraprendono l'ascesa alla Montagna Sacra, alla cui sommità sperano di accedere alla rivelazione del segreto dell'immortalità da parte dei Nove Saggi. Ma giunti alla loro meta...

Rio 2096 - Una storia d'amore e furia di Luiz Bolognesi

con Selton Mello, Camila Pitanga, Rodrigo Santoro, Massimo Lodolo, Barbara De Bortoli

RIO 2096 – UNA STORIA D'AMORE E FURIA, il film di Luiz Bolognesi che ha trionfato allo scorso Festival di Annecy, tra i più importanti appuntamenti internazionali dedicati all'animazione: un autentico kolossal, insieme visionario e romantico, una sorta di "biografia" fantastica di Rio de Janeiro che attraversa quattro momenti fondanti (passati e futuri) della storia brasiliana, dal colonialismo del '500 alla dittatura degli anni '70, dalla schiavitù del XIX secolo ad una futuristica Rio distrutta dal capitalismo e dalla guerra per l'acqua.

Non c'era nessuna signora a quel tavolo di Davide Barletti, Lorenzo Conte

La storia d'Italia attraverso Cecilia Mangini:n c'era nessuna signora a quel tavolo è il racconto di una vita al cinema e per il cinema, è la storia di Cecilia Mangini, documentarista, fotografa, intellettuale che ha raccontato con i suoi film trent'anni di storia del nostro paese. Nel documentario di Barletti e Conte riprendono vita le immagini di un'Italia solo apparentemente lontana nel tempo: quella del nascente boom economico, con le sue lacerazioni, i suoi drammi e la sua vitalità. Un pezzo di storia del nostro paese visto attraverso l'obiettivo di una delle protagoniste della stagione più ricca del cinema e della cultura italiana. Scossa dal racconto appassionato di Cecilia Mangini la polvere del tempo ricomincia a volteggiare, sospeso nel fascio di luce di vecchi proiettori e di mitiche moviole. Un'intera epoca e i suoi protagonisti riprendono vita dimostrando di avere ancora molto da dire anche sul nostro presente.

LA VITA EMOTIVA DEGLI ANIMALI DA FATTORIA

 IN COLLABORAZIONE CON L'ASSOCIAZIONE NICA

Gli animali da fattoria hanno una loro vita emotiva che spesso non viene paragonata a quella del cane o del gatto, magari perchè spesso ce li ritroviamo nel piatto.
Un documentario basato sul libro "Il maiale che cantava alla luna" dello scrittore di fama internazionale Jeffrey Masson, per conoscere gli animali da fattoria, l'affetto che sanno dare e ricevere, la loro dignità, la loro bellezza, per conoscerli, capirli, rispettarli.
Adatto a tutte le età, particolarmente indicato per la visione nelle scuole medie inferiori e superiori, questo video mostra gli animali "da fattoria" per quello che sono realmente, esseri senzienti e non "macchine" come sono oggi considerati negli allevamenti intensivi.
Prodotto da Earth View Production e Animal Place, www.AnimalPlace.org. Doppiaggio in italiano a cura di AgireOra Network, www.AgireOra.org per gentile concessione dei produttori. Per approfondimenti, foto, video e storie di animali si rimanda al sito: www.IncontraGliAnimali.org

The Summit di Nick Ryan V.O sott.ita

Nell'agosto del 2008, 22 atleti provenienti da diverse nazioni hanno raggiunto l'High Camp del K2, l'ultima tappa prima di raggiungere la vetta del monte. Di quei 22, solo 11 atleti sono ritornati vivi a casa configurando la spedizione come la più tragica della storia dell'alpinismo moderno. Per capire quali furono i drammatici eventi occorsi, il regista Nick Ryan e la sua troupe si sono recati sul luogo e hanno investigato con l'aiuto di filmati di repertorio e amatoriali, ricostruzioni e interviste ai sopravvissuti e ai familiari di chi non ce l'ha fatta.

TIMAVO SYSTEM EXPLORATION

Siete tutti invitati alla presentazione del film documentario TIMAVO SYSTEM EXPLORATION, dedicato alla ricerca nelle cavità carsiche del misterioso fiume Timavo.

La società Adriatica di speleologia di Trieste ed il gruppo di speleosub francesi della ffessm, collaborano al progetto "Timavo system exploretion". L'obbiettivo è quello di conoscere il percorso di un fiume, il Timavo, che ancora oggi è in gran parte sconosciuto e di difficile accesso.

Era meglio domani di Hinde Boujemaa

con Aida Kaabi

Il documentario della Boujemaa è ambientato durante la rivoluzione tunisina del 2011 (dopo la caduta del presidente Ben Ali) e segue il percorso di Aida, una donna che, nel periodo della primavera araba, deve ripartire da zero e vuole solo guardare al futuro.Aida si sposta da un quartiere all'altro di Tunisi, alla ricerca di un posto dove ripararsi con i suoi figli, e non fa alcun caso agli eventi storici che si stanno svolgendo intorno a lei. Il suo scopo è quello di trovare una via d'uscita ed è convinta che la rivoluzione sia una benedizione.Il documentario (che segue per un anno e mezzo la vita e il viaggio atipico di questa donna audace e sfrontata), giunge in Italia grazie a Cineclub Internazionale Distribuzione.Nella rivoluzione, Aida trova lʼoccasione su cui non contava più di cambiare la propria vita: la possibilità di trovare un tetto per riavere indietro i suoi quattro figli.

 

 

Il Mediterraneo, soprattutto quello profondo, si sta riscaldando più velocemente di tutti gli altri mari del Pianeta. L'aumento di circa 2-3° C di temperatura, con temperature superficiali anche di 29°C, ha già prodotto cambiamenti notevoli nella biodiversità e alcune specie sono migrate a nord, mentre specie esotiche sono arrivate: oltre 600 nuove specie sono entrate da Suez e da Gibilterra, e si sono già acclimatate. Cosa può causare un aumento così rapido e intenso della temperatura delle acque? Quali saranno le conseguenze? Completamente girato in alta definizione, "Mediterraneo bollente" avrà come scenario principale le coste e i paesi mediterranei, e sarà arricchito da importanti paralleli con i mari artici e antartici. Studiare il Mare Nostrum significa anche prevedere ciò che potrebbe accadere in molti altri mari interni sparsi sul nostro pianeta. Con l'ausilio di un nutrito team di ricercatori ed esperti, che da anni studiano i fenomeni che stanno interessando il Mediterraneo, ci sarà possibile comprendere quali potranno essere le conseguenze di questi cambiamenti per tutte le specie viventi che dipendono dal Mediterraneo, uomo compreso.

Ritual - Una Storia Psicomagica di Giulia Brazzale, Luca Immesi

con Desirèe Giorgetti, Ivan Franek, Anna Bonasso, Alejandro Jodorowsky, Cosimo Cinieri

La giovane e fragile Lia si trova coinvolta in un rapporto masochista con Viktor, un sadico e narcisista uomo d'affari. Il loro equilibrio malato viene rotto quando Lia rimane incinta: l'uomo le impone di abortire e la donna va in pezzi. Gravemente depressa, dopo un tentato suicidio, Lia decide di lasciare Viktor e recarsi da una zia guaritrice, in uno sperduto paesino veneto. La zia Agata è la guaritrice del villaggio, da sempre appassionata di psicomagia e medicina alternativa. Ha imparato a usare questi metodi di cura dal defunto marito cileno Fernando, che ancora le appare in sogno per consigliarla. Agata tenta di curare Lia con un atto psicomagico jodorowskiano, ma qualcosa va storto.

 

SHARKWATER è assolutamente da vedere. Come è stato detto e scritto per The End of the Line, è uno di quei documentari che dovrebbero essere visionati nelle scuole; racconta una di quelle scomode verità sull'ambiente che troppo spesso l'umanità sceglie di ignorare. Ovvero il massacro degli squali nelle acque di tutto il mondo. Il sud est asiatico, dove vengono catturati indiscriminatamente sia i grandi squali balena che i piccoli squali pelagici. Nessuna specie si salva. Le immagini documentano distese di pinne di squalo esposte all'aria sui tetti, sulle bancarelle, oppure a terra, per essere essiccate e poi vendute nei negozi in di Hong Kong, della Cina, della Thailandia ecc...Le pinne vengono recise su esemplari ancora vivi, che tra mille sofferenze si dibattono per sfuggire alla pazzia umana, che renderà gli oceani tremendamente vuoti. Nulla sembra smuoversi nelle conscienze dei consumatori orientali, che nascondo, banalmente, le loro responsabilità, asserendo che lo squalo è un mangiatore di uomini.
La parte centrale del documentario narra le imprese del capitano Watson della Sea Shepherd Conservation Society, alle prese con i pescatori di frodo del Guatemala e del Costa Rica, che manifestano tutto il loro disprezzo per la vita marina, gettando verso l'operatore la testa mozzata di uno squalo appena catturato.Nel documentario sono presenti anche immagini d'epoca, in bianco e nero, che dimostrano come è cambiata nel corso degli anni la percezione che si ha nei confronti degli squali. Un tempo erano considerati da tutti il terrore dei mari, oggi per fortuna, alcuni hanno imparato ad amarli, a comprenderne le esigenze etologiche e comportamentali, a interagire con loro, instaurando anche contatti che un tempo sarebbero stati considerati "pazzia". Purtroppo sono ancora cacciati semplicemente per "sport" ed esibiti come trofei, per esorcizzare paure recondite oggi ingiustificate.
Consigliamo vivamente a tutti questo splendido documentario, che parla di mare, squali, tartarughe marine, polpi e più in generale dell'affascinante mondo marino, oggi in pericolo e che, più che mai, necessita di essere rispettato e tutelato.

Finding Vivian Maier di John Maloof, Charlie Siskel

Vivian Maier è stata una fotografa che per tutta la sua vita non ha mai esposto una fotografia. Per tutta la sua vita infatti si manteneva facendo la baby sitter in giro per New York. È stato l'agente immobiliare appassionato di fotografia John Maloof ad acquistare migliaia di negativi di quella che allora era una illustre sconosciuta. In pochi anni la baby sitter diventa un nome che viene paragonato ai padri della fotografia umanistica come Cartier Bresson e Robert Frank e fu così che Maloof capì di aver da parte una vera fortuna. La carriera della fotografa per caso viene raccontata in un documentario, (realizzato dallo stesso Maloof) Alla ricerca di Vivian Maier, edito dalla Feltrinelli real cinema dopo essere stato presentato a Berlino.

Ritratto di un imprenditore di provincia di Hermes Cavagnini

con Anita Kravos, Giancarlo Previati,Gianluca Cesale,Gianni Schicchi Gabrieli

"Ritratto di un Imprenditore di Provincia" narra le ambizioni imprenditoriali dell'ex camionista Mario Gandolfi, self made man impegnato nella realizzazione di progetti edilizi sempre più ambiziosi. Appena conclusa la costruzione di un maneggio per gare internazionali d'equitazione, l'ex enfant prodige della provincia bresciana è già impegnato nella realizzazione del Polo del Lusso, un enorme centro commerciale affacciato sulle rive del Lago di Garda.

Ana Arabia di Amos Gitai

con Yuval Scharf, Yussuf Abu Warda, Sarah Adler, Assi Levy, Uri Gavriel.

Ana Arabia è un momento nella vita di una piccola comunità di reietti, ebrei e arabi, che vivono insieme in una enclave dimenticata al "confine" tra Jaffa e Bat Yam in Israele. Un giorno, Yael, una giovane giornalista decide di visitare il luogo; in quelle baracche fatiscenti tra i frutteti carichi di limoni, circondate da gigantesche abitazioni popolari, scopre una serie di personaggi distanti dai cliché con i quali viene descritta la regione. Yael ha la sensazione di aver scoperto una miniera di umanità. Non pensa più al suo lavoro. Le facce e le parole di Youssef e Miriam, Sarah e Walid, e dei loro vicini e amici la introducono alla vita, ai sogni e alle speranze, agli amori ai desideri e alle illusioni. La loro relazione con il tempo è diversa da quella della città che li circonda. In quel luogo provvisorio e fragile, c'è la possibilità di coesistere, di vivere insieme. Una metafora universale.

 

Una serata speciale in cui potrai goderti sul grande schermo il primo film-documentario sulla Leadership interamente prodotto da HRD e Roberto Re e ascoltare direttamente dalla voce dei protagonisti i segreti che portano al successo.
Francesco Alberoni, Elio Fiorucci, Pietro Scott Jovane, Ottavio Missoni, Domenico De Masi, Don Mazzi, Dan Peterson, Pietro Mennea, Marco Roveda, Oliviero Toscani, Mario Moretti Polegato, Josefa Idem, Laura Biagiotti, Red Ronnie, Vito Di Bari, personalità di primissimo livello, considerati il "top" nei rispettivi settori, ti sveleranno quali sono le caratteristiche che fanno di un uomo un vero Leader.

prenotazione obbligatoria a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

365 Paolo Fresu, il tempo di un viaggio di Roberto Minini Merot

con Paolo Fresu

"365" ha l'ambizione di descrivere e raccontare, con respiro corale, la figura umana e artistica di un grande musicista,le sue esperienze, i suoi vissuti, il mondo cui appartiene.Più che una biografia o un ritratto di Paolo Fresu, il film disegna una geografia di emozioni:i ricordi, le tradizioni e gli stili musicali, gli incontri,i tanti luoghi percorsi –città e paesaggi naturali, luoghi d'arte e luoghi sacri, teatri e sale di registrazione -danno vita alla ricerca di un artista che proietta la propria immagine in un altrove, dove il confronto e la condivisione con altre esperienze, le sue riflessioni, quelle degli amici o di chi lo ammira come esempio da seguire, trovano la propria ragion d'essere in quello spazio sottile in cui si esprime il suo viaggio interiore. Sempre e solo nel nome della musica.

La mostra dei Cinema Triestini del dopoguerra arriva sullo schermo del Cinema Dei Fabbri

Marina di Stijn Coninx

con Matteo Simoni, Cristiaan Campagna, Luigi Lo Cascio, Donatella Finocchiaro, Evelien Bosmans

Rocco Granata ha pochi anni e il sogno di suonare la fisarmonica come suo padre, che ha deciso di abbandonare la musica e la Calabria per le miniere del Belgio e un futuro migliore. Due anni dopo Salvatore, ottenuti i permessi per la famiglia, la riunisce in una baracca e in un paese ostile con gli stranieri. Ma Rocco non impiegherà molto a padroneggiare il fiammingo e a farsi amare da una ragazzina bionda, che ha un debole per gli italiani e la canzone melodica. Gli anni passano e Rocco non dimentica quell'amore, che adesso vuole stupire con la sua voce. Con i soldi risparmiati col lavoro di meccanico si compra una Stradella e mette insieme una band con cui esibirsi e comporre finalmente la sua musica. La sua ostinazione e la sua partecipazione a un concorso canoro irritano però Salvatore, che lo biasima esortandolo a trovarsi un mestiere. Al contrario, la madre incoraggia quel sogno preservando il figlio dalle miniere e da una vita già scritta. Ma caparbietà e talento troveranno la strada del palcoscenico e del successo. Inciso il primo disco e 'vinto' il cuore della sua 'Marina', Rocco riscatterà il suo nome e il proprio Paese.
Marina è un film classico, didascalico nel suo delineare un percorso esemplare di formazione, che cerca e trova un personaggio vero il cui ruolo non si esaurisce dentro lo schermo. Perché Rocco Granata diventa necessario anche fuori dal cinema, nella vita che dopo il film torna a fare i conti con l' 'esilio' e con chi scopre che la terra promessa è molto diversa da come l'aveva immaginata. Ispirato alla biografia di Rocco Granata, cantante italiano naturalizzato belga, e nominato col titolo della sua canzone più celebre, Marina è un drammone strappalacrime che parla al cuore. Se la performance di Luigi Lo Cascio è in levare, sorvegliatissima è l'interpretazione di Donatella Finocchiaro, madre malinconica del Rocco di Matteo Simoni, che aggredisce il melodramma con piglio moderno e asciutto.
Talento rivelato, Simoni incarna il coraggio e la determinazione di un sogno realizzato altrove, in una terra promessa che gli italiani negli anni Cinquanta contribuirono a costruire estraendo il carbone dalle sue viscere e respirando polveri nocive. Stijn Coninx, che rivela una felice predisposizione per il genere, realizza una storia in grado di commuovere la platea con robusti interpreti e con i giusti sacrifici che il melodramma richiede. Tra canzoni e colpi di scena, Marina è popolato da personaggi che soffrono perché vittime di ingiustizie o perché schiacciate da un destino predestinato. Le vicende di Rocco e della sua famiglia sono imperniate sulla verità della vita quotidiana, sulla verità cercata nella concretezza della loro esistenza che a un passo dal risolversi il caso dissolve. Il regista belga è bravo a regalare al pubblico quello che ama di più vedere: la conclusione felice e la speranza in un mondo migliore.
Marina, attraverso il sistema retorico del melodramma, affronta il tema della migrazione, intrattenendo e squadernando davanti ai nostri occhi lo spettacolo dell'iperbole, emozioni ingigantite che danno voce agli scacchi affettivi e ai conflitti non riconciliabili. L'enfasi come una canzone diventa valvola di sfogo per far parlare il dolore e la perdita, la sconfitta e la risalita, vincendo la diffidenza e trovando il proprio posto nel mondo.

Song of Silence di Chen Zhuo

con Li Qiang, Yin Yaning, Wu Bingbin, Yu Xuan

Song of Silence è il film d'esordio di Chen Zhuo che fa tremare la sala del 14° Far East Film Festival, sorprendendo critica e pubblico. Una pellicola dalle note drammatiche e dalle tematiche di un certo spessore, nella quale il regista con grande maestria inserisce cinema d'autore e dirige sapientemente tutto il cast che eccelle nei singoli ruoli, ricordando che alcuni attori come Yin Yaning, indubbiamente una delle colonne portanti del film, provengono dalla strada. Il regista senza mezzi termini inizia a raccontare la storia, una storia tratta da fatti realmente accaduti, con simbolismi e metafore, calando lo spettatore in un'atmosfera di solitudine e di tristezza, sentimenti che saranno intrinsechi in tutti i protagonisti del film.

 

Le armonie di Werckmeister di Béla Tarr

con Lars Rudolph, Hanna Schygulla

In un villaggio della puszta magiara arriva un camion che porta, in un grande contenitore metallico, una balena impagliata. Questa attrazione da fiera è scortata da un bizzarro personaggio che profetizza un'imminente apocalisse. L'evento scatena una violenza collettiva: la gente invade l'ospedale, ne scaccia i degenti, distrugge ogni cosa. Finito il pandemonio - con la balena scoperta e malconcia sulla piazza - c'è spazio e tempo soltanto per il potere e la sottomissione. Come in Satatango, B. Tarr s'ispira a un romanzo di László Krasznahorkai (La resistenza malinconica) che partecipa alla sceneggiatura col regista e altri tre sceneggiatori. (Sono in sette a firmare la fotografia, caso più unico che raro.) L'uso del bianconero e il ricorso ai piani-sequenza sono quelli di sempre, ma la costruzione narrativa è più compatta e dà luogo a sequenze suggestive: l'arrivo notturno del camion; la scena della gente in piazza che in silenzio lo scruta come un evento indecifrabile; l'ingresso di un ragazzo al suo interno; l'assalto all'ospedale con la straziante immagine finale di un vecchio nudo, macilento e atterrito in piedi nella vasca da bagno. Il titolo allude all'organista e teorico musicale tedesco Andreas Werckmeister (1645-1706) che si dedicò alla sistemazione del sistema armonico precedente alla riforma di J.S. Bach.

I Corpi Estranei di Mirko LOCATELLI

con Filippo TIMI, Jaouher BRAHIM, Gabriel e Tijey DE GLAUDI, Dragos TOMA ,Naim CHALBI ,El Farouk ABD ALLA

Antonio è solo a Milano con il suo bambino, Pietro, affetto da una grave malattia: sono arrivati al nord per cercare uno spiraglio di salvezza. Jaber, quindici anni, vive a Milano con un gruppo di connazionali: è migrato in Europa da poco, in fuga dal Nord Africa e dagli scontri della primavera araba. L'ospedale è una città nella città dove entrambi sono costretti a sostare: Antonio per guarire Pietro, Jaber per assistere il suo amico Youssef. La malattia è l'occasione per un incontro tra due anime sole e impaurite, due "corpi estranei" alle prese con il dolore.

 

Sea Shepherd parteciperà alla Rassegna di cinema etico e ambientale "Voci dal Silenzio", organizzata dall'Associazione NAICA a Trieste, con la proiezione del documentario "Galapagos". I volontari dell'Organizzazione parleranno, inoltre, di Operazione Siracusa, prima campagna di Sea Shepherd in Italia.

Nelle prossime settimane ci saranno altri due appuntamenti con Sea Shepherd a "Voci dal silenzio", con la proiezione di "Sharkwater", il 20 giugno, e di "Mediterraneo bollente", il 4 luglio.

GALAPAGOS: "Forgiate dal fuoco, scolpite dalle correnti", così vengono definite le Galapagos (il cui nome significa "tartarughe").

Con questo documentario, Sea Sheperd presenta un altro aspetto del suo vario lavoro a livello mondiale. Sea Shepherd è attiva alle Galapagos da quasi 10 anni, lavorando in stretta collaborazione con le autorità locali.

Questo film-documentario presenta il lavoro svolto sul posto, l'importanza della tutela di questo paradiso naturale dichiarato anche patrimonio UNESCO dell'umanità e la necessità di proteggerlo.

CHI È SEA SHEPHERD?

Fondata nel 1977 dal Capitano Paul Watson, Sea Shepherd Conservation Society (SSCS) è la più attiva e agguerrita Organizzazione per la tutela degli Oceani e della fauna marina.

La flotta di Sea Shepherd è composta da quattro navi con a bordo equipaggi di volontari provenienti da tutto il mondo e disposti a rischiare la propria vita per la causa. Sea Shepherd non protesta, ma agisce in maniera diretta contro i bracconieri.

Tra le numerose campagne portate avanti in oltre 35 anni di storia ricordiamo quelle in Canada contro il massacro delle foche, alle danesi Isole Far Oer contro la mattanza di globicefali e in Mediterraneo contro la pesca al tonno rosso. Inoltre, SSCS collabora ufficialmente da diversi anni con le forze di polizia delle Isole Galapagos e porta avanti anche Campagne a terra, come quella contro la strage di delfini a Taiji (Giappone) e di otarie in Namibia e negli Stati Uniti.

La Campagna principale e più impegnativa si svolge ogni anno, da circa un decennio, in 'Oceano Antartico contro la caccia commerciale alle balene, mascherata da ricerca scientifica, praticata dalla flotta giapponese. Ogni anno, all'interno di un Santuario per i Cetacei, i giapponesi tentano di uccidere 1.000 balene ma, grazie a Sea Shepherd, negli ultimi anni questo numero si è drasticamente ridotto e ha permesso a circa 5.000 balene di continuare a nuotare libere.

SSCS esiste e va avanti grazie alla volontà e al supporto dei singoli individui (volontari e sostenitori).

www.seashepherd.it

Diario di un maniaco per bene di Michele Picchi

con Giorgio Pasotti, Valeria Ghignone, Valentina Beotti, Angela Antonini, Tatiana Lepore

Lupo, comico e disperato artista quarantenne, nella sua vita non ha mai concluso niente, a partire dalle donne. D'altronde, è un "maniaco perbene" e come tale, vede la sua vita attraverso uno "spioncino". Trascinato dalle proprie manie e dai suoi eterni interrogativi sul mondo, a suo modo rassicura ed approccia ogni "categoria" di donna, dalla sensuale "esperta di Hemingway e di Kamasutra", alla giovane suora, che corteggia spudoratamente usando come pretesto i propri finti dubbi "teologici".

I Ragazzi Terribili di Jean-Pierre Melville

con Nicole Stéphane, Edouard Dhermitte, Jacques Bernard, Renée Cosima

Paul ed Elizabeth sono due fratelli orfani di padre, che vivono insieme alla madre gravemente malata. La loro adolescenza non è delle più facili, e loro amano passare del tempo insieme nella loro stanzetta, fantasticando e sognando un futuro diverso. Paul, però, è vittima di un incidente a scuola causato da quello che per lui è un vero e proprio mito: il bullo Dargelous. Da quel momento in poi la sua vita non sarà più la stessa, e vivrà barricato nella sua stanza vittima di un continuo malessere, assistito da Elizabeth, ormai infermiera sia del fratello che della madre. Elizabeth, a poco a poco, apre le porte della sua casa ad altri ragazzi, anch'essi soli ed orfani, ma con il passare del tempo, non può rinunciare a vivere una vita propria....

Il treno va a Mosca di Federico Ferrone, Michele Manzolini

con Sauro Ravaglia

Il treno va a Mosca racconta una storia personale, un viaggio documentato attraverso il materiale girato da Sauro e i suoi amici di avventura. Dell'uomo, che oggi ha 81 anni, sentiamo soprattutto la voce off, filo conduttore e narrante dell'opera; lui lo vediamo di persona (oggi) solo in pochissime scene. Perché poi il film di Ferrone e Manzolini è davvero costruito tutto con filmini privati girati all'epoca. Così ne viene fuori un affresco molto più ampio, in cui dal particolare (il viaggio di Sauro) si tende verso l'universale (l'ideologia comunista).70 minuti, tanto è la durata di questo documentario, per narrare la nascita di un'utopia e l'inizio delle disillusioni di un'epoca, di un paese e di un'ideologia. Alla fine degli anni 50 il socialismo e l'Unione Sovietica erano le uniche realtà possibili: ecco perché i giovani volevano andare a Mosca, attirati anche dall'idea del 6° Festival mondiale della gioventù. Pace e Amicizia: queste erano le due parole chiave della riunione speciale, capace di chiamare l'attenzione di 131 paesi e circa 34.000 partecipanti.ll treno va a Mosca è quasi un road movie in cui viaggiando si fanno incontri e scoperte: e come in tutti i viaggi ci possono essere scoperte buone e scoperte non così buone. Ad esempio si possono incontrare persone da tutto il mondo, persone appassionate e speranzose con cui condividere idee e ideologia. Si può poi invece scoprire che in Russia si dorme in decine di persone nelle case tutti per terra e poi si viene trasportati sul luogo di lavoro ammassati in camion.

Perdizione di Béla Tarr

con Miklos B. Szekely, Gyula Pauer, György Cserhalmi, Hédi Temessy

Karrer vive già da anni come tagliato fuori dal mondo, lontano da tutto. Passa il suo tempo osservando le benne della teleferica che si allontanano all'orizzonte, o vagabondando senza meta, sotto una pioggia incessante, per chiudere invariabilmente le sue giornate, qualunque sia la direzione presa la mattina, nella medesima taverna. Un giorno decide di coinvolgere nei suoi loschi affari il marito della cantante del Bar Titanic, per poter così avvicinare la giovane donna. Riesce ad allontanare l'uomo per qualche giorno, con la complicità di Willarsky, suo amico e proprietario del bar. Gli slanci affettivi mutevoli che caratterizzano i rapporti tra questi quattro personaggi indissolubilmente legati gli uni agli altri dai loro interessi e sentimenti, provocano tra di essi conflitti e ravvicinamenti disperati. Sarà Karrer a uscirne sconfitto; a lui non resterà che l'odio e il desiderio di vendetta. Le tappe del suo calvario lo porteranno non alla redenzione, ma a ciò che rappresenta il peggio per l'uomo europeo: la morte che precede la morte, la solitudine totale, il naufragio nella perdizione...

 

Clip di Maja Milos

con Isidora Simijonovic, Vukasin Jasnic, Sanja Mikitisin, Jovo Maksic, Monja Savic

Jasna è una bella ragazza nel pieno della sua adolescenza. Vive la vita difficile comune ai giovani della generazione dell'immediato dopoguerra in Serbia. Con un padre malato terminale e una madre depressa, la protagonista è disillusa e arrabbiata con tutto e con tutti, anche con se stessa. Prende una bella cotta per un ragazzo della sua scuola: ed è così che entra in una spirale fatta di sesso, droga e feste, che Jasna filma continuamente con il suo cellulare. Tuttavia, nonostante la durezza dell'ambiente che la circonda, l'amore e la tenerezza alla fine trovano il modo di emergere.

Vincitore del "Tiger Award" al festival di Rotterdam dello scorso anno.

Home - La nostra Terra di Yann Arthus-Bertrand

Ci sono volute 488 ore di riprese a bordo di elicotteri, 217 giorni di lavorazione attraverso 54 differenti nazioni, per permettere a Yann Arthus-Bertrand di ultimare Home, documentario assolutamente spettacolare e di grande impatto emotivo, intenzionato a farci aprire gli occhi sul reale impatto del riscaldamento globale, della deforestazione, dell'inquinamento. L'umanitaà si trova ormai a un bivio obbligato, tra abitudini negative che dovrebbero appartenere al passato e possibilità di effettuare scelte rivoluzionarie ed eco-compatibili, le uniche in grado di garantirci un futuro non catastrofico. Seguendo l'esempio di Una scomoda verità, sua dichiarata fonte d'ispirazione, il celebre fotografo francese,
qui al debutto alla regia, realizza un'opera coinvolgente e accurata, tanto nelle immagini, quanto nei contenuti, in grado di catturare e far riflettere lo spettatore.

Due Volte Genitori di Claudio Cipelletti

DUE VOLTE GENITORI "Mio figlio è come io lo penso?" Prima o poi ogni genitore, a causa di piccoli o grandi motivi, si è trovato di fronte a questo interrogativo. "Due volte genitori" entra direttamente nel cuore delle famiglie nel momento critico della rivelazione dell'omosessualità di un figlio/a. Attraverso un delicato lavoro di ascolto, il film indaga questo percorso tra le aspettative disilluse dai figli e l'accettazione, al di là dell'omosessualità in quanto tale, della propria rinascita come genitori. Dopo lo smarrimento, il senso di perdita e di colpa, poco alla volta si apre un nuovo percorso che porta queste famiglie a compiere un viaggio imprevisto, dai figli ai genitori, dai genitori ai nonni e poi di nuovo ai figli. Mentre si richiude il cerchio tra le generazioni vince l'amore, ma non basta. Bisogna mettersi in gioco. E questi genitori hanno saputo farlo fino in fondo, regalandoci un'esperienza intensa e limpida, che diventa preziosa per tutti.

L'Uomo di Londra di Béla Tarr

con Miroslav Krobot, Tilda Swinton, Ági Szirtes, János Derzsi, Erika Bok

Mai non conduce una vita semplice e priva di prospettive ai bordi del mare. Quasi non si accorge della realtà che lo circonda e ha ormai accettato la solitudine in cui è immerso. Finché un giorno diviene testimone di un omicidio. La sua vita subisce uno sconvolgimento. È costretto a chiedersi cosa separi il bene dal male e quale sia la sottile linea che divide l'innocenza dalla complicità. Progressivamente è costretto a porsi domande, che aveva sempre rimosso, sul senso ultimo della vita. Il film è tratto da un romanzo di Georges Simenon. Il figlio dello scrittore ha detto in proposito: "Le vite di alcuni personaggi creati da mio padre non sono facili da trasporre in un film o in televisione. Questo vale anche per L'Homme de Londres perché la macchina da presa aspira a seguire la suspense che ha luogo nella mente del protagonista e l'impresa sembra impossibile. Bela Tarr ne ha fatto un esercizio di stile che mi ha toccato nel profondo". In effetti tutti i film del regista ungherese sono esercizi di stile. Primo fra tutti Satantango, suo capolavoro della durata fiume di 7 ore e mezzo. Ma lì, come in altre sue opere, era presente una ricerca cinematografica destinata a un ristretto pubblico di cinefili ma ricca di creatività e di senso.

Chasing Ice di Jeff Orlowski

con James Balog, Svavar Jonatansson, Adam LeWinter, Louie Psihoyos, Kitty Boone

2005, il celebre fotografo James Balog si diresse verso l'Artico per portare a termine un incarico commissionatogli dal National Geographic: catturare immagini che potessero aiutare a capire meglio il cambiamento climatico della Terra. Pur avendo una formazione scientifica, Balog si era sempre mostrato scettico sulla tesi del cambiamento climatico. Ma quel primo viaggio a Nord gli ha aprì gli occhi e lo convinse a intraprendere una sfida che avrebbe potuto mettere a rischio la sua carriera e la sua stessa salute.
A pochi mesi da quel primo viaggio in Islanda, il fotografo organizzò la più dura spedizione della sua vita: La 'Extreme Ice Survey'. Alla guida di un gruppo di giovani coraggiosi, iniziò a raccogliere le immagini che (grazie ad un rivoluzionario time-lapse) avrebbero testimoniato lo scioglimento dei ghiacci e il cambiamento climatico in corso.
Mentre il dibattito divideva l'America, Balog si trovò allo stremo della sua forze, a tu per tu con la possibilità di morire. Sapendo inoltre che ci sarebbero voluti anni perché riuscisse a vedere i frutti del suo lavoro: una serie di video che avrebbero sintetizzato in pochi secondi anni di sacrificio, e testimoniato la scomparsa dei ghiacciai ad un ritmo davvero mozzafiato.

Uomini contro di Francesco Rosi

con Gian Maria Volonté, Pier Paolo Capponi, Alain Cuny, Franco Graziosi, Mark Frechette.

Nel corso della prima guerra mondiale, i soldati del generale Leone, dopo aver conquistato, lasciando sul terreno tremila caduti, una cima considerata strategicamente indispensabile, ricevono l'ordine di abbandonarla. Poi l'ordine cambia: occorre che la cima venga di nuovo tolta al nemico. Gli austriaci, però, vi si sono saldamente insediati e la difendono accanitamente con due mitragliatrici. Gli inutili assalti, nemmeno protetti dall'artiglieria, si susseguono provocando ogni volta una strage tra gli attaccanti. Stanchi di essere mandati al massacro da un generale tanto incompetente, quanto stupidamente esaltato, una parte dei soldati inscena una protesta: il generale Leone ordina, come risposta, di punirli con la decimazione. Costretti ad uccidere o ad essere uccisi da uomini come loro, vittime dello stesso mostruoso ingranaggio, i soldati italiani, in gran parte ex contadini, rivolgono la loro fiducia a quei pochi ufficiali - come i tenenti Ottolenghi e Sassu - che giudicano quella e tutte le guerre come inutili stragi. Ma il primo muore, nel tentativo di impedire il massacro dei suoi uomini, mentre Sassu viene condannato alla fucilazione per essersi opposto a un ordine iniquo di un suo superiore.

Bill Cunningham New York di Richard Press

con Bill Cunningham, Tom Wolfe, Anna Wintour, Carmen Dell'Orefice, Annette De la Renta.

Chi è Bill Cunningham? O anche: chi è quel tizio che da quarant'anni sfreccia in bicicletta per le strade di New York, con una giacca da operaio, un poncho riparato con il nastro adesivo e una macchina fotografica al collo? Perché Brooke Astor l'ha invitato al suo centesimo compleanno, vietato alla stampa, e il Ministro francese della cultura l'ha nominato "officier", premiandolo per il suo contributo artistico?
"Io non dico quello che penso, io dico quello che vedo", afferma Bill Cunningham nel bel documentario che Press e Gefter gli hanno dedicato, ma è un'affermazione che, in realtà, di cose ne dice, e più d'una. Racconta un uso della macchina fotografica paragonabile ad una penna per prendere appunti, direttamente legata al centro di produzione delle idee, e poi racconta una scelta di discrezione riguardo alla propria persona e di devozione allo spettacolo umano, a ciò che offre a chiunque abbia occhi per vederlo. Sebbene abbia iniziato fabbricando cappelli (che piacevano a Ginger Rogers e Marilyn Monroe), è sulla strada, infatti, che William J. Cunningham ha trovato il suo luogo naturale. Fotografando il modo in cui la gente comune indossava e personalizzava gli abiti provenienti dalle passerelle, ha rivoluzionato il giornalismo di moda. Correndo da un gala di beneficenza all'altro, senza mai prendere un soldo né un bicchiere di vino, ha raccontato gli ultimi quattro decenni di stile come nessun altro, pubblicando in fondo poco ma conservando tutto, nel suo appartamento-archivio di Carnegie Hall.
"Ci vestiamo tutte per Bill", scherza (nemmeno troppo) Anna Wintour. Perché Bill Cunningham non manca mai, perché Bill Cunningham non lo inganni copiando un abito di tanti anni prima, perché Bill Cunningham non si sente ma ti vede. E non è certo il lusso che lo affascina, ma l'estro, che è qualcosa di molto diverso, prima di tutto una qualità umana, sempre più rara, che rima con coraggio e con libertà e non certo con denaro.
Ai vestiti, al costume inteso come modo di vivere prima che alla moda come industria, quest'uomo ha sacrificato 29 biciclette e una vita intera. Lui direbbe che non è stato un sacrificio, non è stato nemmeno un lavoro, solo puro e semplice divertimento, ma l'autore del documentario scava nel privato e qualche nodo irrisolto lo scova. Ammesso e non concesso che ce ne fosse bisogno, è certamente il modo per rendere il film più intimo, e tutto avviene con il consenso del soggetto, non c'è dubbio (anche se ci sono voluti quasi dieci anni per convincerlo). A ottanta anni suonati, anche il più modesto e riservato dei fotografi può legittimamente decidere di girare l'obiettivo contro se stesso e concedersi un meritato giro in passerell

Nido Familiare di Béla Tarr

con Laszlone Horvath, László Horváth, Gábor Kun, Gábor Ifj. Kun, Gaborne Kún, Jánosné Szekeres

Ungheria, seconda metà degli anni '70. Laci e Iren sono sposati da sette anni e hanno una bambina, Krisztike. Da tempo hanno presentato domanda per l'assegnazione di un appartamento, ma, nonostante i numerosi solleciti, non sono ancora riusciti ad ottenere nulla. Nell'attesa, si trovano costretti ad abitare nella casa dei genitori di lui. La convivenza forzata è causa di continue tensioni, dovute soprattutto al carattere autoritario e arrogante del padre di Laci, che non perde occasione di criticare pesantemente la nuora. Arriverà addirittura ad accusarla di immoralità e a metterla alla porta, distruggendo definitivamente la vita familiare di suo figlio.

Chocò di Jhonny Hendrix Hinestroza

con Karent Hinestroza, Esteban Copete, Fabio Ivàn Restrepo, Daniela Mosquera

Chocó è una ragazza nera di ventisette anni che vive nelle campagne di una terra devastata dalla violenza. Sposata con Everlides, un uomo manesco con il vizio del gioco e dell'alcol, si deve occupare del mantenimento dei loro tre figli, tutti ancora in tenera età, lavorando al mattino come ricercatrice di pepite d'oro lungo il fiume Atrato e come lavandaia al pomeriggio. Quando si appresta a festeggiare il compleanno della piccola Candelaria, Chocó scopre che il marito ha sperperato i pochi risparmi messi da parte e, per non deludere le aspettative della bambina, decide di vendere il proprio corpo a Ramiro, il proprietario di un negozietto, che in cambio le promette una torta, scatenando la folle ira di Everlides.Un ritratto variopinto della miseria. Nel quale il dolore e la gioia hanno gli stessi colori, al contempo ribelli e teneri, artistici e selvaggi.

 

Gruppo di famiglia in un interno di Luchino Visconti

Torna «Gruppo di famiglia»
Da venerdi 11 aprile a mercoledì 16 aprile alle ore 16.00 e alle ore 20.00 al cinema teatro dei Fabbri viene presentato in esclusiva un prezioso restauro: quello di Gruppo di famiglia in un interno di Luchino Visconti.
Il restauro integrale della pellicola negativa originale 35mm del capolavoro di Visconti e la trasposizione in digitale HD fa parte del progetto Fendi-Cinema. L'attività è stata realizzata e curata da Minerva Pictures e Rarovideo, proprietario ed editore del film. Nel 1974 Fendi si trovò a lavorare con due giganti della cinematografia contemporanea: Luchino Visconti, inarrivabile maestro che lavora fra coscienza storica e memoria nostalgica, fra ideologia marxista e sensibilità aristocratica e Piero Tosi, fantasmagorico costumista, genio dell'accuratezza. A rendere immortale il tutto sullo schermo la divina Silvana Mangano e un malinconico e autobiografico Burt Lancaster.

 

EU 013 - L'ultima frontiera di Raffaella Cosentino e Alessio Genovese

È sulle parole di un verso tratto dalla poesia Gli Emigranti (1882) di Edmondo De Amicis che si apre il documentario di Alessio Genovese dal titolo L'ultima frontiera. Un'opera importante sin dalle premesse, in quanto segna la prima volta di una troupe cinematografica all'interno dei C.i.e. (centri di Identificazione ed Espulsione), luoghi che ogni anno (r)accolgono al loro interno circa 8.000 stranieri privi del permesso si soggiorno e ivi costretti a 'sostare' per 18 mesi prima di ricevere un foglio di via che li costringe a uscire dal territorio nazionale italiano entro pochi giorni. Un rimpatrio che di solito non avviene in quanto questi stranieri divenuti ben presto anche apolidi non vengono più accolti dai loro consolati e nello stesso tempo non possono restare in Italia per la mancanza di un'adeguata documentazione. Molti di loro si ritrovano dunque a transitare da un C.i.e. all'altro, da una situazione di stand by all'altra perdendo ogni giorno che passa la speranza di poter essere considerati persone anziché numeri all'interno di un sistema che li ignora o li rifiuta, e infilando un ciclo vizioso scandito unicamente da un'attesa a poco a poco sempre più estenuante. Eppure, quello raccontato da Alessio Genovese (classe 1981 e sin da subito interessato al duplice processo di migrazione/immigrazione) è il sistema standard di 'controllo e regolazione' dei flussi migratori all'interno dell'area Schengen; un sistema che mostra falle sotto più di un punto di vista e che sottolinea (suo malgrado) le controverse politiche europee sull'immigrazione e la loro sostanziale tendenza ad abbandonare 'l'altro' al suo destino se non a relegarlo in luoghi di confino che sempre più e con sempre maggiore fermezza marcano la differenza tra ricchi e poveri, fortunati e svantaggiati.

Tournèe di Mathieu Amalric

con Joachim Zand,Mathieu Amalric,Mimi Le Meaux,Miranda Clocasure,Kiten on the Keys,Suzanne Ramsey,Dirty Martini,Linda Marracini Evie Lovele

Joachim, ex produttore televisivo parigino, si è lasciato tutto alle spalle – figli, amici, nemici, amanti e rimpianti – per iniziare una nuova vita in America. Ritorna con un team di performers spogliarelliste alle quali Joachim ha alimentato la fantasia con un tour in Francia, a Parigi!
Viaggiando di porto in porto, le formose showgirls inventano uno stravagante e fantasioso mondo di sensualità e di edonismo, nonostante lo squallore degli hotel impersonali, la loro ripetitiva musica da ascensore e la mancanza di soldi. Lo show ottiene una risposta entusiasta sia da uomini che da donne.
Ma il loro sogno che dovrebbe culminare in un grande ultimo show a Parigi finisce in fumo quando Joachim è tradito da un vecchio amico e perde il teatro dove dovevano esibirsi. Un veloce viaggio di ritorno alla capitale riapre vecchie ferite...

FICKENDE FISCHE con Almut Getto

con Tino Mewes, Sophie Rogall, Hans Martin Stier, Annette Uhlen, Ferdinand Dux, Ellen Ten Damme, Jürgen Tonkel, Angelika Milster, Adrian Zwicker, Thomas Feist

RASSEGNA CINEMATOGRAFICA "COPPIE IN AMORE"A CURA DEL GOETHE INSTITUT

 

Jan è un adolescente molto timido che ama Shakespeare, l'acqua e i pesci. Vive in universo tutto suo nel quale si immagina di essere anche lui un pesce. A causa di una trasfusione di sangue in ospedale, ha contratto il virus dell'HIV il che lo fa sentire ancora più solo e isolato. L'incontro/scontro con Nina, una quindicenne anticonformista che ama invece i pattini a rotelle, sui quali si esibisce spesso anche per le vie cittadine, oltre alle automobili e ai capelli colorati, cambierà profondamente la sua vita dandole finalmente un senso. Anche la ragazza, che ha la testa piena di stravaganti idee, ha una famiglia difficile con cui rapportarsi: vive insieme al fratello, il padre e la sua nuova fidanzata e non è che i rapporti siano così idilliaci. Fra i due nasce subito un'empatia profonda destinata a sfociare poi nel sentimento condiviso dell'amore, che incontrerà però problemi e complicazioni.

 

I Fratelli Karamazov di Petr Zelenka

con Ivan Trojan, Radek Holub, Igor Chmela

Polonia. In una calda giornata estiva un gruppo di persone viaggia verso un'acciaieria abbandonata: sono attori di un teatro di Praga, giunti per provare uno spettacolo che si terrà il giorno successivo. Alcuni operai sono ancora al lavoro, le uniche creature viventi rimaste. In un primo momento prestano poca attenzione agli attori, preoccupati per una tragedia accaduta il giorno prima: il figlio di un manovale è caduto da una passerella e si è rotto la spina dorsale. Il loro interesse è tutto rivolto nel suo destino. Tra i resti di vecchi macchinari e vecchie cianfrusaglie, le prove hanno inizio: si tratta di un adattamento de I fratelli Karamazov di Fëdor Dostoevskij. Per tutto il tempo il mondo reale degli operai rimane ai margini della performance, finché gli echi della tragedia che stanno vivendo risuonano all'interno della rappresentazione...

 

I fantasmi di San Berillo di Edoardo Morabito

con Donatella Finocchiaro

I Fantasmi di San Berillo, documentario diretto da Edoardo Morabito, è un viaggio scandito tra memoria e presente, ambientato nel quartiere di San Berillo a Catania. Un quartiere dove convivono i fantasmi del presente del passato e che nel corso degli anni ha subito uno smantellamento progressivo, che però non ha stravolto la sua essenza.
Oggi come ieri San Berillo rappresenta un rifugio sicuro per prostitute e travestiti. Nei loro occhi, su quelle mura, è ancora possibile ritrovare il mito di un tempo.
Accompagnato dalla voce di Donatella Finocchiaro, che interpreta il fantasma della scrittrice Goliarda Sapienza, e scandito da frammenti (in certi casi particolarmente hot) d'epoca, I Fantasmi di San Berillo è un film sospeso nel tempo e, proprio per questo, particolarmente affascinate.

HANNAH ARENDT un film di Margarethe Von Trotta

Drammatico / Germania / 113 min.

Lingua originale, sottotitoli in italiano

Non si può ricordare qualche cosa a cui non si è pensato e di cui non si è parlato con se stessi. - Hannah Arendt.

La trama
Scappata dagli orrori della Germania nazista, la filosofa ebreo-tedesca Hannah Arendt nel 1940 trova rifugio insieme al marito e alla madre negli Stati Uniti, grazie all'aiuto del giornalista americano Varian Fry. Qui, dopo aver lavorato come tutor universitario ed essere divenuta attivista della comunità ebraica di New York, comincia a collaborare con alcune testate giornalistiche. Come inviata del New Yorker in Israele, Hannah si ritrova così a seguire da vicino il processo contro il funzionario nazista Adolf Eichmann, da cui prende spunto per scrivere La banalità del male, un libro che andrà incontro a molte controversie.

La Storia
HANNAH ARENDT è il ritratto del genio che sconvolse il mondo, grazie alla sua scoperta della "banalità del male". Dopo aver assistito al processo al nazista Adolf Eichmann, svoltosi a Gerusalemme, la Arendt osò scrivere dell'Olocausto con parole che non si erano mai sentite prima. Il suo lavoro provocò immediatamente uno scandalo, ma la Arendt non ritrattò, nonostante gli attacchi di amici e nemici. In quanto ebrea tedesca emigrata, lei aveva difficoltà a recidere i suoi legami dolorosi con il passato e il film mette in mostra il suo affascinante mix di arroganza e vulnerabilità, rivelando un'anima formata e sconvolta dall'esilio.
La pellicola mostra Hannah Arendt (Barbara Sukowa) nel corso dei quattro anni (dal 1961 al 1964), in cui assiste, scrive e sopporta la reazione nei confronti del suo lavoro sul processo al criminale di guerra nazista Adolf Eichmann. Osservando la Arendt mentre partecipa al processo, rimanendo al suo fianco mentre viene contestata dai suoi critici e sostenuta da una ristretta cerchia di amici fedeli, avvertiamo l'intensità di questa donna ebrea forte, fuggita dalla Germania nazista nel 1933. Un'accanita fumatrice e una donna orgogliosa, la Arendt è felice e ha successo in America, ma la sua visione penetrante la rende un'outsider dovunque vada. Quando scopre che il Servizio segreto israeliano ha rapito Adolf Eichmann a Buenos Aires e lo ha portato a Gerusalemme, è determinata a raccontare il processo. William Shawn (Nicholas Woodeson), responsabile della rivista New Yorker, è eccitato di avere una stimata intellettuale a occuparsi di questo processo storico, ma il marito della Arendt, Heinrich Blücher (Axel Milberg), non condivide questo suo entusiasmo. Lui è preoccupato che questo incontro riporterà la sua amata Hannah a quelli che entrambi definiscono i "tempi oscuri".
La Arendt entra in questo infuocato tribunale di Gerusalemme aspettandosi di vedere un mostro, ma invece scopre una nullità. La sciatta mediocrità di quest'uomo non coincide con la profonda malvagità delle sue azioni, ma capisce rapidamente che questo contrasto è proprio l'enigma che bisogna risolvere. Ritornata a New York, iniziando a comunicare la sua interpretazione rivoluzionaria di Adolf Eichmann, la paura si impadronisce del suo migliore amico, Hans Jonas (Ulrich Noethen). Lui la mette in guardia, dicendole che il suo approccio filosofico genererà soltanto confusione. Ma la Arendt difende il suo punto di vista coraggioso e originale, convincendo Heinrich a sostenerla in questo percorso. Dopo due anni di pensieri intensi, ulteriori letture e dibattiti con la sua migliore amica americana, Mary McCarthy (Janet McTeer), il ricercatore e amico tedesco, Lotte Köhler (Julia Jentsch) e, ovviamente, un confronto costante con Heinrich, consegna finalmente il manoscritto. La pubblicazione dell'articolo sul New Yorker provoca immediatamente uno scandalo negli Stati Uniti e in Israele, per poi estendersi al resto del mondo.
HANNAH ARENDT fornisce uno sguardo sull'importanza profonda delle sue idee, ma è soprattutto la commovente possibilità di capire il cuore.

Richard Wagner . Diario Veneziano Della Sinfonia Ritrovata di Gianni Di Capua

Il documentario ricostruisce l'esecuzione di una sinfonia giovanile di Richard Wagner creduta smarrita, che il compositore diresse nell'intimità della propria famiglia la sera di Natale del 1882 nel Ridotto del Teatro la Fenice di Venezia. Il 'Diario' offre più piani narrativi, in un costante gioco di rimandi testuali tratti dal 'Bericht über die Wiederaufführung eines Jugendwerkes' ('Relazione di una Sinfonia giovanile ritrovata', scritto da Wagner subito dopo l'esecuzione della sinfonia), dai 'Tagebücher', ossia i Diari di Cosima Wagner, e dalla testimonianza di Giuseppe Norlenghi, testimone d'eccezione dello storico allestimento del quale riferirà nel suo saggio biografico 'Wagner a Venezia' scritto all'indomani della morte del grande compositore tedesco, avvenuta a Venezia, il 13 febbraio del 1883.

HORSE BOY di Michel O. Scott

con Rowan Isaacson, Kristin Neff, Rupert Isaacson

Racconta il viaggio compiuto da Rupert Isaacson e Kristin Neff, i genitori del piccolo Rowan, per curare il figlio. Un mese, nell'estate del 2007, insieme al loro bambino affetto da autismo, attraversando a cavallo tutta la Mongolia alla ricerca di un gruppo di sciamani, nella speranza che i loro riti e il contatto con la natura potessero aiutarlo a guarire da quella che oggi è una delle malattie più diffuse al mondo (nei soli Stati Uniti si stima che i casi potrebbero superare i 4mln nel prossimo decennio)."Horse Boy – L'amore di un padre" è il racconto di una "cura" cercata nel rapporto con gli animali e con la natura, fino in capo al mondo: un film che, attraverso l'avventura straordinaria di una famiglia, dà voce alle migliaia di genitori che con coraggio e fantasia affrontano ogni giorno la battaglia contro una malattia straziante e misteriosa. Dimostrando come, anche nei momenti più bui, si può aprire la porta alla gioia e alla meraviglia.

THE IMPOSTER - L'IMPOSTORE di Bart Layton

con Ken Appledorn, Cathy Dresbach, Amparo Fontanet, Maria Jesus Hoyos, Anton Marti 

 

THE IMPOSTER - L'IMPOSTORE, il docu-thriller vincitore del BAFTA 2013 come migliore opera prima, il film di Bart Layton parte dalla storia di una scomparsa - quella del tredicenne texano Nicholas Barclay - per raccontare la storia di una famiglia che contro ogni apparenza ha un bisogno disperato di credere al ritorno del proprio figlio, e di un ladro solitario ricercato dalle polizie di tutta Europa, il cui unico bottino sono le identità altrui. Un noir realmente accaduto che ci interroga sul perché le persone siano così tentate dalla possibilità di fingere, mentire e, più di ogni altra cosa, ingannare se stesse.

Wolke 9 di Andreas Dresen

con Ursula Werner, Horst Rehberg, Horst Westphal, Steffi Kühnert

 

Inge (Ursula Werner) è una donna che ha superato i sessant'anni, sposata da trenta con Werner (Horst Rehberg) e innamorata di suo marito. Ma quando incontra il settantaseienne Karl (Horst Westphal) è subito passione. Ritrova gli sguardi d'intesa, l'attrazione fisica, una vita sessuale ormai dimenticata. Improvvisamente si sente di nuovo giovane...

 WHAT IS LEFT? di Luca Ragazzi e Gustav Hofer.
con Lucia Mascino, Fabrizio Barca, Celeste Costantino, Alessandro Di
Battista, Dario Franceschini

Come tanti italiani anche Gustav e Luca, da sempre elettori di
sinistra, hanno pensato che il 2013 sarebbe stato l'anno della svolta.
Ma La rimonta inaspettata di Berlusconi e l'entrata in scena di Beppe
Grillo hanno cambiato le carte in tavola. A partire dalle primarie PD
del 2012, una serie di incontri, manifestazioni e situazioni
paradossali li aiuteranno a districarsi nei meandri di un'identità,
quella della sinistra, che se non smarrita è sicuramente appannata.
Terza parte di una trilogia sull'Italia
dopo "Improvvisamente l'inverno scorso" e "Italy: Love It or Leave
It", WHAT IS LEFT? è, sin dal gioco di parole del titolo, un viaggio
alla ricerca di cos'è e cosa è rimasto della sinistra, di come viene
percepita ai giorni nostri, ora che i partiti comunisti o socialisti
occidentali sono in via d'estinzione.

 

 

La Mia Classe un film di Daniele Gaglianone

con Valerio Mastandrea, Bassirou Ballde, Mamon Bhuiyan, Gregorio Cabral, Jessica Canahuir

Esiste davvero un cinema utile, uno capace di incidere in modo effettivo sulla realtà che vuole raccontare? La finzione deve elevarsi sempre al di sopra della vita concreta, o è possibile immaginare che a un certo punto decida di alzare le mani e lasciar parlare il dietro le quinte, dove non è tutto ordinato e composto come nella messinscena, e dove spesso si annida la vera complessità? Costruito in precario equilibrio tra più livelli narrativi, procedendo quasi per tentativi ed errori, La mia classe di Daniele Gaglianone è tutt'altro che un film perfetto. Ma proprio in questa sua ricercata imperfezione sta il valore aggiunto dell'opera, nata per affrontare un tema di grande attualità come l'immigrazione in Italia, che invece di appiattirsi su una retorica scontata ha preferito mettere a nudo e riflettere sui propri inevitabili limiti, sia fattivi che artistici.
Se c'è qualcosa di davvero originale e inedito in questo film, è proprio il senso di inconcludenza e impotenza, che non sarebbe mai potuto emergere, ad esempio, con un documentario sul tema. C'è molta differenza tra riprendere una realtà spiacevole dall'esterno e trovarsi nel bel mezzo della bufera, senza poter accusare nessuno se non un generico sistema, in cui però anche il film si trova a vivere e di cui deve perciò in qualche modo rendere conto.
Senza esagerazioni, dopo aver visto il film di Gaglianone viene quasi da pensare che questo sia, se non l'unico, uno dei pochissimi modi in cui abbia senso parlare oggi di immigrazione, specialmente in Italia. Bravo anche Mastandrea, che si è fatto carico di un ruolo tutt'altro che comodo, e splendidi tutti i componenti della classe, con le loro storie, i loro sorrisi, le loro lacrime, la loro ironia e anche la loro rabbia.

 

 Il Superstite di Paul Wright

con George MacKay, Kate Dickie, Nicholas Burley, Michael Smiley, Brian McCardie, Jordan Young, Conor McCarron, James Cunningham, Gavin Park, Sharon MacKenzie, Lewis Howden, Dylan Bruce, Margo Lownie, Ross Laird, Andrew Marle 

Presentato nella Settimana della Critica del Festival di Cannes 2013, Il superstite è stato acclamato dalla stampa in occasione della sua uscita nelle sale britanniche, tanto da portare l'esordiente regista Paul Wright fino alla nomination ai BAFTA, i più importanti premi cinematografici del Regno Unito.

Il giovane Aaron è l'unico sopravvissuto di uno strano incidente di pesca che costa la vita a 5 uomini, tra cui suo fratello. Gli abitanti del remoto villaggio scozzese dove vive lo incolpano della tragedia, facendo di lui un emarginato tra la sua stessa gente. Rifiutandosi di dare per morto il fratello, Aaron esce in mare aperto per ritrovarlo...

Dicke Mädchen di Axel Ranisch 

con Ruth Bickelhaupt, Heiko Pinkowski, Peter Trabner

RASSEGNA CINEMATOGRAFICA "COPPIE IN AMORE"A CURA DEL GOETHE INSTITUT

Sven è un impiegato bancario di mezza età dal fisico ingombrante che vive con l'anziana madre Edeltraut, malata di Alzheimer. A prendersi cura di lei il badante diurno Daniel. Un giorno però Edeltraut scappa di casa. I due uomini si mettono sulle sue tracce ma durante la ricerca Sven trova anche il coraggio per far capire a Daniel quanto gli piace. Daniel saprà apprezzare qualcuno dalla stazza così imponente? Bizzarra, esilarante e isterica dark comedy alla Kaurismaki diretta da un allievo di Rosa von Praunheim.

IL MISTERO DI DANTE un film di LOUIS NERO

o cercato di svelare il segreto che si nasconde dietro le terzine dantesche. Attraverso l'esame delle manifestazioni della tradizione iniziatica occidentale, il film porterà nuova luce su un lato poco conosciuto di Dante.

Un appassionante viaggio dagli ordini di cavalleria, ai Rosacroce, fino al gruppo iniziatico del 1300 "I Fedeli D'Amore".
Preziose guide virgiliane saranno eminenti studiosi, che accenderanno qualche luce nell'intricato groviglio di interpretazioni simboliche, succedute nel tempo. L'obiettivo di tutti, anche se in apparenza divergente, sarà quello di suggerire nuovi percorsi verso strade più illuminate.
Un viaggio dalla circonferenza verso il centro. Dall'esteriore all'interiore. Un misterioso linguaggio, antico come il mondo. Una reminiscenza del meraviglioso mondo dantesco: da un'analisi esteriore all'evocazione di una possibile verità celata "sotto 'l velame de li versi strani".
Dante continua a far riflettere e a sorprendere.

Un dubbio nasce spontaneo: Esiste ancora, anche sotto diverso nome, quel gruppo iniziatico del 1300 che andava sotto il nome de
"I Fedeli D'Amore"?
Siamo stati contattati da alcuni di loro. Ecco il racconto di questa ricerca.

Registe di Diana Dell'Erba

con Maria de Medeiros, Eugenio Allegri, Lina Wertmüller, Cecilia Mangini, Wilma Labate

La napoletana Elvira Notari (1875-1946) è stata una delle prime registe italiane. Attraverso la rappresentazione di aneddoti realmente accaduti, la storia della Notari fa da apripista a un percorso teso a capire come si sia evoluta la regia italiana al femminile, ascoltando le voci delle stesse registe e tentando di comprendere perchè su 100 registi solo 7 siano donne. Ad accompagnare gli interventi sono alcuni monologhi dell'attrice Maria de Medeiros, tratti da Pulp Fiction di Tarantino e Henry & June di Kaufman.

Venezia Salva di Serena Nono

con David Riondino, Nicola Golea, Domenico Palazzo, Matteo Parrinello, Roxana Kenjeeva

Venezia Salva liberamente tratto dalla tragedia di Simone Weil, racconta il tentato sacco di Venezia nel 1618 da parte della Spagna. Un gruppo di congiurati organizzati dall'ambasciatore spagnolo, il Marchese di Bedmar, e dal viceré di Napoli, duca di Osuna, prepara il piano per conquistare Venezia che dovrà svolgersi nella notte che precede la Festa della Sensa ovvero lo sposalizio di Venezia con il mare, per annientare e annettere la Serenissima al regno di Spagna.

"Unter dir die Stadt" [t. l. Sotto di te la città] di Christoph Hochhäusler

 con Robert Hunger-Bühler, Nicolette Krebitz, Mark Waschke, Wolfgang Böck, Corinna Kirchhoff, Michael Abendroth ed altri

Svenja, moglie di Oliver Steve, rampante bancario che lavora per una banca di investimenti, intraprende una relazione con il capo di suo marito. In seguito a ciò, Oliver viene tolto di mezzo e "promosso" a Giacarta. La passione all'interno delle coordinate del potere e del denaro conduce alla crisi.Francoforte sul Meno, la metropoli finanziaria tedesca: non è molto che Svenja e Oliver sono in città; lui ha ottenuto un lavoro come manager presso una banca di investimenti, lei presenta invano domanda come redattrice della Bild. A un vernissage incontra Roland Cordes; in un secondo incontro, apprende che Roland è il capo di suo marito. Il top manager è affascinato dalla giovane donna, su cui non riesce ad avere alcun potere. Quindi fa sì che il marito ottenga un'offerta di lavoro a Giacarta. Oliver non sa proprio nulla del fatto che il suo predecessore in Indonesia è stato brutalmente assassinato; crede che si tratti di un grande passo avanti nella sua carriera e acconsente. Così si arriva all'appassionata relazione amorosa tra Svenja e Roland, relazione che finisce in modo disincantato e minaccioso, perché durante la crisi delle banche il popolo scende in piazza.

Vivere di Angelina Maccarone

con Hannelore Elsner, Esther Zimmering, Kim Schnitzer, Egbert Jan Weeber, Aykut Kayacik

RASSEGNA CINEMATOGRAFICA " COPPIE IN AMORE " A CURA DEL GOETHE INSTITUT

 

Francesca è una giovane donna che la notte di natale si trova a salvare la vita di due donne: la vivace sorella adolescente, Antonietta, e Gerline, sconvolta e affascinante donna matura. Del film la regista ha detto: "Parla di tre donne di tre diverse generazioni i cui cammini si incrociano la notte della vigilia di Natale. Da questo istante la loro vita ha una svolta. Ho scelto la notte di Natale per l'atmosfera familiare e intima tipica di questo momento. Le tre protagoniste, però, ne sono escluse, e possono intravedere solo dall'esterno le luci accese nelle finestre delle case. La storia viene raccontata da tre diverse prospettive, ogni volta dal punto di una delle tre donne e ogni episodio ha un proprio stile. Alla fine le tre storie si compongono in un unico elemento come fossero i pezzi di un puzzle".

Una domenica Notte di Giuseppe Marco Albano

con Antonio Andrisani, Francesca Faiella, Ernesto Mahieux, Claudia Zanella, Anna Ferruzzo.

La storia è quella di Antonio Colucci, 46 anni. Un uomo che avrebbe voluto essere un grande regista di film horror e che all'età di 26 anni sembrava promettere bene. Dopo il fiasco del primo lungometraggio (le cui traversie produttive relegano il film al solo mercato dell'home video tedesco) si sposa e ha un figlio. Il divorzio, la quotidianità e la mancanza di intraprendenza lo bloccano nella sua cittadina di provincia dove il miraggio del cinema lentamente svanisce.

 E Fu Sera e Fu Mattina di Emanuele Caruso

con Albino Marino, Lorenzo Pedrotti, Simone Riccioni, Sara Francesca Spelta, Francesca Risoli

Giorni nostri. Colline di Langa. Sera.

Ad Avila, un tranquillo paesino di 2.000 anime che regna in cima a una verde collina, si sta festeggiando in piazza, come ogni anno, la festa di Sant'Eurosia, patrona dei frutti della terra. Il sindaco Nicola e il parroco Francesco (che vuole essere chiamato senza "Don", perchè "Don" è solo Dio) danno dal palco il tanto atteso "via" all'inizio della festa e le tante persone sedute ai tavoli iniziano finalmente a mangiare.

Sceso in piazza, Francesco saluta con alcune strette di mano e qualche buona parola le tante persone che gli si parano davanti nella piazza e si dirige velocemente al bar del paese, colmo di gente come raramente capita, per incontrare Luisa, cameriera del bar e amica vera, la quale ha bisogno di parlargli.

Ma al bar del paese è successo qualcosa. Un evento eccezionale, di quelli che ad Avila non sono abituati a vedere spesso. Gli occhi delle persone sono puntati sulla televisione del bar e paiono non volersi staccare per nessun motivo. E quando Francesco arriva al bar, la gente è già nel panico.

Arturo, il papà di Luisa, esce di corsa e agitato inizia a farneticare qualcosa a Francesco: "il sole" – "la benzina". La gente impaurita si allontana sempre più dal bar.

La vita e la quotidianità delle 2.000 anime di Avila verrà letteralmente sconvolta e messa in discussione, obbligando ciascun singolo a cambiare e ridimensionare la propria esistenza. Nel bene e nel male.

Sangue di Pippo Delbono

con Pippo Delbono, Margherita Delbono, Giovanni Senzani, Anna Fenzi Drammatico

Sullo sfondo di un paese (l'Aquila) ancora da ricostruire dopo il terremoto, Pippo Delbono filma (e firma con il suo stile) la doppia vita e il doppio dramma che lo vedono coinvolto assieme a quello di Giovanni Senzani, "storico" terrorista delle Brigate Rosse. Nato nel 1942 a Forlì, Senzani è tristemente noto soprattutto per il lungo sequestro ai danni di Roberto Peci, fratello incolpevole di Patrizio Peci, brigatista della prima ora a pentirsi svelando le trame della lotta armata. Uscito definitivamente dalla stretta carceraria nell'inverno del 2010, Senzani è ora, a sua detta, ormai fuori dalla politica, nonostante conservi ancora ben salde certe convinzioni. Ora quindi, lontani gli anni bui dei sequestri e degli attentati politici, non resta che un ricordo, fissamente storicizzato e apparentemente lontanissimo, un passato al quale lo stesso Senzani non sembra essere mai appartenuto. Le cose, evidentemente, non stanno così e, per questo, è abbastanza comprensibile che, come è successo, gli animi si scaldino di fronte a questo pastiche stilistico narrativo che inserisce, desaturandole dalla pregnanza significativa, luoghi, personaggi e avvenimenti reali con evocative messe in scena teatrali.

Mann tut was mann kann di Mark Rothemund

con Wotan Wilke Möhring, Jasmin Gerat, Jan Josef Liefers
v.o. con sott. ital.

RASSEGNA CINEMATOGRAFICA "COPPIE IN AMORE" A CURA DEL GOETHE INSTITUT

 

Gli uomini, le donne, il grande amore... e il più assoluto caos dei sentimenti! Il quarantunenne Paul (Wotan Wilke Möhring) è un single impenitente che ama vivere storie d'amore non vincolanti ed è sempre ben disposto a farsi irretire dal fascino femminile, fin quando Fred, un rottweiler mordace, interferisce con l'andamento delle cose. Paul deve infatti portare il cane dal veterinario e proprio lì accade l'impensabile: s'innamora perdutamente dell'attraente veterinaria Iris (Jasmin Gerat)...Ma c'è un piccolo problema, perché Iris, che potrebbe rivelarsi la donna della sua vita, è in procinto di sposarsi e Paul è a sua volta immerso nella sua storia con Kathrin (Friederike Kempter). Quando quest'ultima lo lascia, Paul decide di ritirarsi nella solitudine del suo elegante loft per riflettere sulla propria vita. Ma ha fatto i conti senza l'oste, cioè senza tener conto delle pene d'amore dei suoi amici.Günther (Oliver Korittke), un single perenne che non vuole affatto esserlo, si è innamorato di punto in bianco ma è troppo timido per dichiararsi alla fortunata eletta; Schamski (Jan Josef Liefers) è appena stato buttato fuori casa da sua moglie proprio a causa delle sue avventure con le donne; e Bronko (Fahri Yardim), l'amico di Paul diventato suo autista privato da quando gli è stata sequestrata la patente, rimpiange da anni di essere stato abbandonato dall'ex moglie. I tre occupano improvvisamente l'appartamento di Paul e la confusione regna sovrana: nel migliore stile da teatro di rivista (con repentine entrate e uscite di scena), ci si lamenta e si ragiona, si saccheggia il frigorifero, ci si incoraggia con un bicchiere di vino e può addirittura succedere che una giovane donna bellissima stia davanti ai fornelli con un grembiule... e niente sotto.Con il passare del tempo, Paul realizza che gli manca proprio quell'amore che i suoi compagni di sventura cercano con tanta sollecitudine. Riuscirà, con l'aiuto degli amici, a conquistare Iris, la sua donna ideale?

Voci Nel Buio di Rodolfo Bisatti

con Laura Pellicciari, Giuseppe Cocevari, François Bruzzo Delle Piume, Xena Gugliatti, Nina Benedetti, Marco Cossutta, Eva Mauri, Alessandro Barberio, Gradimir Nisic

Una famiglia ai margini vive prigioniera del vento, in una città misteriosa:Trieste. Il figlio adolescente, Giovanni, ha perso la vista a quattro anni. Cora, la madre, vive per lui. Il padre, Angelo, un ex professore, sopravvive nell'ombra portando i giornali nelle edicole di notte. L'immobilità e l'isolamento vengono scossi da Dusan, un serbo che disertò i combattimenti del 99 in Kosovo e che ritorna in Italia per accusare Angelo, un tempo impegnato nell'aiuto ai profughi, di aver fatto sparire sua moglie e sua figlia. Angelo, sarà quindi costretto a riaprire gli occhi.

 

EMPEROR di Peter Webber

con Tommy Lee Jones, Matthew Fox, Kaori Momoi

Il film Emperor ripropone il classico timore statunitense verso l'oriente, stavolta motivato dalla seconda guerra mondiale. La trama ruota attorno alla vicenda dell'imperatore giapponese Hiroitho, artefice dell'attacco di Pearl Harbor nel 1941 che sancisce lo sganciamento delle due bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki. Il Generale Douglas MacArthur (Tommy Lee Jones), colpito dal suo pentimento lo protegge da una sicura incriminazione, facendolo divenire uno dei personaggi più controversi del '900. A questa trama storica si collega quella del generale Bonner Fellers che s'innamora della studentessa giapponese Aya.

Aquí y Allá ( Qui e Là ) di Antonio Méndez Esparza

con Pedro De los Santos, Teresa Ramírez Aguirre, Lorena Guadalupe Pantaleón Vázque

Il film vincitore della 51. Semaine de la Critique al 65. Festival di Cannes

L'opera prima del regista spagnolo Antonio Méndez Esparza, si sposta al confine tra oggi e ieri, gli Stati Uniti e il Messico, le perdite del passato e le speranze del futuro, "Qui e là" (Aquí y Allá, Here and There), con Pedro de los Santos e il ritmo coinvolgente della vicende della sua famiglia nel villaggio messicano di Guerrero.
Operaio immigrato senza documenti a New York, Pedro torna a casa sperando di ritornare alla sua vita, alla famiglia e a suonare la tastiera con la band Copa Kings. "Aquí" però le cose sono molto diverse, così come lo erano quelle oltre confine immaginate "Allá"quando lavorava nei campi.
La gravidanza di sua moglie Teresa (Teresa Ramirez Aguirre) è complicata, la sua figlia più grande (Lorena Guadalupe Pantaleone Vásquez) è molto più interessata ai ragazzi che alla scuola, è difficile trovare un lavoro stabile, quanto tenere insieme la band.Una storia di famiglia e legami profondi, di emigrazione e ritorni, in viaggio tra i confini spazio temporali dei ricordi e della speranza, al ritmo con le emozioni, la musica e le lunghe riprese ininterrotte

Red Krokodil di Domiziano Cristopharo

con Brock Madson, Valerio Cassa, Simone Destrero, Viktor Karam

Il film si apre con una dettagliata descrizione del Krokodil, potentissima droga dagli effetti devastanti e letali, di per sè, uno spietato e sconvolgente annuncio dello spettacolo che si andrà a guardare. Un dramma che consumerà non solo il protagonista stesso – un'eccezionale Brock Madson – ma anche lo spettatore che si troverà catapultato in un viaggio tanto reale, di quella realtà tagliente e dura di una lenta ed inevitabile distruzione, quanto astratto, quasi fantastico dove viene dolorosamente facile scorgere uno squarcio di apparente sollievo all'interno di un dolore e una sofferenza senza fine...
Un film senza fronzoli ad abbellire qualcosa che non può essere abbellito, un film diretto e senza mezzi termini che mostra l'orrore all'interno e in fondo al tunnel e che ampiamente si scosta dallo stile, soprattutto stilistico, a cui ci ha abituato in precedenza Cristopharo, per mostrare un orrore privo di colori caldi e sensuali.

HOURI NO SHIMA – L'ISOLA DEGLI AUGURI (2010) di Aya Hanabusa, prodotto da Seiichi Motohashi. Durata 105 minuti. Giapponese con sottotitoli in italiano.

L'isola si chiama Iwaishima, fa parte del comune di Kaminoseki nella prefettura di Yamaguchi. Vivere in un'isola del Mare Interno Seto, di circa 500 abitanti, non è per niente facile: l'acqua potabile scarseggia, il terreno è roccioso, il mare ha diverse forti correnti, la zona è spesso sottoposta agli attacchi dei tifoni. La gente continua a vivere pescando o raccogliendo altre risorse dal mare e coltivando faticosamente il terreno non fertile, creando risaie a terrazza sulle montagne rocciose. Gli isolani sono ben consapevoli delle difficoltà ma vivono in armonia col ciclo naturale.
Nel 1982 il comune di Kaminoseki decide di ospitare una centrale nucleare in un'altra isola, Tanoura, distante dall'isola di Iwaishima circa 3.5 km. Le conseguenze saranno disastrose.
Il film ci fa vedere non solo l' originalità della protesta dei residenti dell'isola di Iwaishima e la tenacia contro il nucleare, ma soprattutto ci fa riflettere sul nostro modo di vivere Gli isolani ci insegnano attraverso questo film un altro modello di vita.

SPAGHETTI STORY di Ciro De Caro

con Valerio Di Benedetto, Cristian Di Sante, Sara Tosti, Rossella d'Andrea, Deng Xueying

Quattro giovani adulti dei nostri giorni, afamati da un'avvizzita speranza di poter cambiare vita: Valerio e Scheggia sperano nel colpo grosso, ma vivono di espedienti e borsetta di mammà; Giovanna e Serena si credono adulte, ma non hanno mai davvero osato vivere. Sarà l'incontro con Mei Mei, giovane prostituta cinese, a far emergere luci ed ombre: la conquista della libertà è, prima di tutto, un lavoro interiore.Valerio è un bravo attore, ma si arrangia con lavori part-time nell'attesa di poter vivere del proprio lavoro. Il suo amico Scheggia vive ancora con la nonna, ma sa già come crearsi "una posizione". Sua sorella Giovanna lavora come massoterapista, ma sogna di diventare chef di cucina cinese.
Serena è ancora studentessa, ma già vorrebbe costruire una famiglia con Valerio. Valerio, Scheggia, Serena e Giovanna sembrano avere le idee chiare su chi sono e cosa vogliono, ma di fatto restano ingabbiati nei loro schemi mentali in cui ognuno di loro giudica l'altro ma è cieco di fronte alle proprie esigenze e potenzialità. Poi, ad ognuno si presenta quella che sembra l'opportunità della vita. Valerio ottiene il provino che può far svoltare la sua carriera; Scheggia entra in afari con la mafia cinese; Serena scopre di aspettare un bambino; Giovanna ha l'opportunità di vincere un corso di cucina cinese partecipando ad un format TV. Ma vincere vuol dire osare, spezzare le proprie resistenze: per Valerio vuol dire lasciarsi andare, per Giovanna aprirsi agli altri, per Scheggia mettersi a nudo, per Serena chiedere aiuto. E quando un giorno la giovane Mei Mei entra a far parte delle loro vite, tutto è costretto a cambiare rapidamente. Perché Mei Mei non è schiava di se stessa, ma solo di chi la costringe a vendere il proprio corpo, e il suo animo limpido può far da specchio all'animo di ciascuno di loro. E allora, chissà, forse Valerio, Serena, Giovanna e Scheggia potranno scoprire che poter donare la libertà vuol dire, prima di tutto, essere liberi...

Vedo Rosso, Anni '70 tra storia e memoria degli italiani d'Istria di Sabrina Benussi

"Il documentario nasce dal desiderio, a lungo coltivato, di raccontare una pagina di una storia di/al confine complessa e misconosciuta nonostante la sua collocazione geografica vicina ... In questo progetto si vuole infatti, contribuire a tratteggiare la vita della comunità italiana in Istria negli anni '70 fino alla morte di Tito nel 1980; in particolare è sul vissuto dei bambini e adolescenti della comunità italiana ... il loro sguardo ci riporterà nell'Istria della Jugoslavia, l'Istria rossa del Maresciallo Tito. Il lavoro intende mettere in luce l'interazione tra il progetto di formazione della gioventù socialista messo in atto attraverso gli strumenti dell'educazione, i mass media e la memoria dei soggetti coinvolti, focalizzando l'attenzione su un segmento generazionale ben definito: la generazione nata negli anni '60, cioè i figli e/o nipoti dei "rimasti", ovvero degli italiani che alla fine del secondo conflitto mondiale... non intrapresero la strada dell'esodo ... La generazione che noi tratteremo non si è assolutamente analizzata ... Si tratta di persone che vissero gli anni '70 come bambini, ragazzi, studenti della scuola dell'obbligo, e la cui iniziazione ideologica passava attraverso la formazione dei pionieri, la gioventù socialista fino all'eventuale inquadramento nella Lega dei comunisti. Allo stesso tempo, era la prima generazione ampiamente 'televisiva', spettatrice sia delle trasmissioni di Tele Capodistria che delle trasmissioni della Rai..." (S. Benussi)

Il Paradiso Degli Orchi di Nicolas Bary

con Raphael Personnaz, Bérénice Bejo, Emir Kusturica, Guillaume De Tonquédec, Mélanie Bernier, Thierry Neuvic

Quasi 30 anni ci sono voluti per tramutare Il Paradiso degli Orchi di Daniel Pennac in cinema.

Primo romanzo del ciclo di Malaussène creato da Daniel Pennac, Il Paradiso degli Orchi è finalmente diventato cinema grazie a Nicolas Bary, 33enne 5 anni fa debuttante in sala con Les Enfants de Timpelbach. Presentata Fuori Concorso al Festival Internazionale del Film di Roma, e in uscita grazie a Koch Media, la pellicola di Bary era da tempo attesa al varco dai fan dello scrittore, probabilmente accontentati da una trasposizione brillante, frizzante e visionaria al punto giusto.
L'ambientazione è ovviamente moderna, con i Grandi Magazzini simbolo di una Parigi caotica, vibrante, magica, ammaliante e pericolosa. Riuscire ad alternare toni da commedia pura a svolte thriller non era facile, eppure Bary è riuscito con intelligenza nell'impresa, forzando i ritmi narrativi, bombardando lo spettatore di dialoghi brillanti e indizi più o meno espliciti per risolvere il tutt'altro che impossibile enigma.

 

Pink Floyd a Pompei Un film di Adrian Maben

 

Nel 1972, i Pink Floyd sono sulla cresta dell'onda, in continua ascesa, di li a poco sarà dato alle "stampe" "The Dark Side Of The Moon", pilastro della musica contemporanea, e pensano bene (o chi per loro) di registrare un video/live a Pompei. Ma non la città mo-derna bensi quella dell'era romana di 2000 anni fà, seppellita dalla storica e tristemente nota eruzione del 79 d.c., nel bel mezzo dell'anfiteatro in essa presente. Una scelta geniale, senza parago-ni, che si sposa perfettamente con la musica che proponevano allo-ra i Floyd: psichedelica e visionaria al limite dell'immaginabile
Il luogo crea un atmosfera incredibilmente mistica e trascendentale, e l'ottima scenografia rende questo video/live un opera culto. I pezzi eseguiti sono tra i più classici capolavori (e cavalli di battaglia) del gruppo: "Echoes" (parte I e II), "One Of These Days", "Set The Con-trols For The Heart Of The Sun", "A Saucerful Of Secrets", "Careful With That Axe, Eugene" e "Mademoiselle Nobbs". Quest'ultima una vera chicca. Si tratta di un blues con il cane di Rick alla "voce", Wa-ters alla chitarra e Gilmour con l'armonica a bocca che duetta col cane, imperdibile!!! "Careful With That Axe, Eugene" and "Set The Controls For The Heart Of The Sun" sono state filmate di notte con pochissima illuminazione che crea molta suspence, complice anche la sonorità dei pezzi in questione. Le riprese delle altre canzoni sono di giorno, ed i video si alternano anche a scene che ritraggono l'at-mosfera storica degli scavi, con mosaici, dipinti e templi. La perfor-mance dei quattro è musicalmente impeccabile, e la presenza scenica di tutto rispetto, con Gilmour, capelli al vento e torso nudo che ci regala assoli ed effetti bellissimi, Wright nascosto dietro le tastiere a creare atmosfera, Mason che pesta le pelli come non gli ho mai visto fare in vita sua, e Waters, carismatico come solo lui sa essere, con il suo basso a tracollo.
Nelle varie esecuzioni i nostri si lasciano andare completamente dando fondo a tutta la loro estroversa genialità, in particolare vi se-gnalo "A Saucerful Of Secrets" in cui nella parte iniziale (quella più psichedelica per intenderci) Gilmour smanetta con gli effetti buttato per terra a mo' di woodstock mentre Waters salta in controluce bat-tendo sul gong, il tutto coadiuvato dall'incessante ed ipnotico drumming di Mason e Wright che "pesta" letteralmente la tastiera. Oppure "One Of These Days" le cui riprese sono concentrate esclu-sivamente su Mason, con tanto di doppia cassa alla batteria (il quale perde un bacchetta per aria arrivato ad un certo punto e subito ne riprende un altra al volo). Il tutto infine, è corredato (alternando tra le varie esecuzioni), con riprese in studio durante la registrazione di "Dark Side Of The Moon", nello specifico i pezzi "Us And Them" e "Brain Damage", interviste ai membri del gruppo e back stage delle session con tanto di Pink Floyd seduti a tavola a mangiare. Un vero e proprio film/documentario dei Pink Floyd ritratti nel periodo del loro maggior splendore. Guardare "Live At Pompeii" è come fare un viaggio nel tempo, lasciandosi trasportare dai suoi e dalle immagini evocative, e perchè no dalla nostalgia di quei tempi e dal carisma di un gruppo come pochi ce ne sono stati , che in questa occasione da veramente il meglio di se.
Un ultima nota non da poco va ovviamente al regista Adrian Maben e a tutte le persone che lavoranono alla realizzazione del film in quanto la produzione è stata davvero ottima (meraviglioso l'effetto sdoppiamento/moltiplicazione dell'immagine sul solo di Echoes part I). Vi do un solo consiglio: non perdete l’occasione di vederlo al cine-ma! Emozioni senza tempo!

 

 

"Im Himmel, unter der Erde" [Nel cielo, sotto la terra]

Regia: Britta Wauer
Germania 2011, 92'
Interpreti: Rabbiner William Wolff, Harry Kindermann, Ron Kohls, Gabriella Naidu, Reinhard Männe, Familie Pobbig-Schulz, Hermann Simon, Alfred Etzold, Benny Epstein ed altri

Versione originale con sottotitoli in italiano

Ingresso libero

Promosso dal Goethe Institut in collaborazione con il Comune di Trieste

Una passeggiata al cimitero ebraico di Berlin-Weißensee.
Visto dall'alto il cimitero ebraico di Berlin-Weißensee sembra un giardino rinascimentale. Attraversando il suo portone ci si immerge in una boscaglia di alberi antichi, rododendro profumato e tombe coperte di edera. Sia il cimitero che il suo archivio nel corso dei secoli sono rimasti illesi, un caso fortunato, un vero paradiso per i collezionisti di episodi straordinari.

La regista Britta Wauer riesce a raccontare le storie dietro le pietre sepolcrali, quelle che di solito rimangono nascoste al visitatore: per esempio i racconti di Benny Epstein alla ricerca delle tracce dei suoi antenati, i racconti di Harry Kindermann, che sulle vie del cimitero ha imparato a guidare la macchina, i racconti dei bambini che lì hanno giocato quando per le strade di Berlino degli anni trenta diventava troppo pericoloso. Il rabbino Willi Wolff racconta dei cambiamenti recenti al cimitero, dove ora si trovano delle luci eterne e addirittura fiori invece delle pietrine per ricordare i morti.
Il cielo sotto la terra: una parte della storia ebraica berlinese non ancora terminata.

 

Il film ha ricevuto il premio del pubblico nella sezione Panorama della 61° edizione del Festival del Cinema Internazionale di Berlino 2011.

 

 

BLANCANIEVES di Pablo Berger
con Macarena García, Maribel Verdú, Daniel Gimenez Cacho, Ángela Molina, Pere Ponce, Sofía Oria, Josep Maria Po

 Il film rivelazione dell'anno, stiamo parlando di Blancanieves, naturalmente, la pellicola scritta e diretta da Pablo Berger che Pedro Almodovar ha eletto miglior film spagnolo dell'anno. Con questo suo secondo lungometraggio Berger ha conquistato sia la critica che il pubblico internazionale dando forma a una suggestiva rivisitazione della celebre fiaba dei fratelli Grimm Biancaneve e i sette nani. Un rivisitazione muta e in bianco e nero, realizzata in chiave gotico-drammatica e ambientata nell'Andalusia degli anni Venti, in cui Biancaneve si chiama Carmen ed è la figlia di un torero costretto sulla sedia a rotelle; la matrigna è un'ambiziosa infermiera e i sette nani sono anch'essi toreri... Però nani, appunto.
I dialoghi sono riassunti nelle didascalie, l'ironia abbonda e s'affianca all'antropologia per poi tingersi di dramma; non mancano riferimenti ai maestri dell'espressionismo cinematografico tedesco ma al contempo è forte il richiamo alla modernità. Degna di nota anche la colonna sonora originale del musicista di flamenco Antonio De Villalonga. Insomma, Blancanieves è un'opera d'arte. Un film per palati raffinati e anime sognatrici.

The Nightmare Before Christmas di Tim Burton

Dolcetto, scherzetto e una nota di amarezza. Il maestro degli incubi ha un sogno nel cassetto: qualcosa di nuovo. Jack Skeletron, re del decadente mondo di Halloween, è stanco di urla e paura. Così, mentre i mostri riemergono dalle bare per terrorizzare il mondo, Jack sprofonda in un'amletica crisi esistenziale. Assuefatto dal terrore e insoddisfatto di una realtà sempre uguale a se stessa, si perde in una foresta cercando ispirazione. La trova in una porta magica che lo catapulta nel mondo del Natale. Calore, colore, gioia. Finalmente lo stupore che cercava. E poi una missione: sostituirsi a Babbo Natale e gestire i preparativi della festa più attesa da tutti i bambini.
Tim Burton's The Nightmare Before Christmas si muove leggiadro come lo scheletrico Jack, sulle note della fantasia più pura ed ispirata, mosso con cura e dedizione dal regista burattinaio Henry Selick. Ma nel film girato in stop motion, il ripieno è tutto della zucca di Tim Burton, tanto da insinuarsi persino nel titolo. Stile riconoscibile per l'impronta gotica dei toni e soprattutto per lo scontro tra realtà opposte, in cui il difforme svetta sul banale per coraggio e ingegno. Sull'esempio del malinconico Edward mani di forbice e dell'esperienza del suo creatore, anche Jack punta goffamente all'integrazione, dimenticando che il bene da preservare è invece la differenza.
Burton ripropone lo scontro Io/Mondo sulle esili spalle di un personaggio che ha il coraggio di scuotersi dal torpore delle rassicurazioni e delle aspettative che gli altri ripongono in lui, esaltando la stranezza come parte fondamentale del vivere. Un film che gioca delicatamente con piani opposti della percezione, con il tentativo testardo di dare forma e concretezza (gli abiti, i regali, la slitta) a qualcosa di astratto e impalpabile (la felicità, la gioia di vivere).
Una rara sensibilità delinea una morale necessaria per un racconto natalizio (siamo in casa Disney), senza mai cadere nel banale ed eccedere nel moralismo. La condanna di una mentalità materialista impone un recupero di una dimensione valoriale pura, capace di viaggiare anche solo attraverso i sogni e le aspirazioni più audaci. Tra teste mozzate, vermi e cicatrici, l'opera di Burton celebra più di ogni altra cosa la vena pulsante del cambiamento, cantando a squarcia gola.

Anastasia di Don Bluth

A San Pietroburgo nel 1916 viveva una giovane principessa di nome Anastasia, figlia dei Romanov, dinastia regnante in Russia da 300 anni. Tornato dall'esilio, il malvagio Rasputin aveva giurato di vendicarsi della famiglia. Ecco scoppiare in tutto il Paese la rivoluzione, che distrugge gran parte dei Romanov. Con l'aiuto del garzone Dimitri, l'imperatrice madre Maria e sua nipote fuggono verso Parigi. Ma all'ultimo Anastasia non ce la fa, perde la memoria e a 18 anni è un'orfana di nome Anya con un girocollo con la scritta "Insieme a Parigi". Anya vuole scoprire la propria identità. Intanto Dimitri si sta dando da fare per trovare una ragazza che riesca a convincere l'anziana Maria che Anastasia è ancora viva. Convince Anya a farsi passare per Anastasia e insieme arrivano a Parigi. Bisogna persuadere la nonna, ormai delusa dopo tanti tentativi andati a vuoto. Passata una iniziale diffidenza, Maria nota la scritta intorno al collo di Anya e capisce che finalmente è arrivata la vera Anastasia. La sera del debutto in società, Rasputin attira nei giardini Anastasia per ucciderla. L'arrivo di Dimitri risolve la situazione con l'eliminazione di Rasputin. Per Anastasia e Dimitri comincia una nuova, felice vita insieme.

JIRO DREAMS OF SUSHI di David Gelb

con Jiro Ono, Sukiyabashi Ono

L'unico intruso, rispetto alle voci di Jiro e dei suoi figli ed apprendisti, è rappresentato da un critico di gastronomia, ideale per introdurre lo spettatore ignaro alla magnificenza del ristorante di Jiro, tempio-atelier in cui da settant'anni l'anziano chef pratica il rito della preparazione del sushi. Massaggi di polipi che arrivano a 40 minuti, tagli di tonni selezionati dopo un accuratissimo setaccio al mercato del pesce di Tokyo, tutto per realizzare il sushi più delizioso e ricercato del mondo, un'arte che Jiro non ha mai smesso di imparare, migliorando in continuazione. Al punto tale da permettere al ristorante di entrare nella ristretta cerchia dei "tre stelle" Michelin, nonostante i coperti siano dieci e posizionati davanti a un bancone, la prenotazione debba avvenire almeno un mese prima e il prezzo vada dai 220Euro in su. Ma Jiro Dreams of Sushi è soprattutto l'occasione per ritrovare, nella parabola di Jiro, i valori tradizionali di lavoro e famiglia messi costantemente in discussione dalle nuove generazioni nipponiche. "Amare il proprio lavoro e perfezionare la propria arte significa meritare onore in società". Idee antiche e forse estreme, ma il viaggio nella esemplare coerenza di Jiro lascia esterrefatti quasi come lo stato di morbidezza raggiunto dalle fette di tonno e salmone utilizzate. Una vita di sacrificio e una filosofia di dedizione alla causa, trasferita ai due figli, che hanno seguito destini diversi - l'uno l'autonomia di un ristorante proprio, l'altro l'affiancamento del padre fino al suo ultimo respiro - nella consapevolezza di non poter superare il padre-sensei. Dinamiche familiari ed esemplari, che la perizia di David Gelb riesce a far emergere con l'ausilio della musica classica e di Philip Glass in particolare. Visione sconsigliata a stomaco vuoto.

Outrage Beyond di Takeshi Kitano

con Takeshi Kitano, Ryo Kase, Hirofumi Arai, Tomokazu Miura, Ken Mitsuishi

versione originale con sottotitoli in italiano

In seguito alla presa di potere di Kato del clan Sanno, avvenuta eliminando il boss yakuza precedente ma mascherando il reale colpevole, il cane sciolto Otomo è rimasto ai margini, fingendosi morto per sfuggire alle ritorsioni dei Sanno. Ma le voci sulla reale versione dei fatti e il ritorno in azione di Kimura, alleato di Otomo, preparano la strada a una violenta vendetta.
Considerare Outrage Beyond come oggetto a sé stante, valutarlo in maniera decontestualizzata, sarebbe mancare di rispetto a quell'artista unico che è Kitano Takeshi. Entità ormai inscindibile dal proprio cinema, ultimo esempio di artista in simbiosi di carne, sangue e celluloide con le sue opere, grazie alla trilogia iniziata con Takeshis' e terminata con Achille e la tartaruga Kitano ha reso arte la sua crisi di ispirazione, offrendosi in maniera disarmante, quasi con un seppuku virtuale, al pubblico. Dopo un simile processo autodistruttivo non restavano che il ritiro o il rientro nei ranghi sicuri dello yakuza eiga, quel sottogenere rigidamente codificato che il popolo kitaniano da lui si attende.
Ecco quindi Outrage, riscrittura del codice d'onore yakuza in chiave contemporanea, in cui ciò che era sacro e inviolabile oggi pare non avere più senso, calpestato dalla mancanza di rispetto a 360° che caratterizza l'epoca odierna. Outrage Beyond si ricollega al predecessore proseguendone il discorso: non aggiungendo molto di nuovo, se non alcune pregevoli sequenze di rese dei conti tra gangster e un'esasperazione del tema sul superamento dell'antico senso dell'onore in favore di una nuova barbarie senza regole né rispetto. Resta interessante il processo di serializzazione che rimanda a Fukasaku Kinji e che permette a Takeshi di replicare e replicarsi in modalità sostanzialmente infinita, ma certo lo stupore di Sonatine o Violent Cop appartiene a un'epoca (tra)passata.

IL GATTO CON GLI STIVALI di Chris Miller

In un antico borgo spagnolo, Gatto e Humpty Dumpty sono cresciuti come fratelli in un orfanotrofio, col sogno di trovare un giorno i fagioli magici e arrivare all'oca dalle uova d'oro. Nel frattempo, geloso del suo compare più atletico ed amato, Humpty non ha però disdegnato la strada del crimine ed è proprio in occasione di una rapina che qualcosa è andato storto e la loro amicizia si è frantumata. Gatto si aggira da allora come un fuorilegge, in cerca di un modo per ripulire il suo nome, mentre Humpty fa squadra con Kitty Zampe di Velluto, una gattina bella e scaltra. Il destino li rimette un giorno insieme, finalmente sulle tracce dei fagioli magici.
Anche chi non è mai stato fan delle avventure animate dell'orco Shrek, non ha potuto resistere al fascino sornione e birichino del personaggio del gatto, apparso nel secondo capitolo e divenuto in fretta la sola oasi anti-noia all'interno di un franchise in rapido inaridimento. Il film che lo vede protagonista sceglie di non sfiorare nemmeno marginalmente il suo cammino al fianco degli orchi e di ciuchino ma di andare direttamente ad esplorare la sua infanzia e la genesi del personaggio, un po' come hanno fatto recentemente altre saghe cinematografiche, da Star Trek a X-Men.
Mutare terreno, data l'arsura della palude precedente, non sembrava affatto una cattiva idea, quella che non si spiega è la mutazione totale, diremmo genetica, del personaggio. Cosa ne sia stato della pallina di pelo capace di confondere gli avversari sgranando gli occhioni e facendo le fusa per poi tirare fuori gli artigli al momento opportuno, è un mistero senza soluzione. Ritroviamo il gatto trasformato in parte in Zorro, con tanto di cavallo e spada graffitara, e in parte in D'Artagnan, con Milady al seguito. Ciò che non cambia, rispetto alla tradizione di famiglia, è il paesaggio narrativo, ispirato ancora una volta alla fiaba - qui è "Jack e il fagiolo magico" - ma, se possibile, più pretestuoso che altrove.
Per una curiosa legge del contrappasso, così come il gatto con gli stivali aveva a suo tempo rubato la scena ai protagonisti del film che l'ospitava, qui non c'è dubbio che i numeri del gatto siano di gran lunga meno interessanti di qualsiasi cosa faccia il personaggio di Humpty, l'uovo antropomorfo. Handicappato drammaticamente dalla sua forma fisica che lo rende totalmente dipendente dall'aiuto altrui, Humpty è invidioso, morbosamente legato al proprio compagno di giochi d'infanzia, incline a commettere atti fraudolenti e pronto a tradire, ma anche ingegnoso, spassoso e autoironico (la tutina dorata è un colpo di genio): l'unico personaggio che buchi lo schermo e per il quale valga la pena vedere il film.

THE ACT OF KILLING di Joshua Oppenheimer

con Haji Anif, Syamsul Arifin, Sakhyan Asmara, Anwar Congo, Jusuf Kalla

Nel 1965, con un colpo di stato, l'esercito depone il governo indonesiano. In meno di un anno chiunque si opponga alla dittatura militare viene accusato di comunismo e trucidato con l'appoggio della Gioventù di Pancasila. Appartenenti ai sindacati e alla minoranza etnica cinese, contadini privati della propria terra e intellettuali sono giustiziati dai paramilitari e da piccoli fuorilegge dediti al bagarinaggio di biglietti del cinema presto elevati allo stato di killer spietati. Gli assassini di ieri oggi sono uomini benestanti che hanno accettato di ricreare le scene delle loro torture e esecuzioni, adattandole ai generi cinematografici preferiti: western, musical e gangster movie.
È un varco sul mondo del negativo quello aperto dallo sconvolgente documentario diretto da Joshua Oppenheimer, una breccia verso un male assoluto incredibilmente restituito da una macchina da presa che sceglie di non commentare. Rinunciando alla voce fuori campo, a ragione sostituita da poche didascalie iniziali che introducono lo scenario storico, The Act of Killing ha come protagonisti Anwar Congo, carnefice nel 1965, e Herman Koto, gangster e leader dei paramilitari, disposti a raccontarsi in tutta la loro oscena sincerità. Con dovizie di particolari, un po' di agghiacciante nostalgia e una sicurezza che è tutt'uno con la follia. Dopo aver mostrato le tecniche attraverso cui giustiziavano gli oppositori, accettano, insieme ad altri componenti degli squadroni della morte, di recitare in un film che servirà a ricordare ai giovani la loro storia, interpretando anche i ruoli delle vittime. Proprio in questa scelta, probabilmente, si nasconde il meccanismo capace di far affiorare in loro la reale percezione di ciò che è stato. Oppenheimer diventa allora il "direttore del gioco" in grado di canalizzare e sviluppare l'oscura interiorità degli assassini in quello che può definirsi un vero psicodramma: guardandosi nello schermo televisivo, mentre interpreta il ruolo di una vittima, Anwar Congo per la prima volta mostra un cedimento e riconosce di non poter accettare il peso di se stesso. Sconvolge e indigna quest'esempio estremo di cinema-verità, una visita tetra e senza via di scampo nella follia e nella crudeltà in cui si intravede un solo barlume di speranza. Difficile da guardare e da dimenticare.
Tra i moltissimi riconoscimenti raccolti in giro per il mondo, segnaliamo il Premio della giuria ecumenica al Festival di Berlino 2013, nella sezione Panorama Dokumente, e quello per la miglior produzione internazionale al Biografilm Festival dello stesso anno. Tra i produttori esecutivi figurano Werner Herzog e Errol Morris.

Novembre all'insegna del miglior cinema francese, per inaugurare una stagione che si preannuncia ricca di restrospettive e capolavori senza tempo.
Si comincia con Jean-Pier Melville, regista precursore della Nouvelle Vague, con il suo lungometraggio di esordio "Il Silenzio del mare" (1947).
Prossimamente "I ragazzi terribili" (1950), tratto dall'omonimo romanzo di Jean Cocteau, e "Le beau Serge" (1958), indimenticabile film di Claude Chabrol premiato per la miglior regia a Locarno nel 1958 e vincitore del Premio Jean Vigo nel 1959.

Un regalo imperdibile per i nostri spettatori...

Il Silenzio del Mare - Le  silence de la mer  di Jean-Pierre Mellville ( Francia 1949) v.o. sott.it

Versione restaurata dalla Gaumont e distribuito grazie alla Movies Inspired.

Tratto dal romanzo omonimo di Vercors , considerato da critici e cineasti della NOVEGUE VAGUE come una primaria 

fonte di ispirazione e di influenza.

Wer wenn nicht wir (Se non noi, chi)

di Andres Veiel

con August Diehl, Lena Lauzemis, Alexander Fehling, Thomas Thieme, Imogen Kogge, Michael Wittenborn, Susanne Lothar, Maria-Victoria Dragus


Gli esordi del terrorismo tedesco, la storia di un grande amore fallito, sul disfacimento e sull'autodistruzione: nei primi anni Sessanta, Bernward Vesper (figlio dell'autore nazista Will Vesper), conosce la compagna di studi Gudrun Ensslin. Insieme, decidono di cambiare il mondo e si perdono su questo loro percorso.All'inizio ci si confronta subito con un episodio fondamentale d'infanzia che si svolge nel 1949: il gatto di Bernward ha preso un uccellino dal suo nido e lo ha ucciso. Il padre del bambino, l'ex autore nazista Will Vesper, spara al gatto uccidendolo e spiega al figlio il suo concetto relativo al valore degli usignoli e all'inutilità dei gatti, che egli considera "gli ebrei del mondo animale". Con l'ambiguo pretesto di proteggere una vita, ne distrugge un'altra senza scrupolo alcuno: un motivo che si ripresenterà in seguito anche nelle dichiarazioni terroristiche. Al contempo, i giovani attori del film - Bernward Vesper, Gudrun Ensslin e Andreas Baader - appartengono a una generazione "caduta dal nido", con genitori coinvolti nelle scelleratezze dello stato nazionalsocialista che non riesce più ad offrire una patria affidabile alle nuove generazioni.

FEDELE ALLA LINEA ( ITALIA 2013 ) di Germano Maccioni
con Giovanni Lindo Ferretti

Film-dialogo con Giovanni Lindo Ferretti, cantautore e scrittore, anima delle band di culto CCCP Fedeli alla linea, C.S.I. e PGR. Alla boa dei sessant'anni, il controverso artista emiliano si concede alla discreta macchina da presa di Germano Maccioni, consegnando il quadro intimo-personale quanto artistico del proprio cammino: dall'infanzia alla vocazione musicale, dall'ideologia politica alla ritrovata fede nella religione cattolica durante la maturità.
La forma colloquiale di Fedele alla linea, ritratto che ha il pregio di non trasformarsi mai in un santino, è la forza di un documentario totalmente affidato al ritmo ipnotico e alle parole di un narratore di prima classe.

CAPTIVE di BRILLANTE MENDOZA

con Isabelle Huppert, Kathy Mulville, Marc Zanetta, Rustica Carpio, Ronnie Lazar

Diretto dal regista filippino Brillante Mendoza, già autore di "Kinatay" (premiato per la miglior regia al Festival di Cannes 2009), "Lola" e il più recente "Thy womb" (entrambi presentati alla Mostra del Cinema di Venezia), "Captive" porta sul grande schermo l'odissea realmente vissuta da un gruppo di sequestrati, tra cui l'assistente sociale francese che ha il volto della bravissima Isabelle Huppert. Il taglio registico scelto ancora una volta da Mendoza è quello che ha attirato su di lui l'attenzione dei più importanti festival internazionali: un taglio crudo, essenziale e nell'insieme semi-documentaristico, che rende il suo cinema sempre diverso dagli altri, viscerale e paralizzante nonché carico di momenti di tensione quasi esasperata.

GOETHE! di Phillipp Stolz (v.o.sott it)

martedì 29 ottobre ore 16.30 - 21.00

STA PER PIOVERE di Haider Rashid
con Lorenzo Baglioni, Mohamed Hanifi, Giulia Rupi

Said, un giovane sicuro e ambizioso, nato e cresciuto in Italia da genitori algerini, studia e lavora come panettiere part-time. A seguito del suicidio del direttore della fabbrica in cui lavora suo padre Hamid, la famiglia si trova di fronte alla lacerante realtà di non poter rinnovare il permesso di soggiorno, come fa da trent'anni, e riceve un decreto di espulsione. L'Italia, il paese che Said ha sempre considerato suo, appare ora come un muro di gomma che lo spinge a "tornare a casa", in Algeria, luogo che lui non ha neanche mai visitato. Nel tentativo di trovare una soluzione, Said si appella agli avvocati, ai sindacati e alla stampa, cercando di portare attenzione su un problema concreto e sempre più presente nella società italiana; questo percorso lo porterà attraverso i meandri di una burocrazia legislativa retrograda e alla riconsiderazione della sua identità, riflettendo su un dilemma profondo: rimanere in Italia clandestinamente o partire per l'Algeria con la sua famiglia, aiutandola a ricostruirsi una vita nel paese che ha lasciato trent'anni fa?

LA ILUSION VIAJA IN TRANVIA di Luis Buñuel (v.o.sott.it)
con Lilia Prado, Carlos Navarro, Fernando Soto, Augustin Isunza, Miguel Manzano, Felipe Montoyo, Guillermo Bravo Sosa, Javier De La Parra, Domingo Soler

LA HIJA DEL ENGANO di Luis Buñuel (v.o.sott.it)
con Fernando Soler, Alicia Caro, Fernando Soto, Rubén Rojo, Nacho Contla, Amparo Garrido, Lily Aclemar, Álvaro Matute, Roberto Meyer, Conchita Gentil Arcos

NAZARIN di Luis Buñuel
con Francisco Rabal, Marga López, Rita Macedo, Jésus Fernandez, Ignacio Lopez Tarso

VIRIDIANA di Luis Buñuel
con Francisco Rabal, Fernando Rey, Silvia Pinal, Victoria Zinny

EL RIO Y LA MUERTE di Luis Buñuel

EL ANGEL EXTERMINADOR di Luis Buñuel

LOS OLVIDADOS di Luis Buñuel

EL di Luis Buñuel

SIMON DEL DESIERTO di Luis Buñuel

 

LAS ACACIAS di Pablo Giorgelli
con German De Silva, Hebe Duarte, Nayra Calle Mamani

lunedì 28 ottobre
ore 16.30

Una storia delicata, di non detti: sull'autostrada tra Asunción del Paraguay e Buenos Aires, un camionista deve trasportare una donna che non conosce e che ha con sè una bambina.

IL GRANDE ORSO di Esben Toft Jacobsen

Jonathan e Sofia trascorrono le vacanze in montagna, dal nonno. Dopo un litigio, Sofia scappa dal giardino di casa, nonostante il divieto di allontanarsi. Un orso gigantesco la prende e la porta con sé all'interno della grande foresta. Jonathan, angosciato, si mette a cercarla in ogni dove e incontra un cacciatore ossessionato dall'orso, che ha fatto dell'uccisione dell'animale la sua ragione di vita.
In questo film danese, rivolto, anche se non solo, soprattutto ai bambini, il tono è insolitamente drammatico: l'orso rappresenta ciò che non si conosce e sul quale sono cresciute leggende su leggende che hanno incrementato la paura come sentimento principe, allontanando la curiosità e la volontà di comprensione. Un racconto morale, dunque, quello di Esben Toft Jacobsen, intriso di una poesia fredda e cruda, lontanissima dalla magia di un Miyazaki.
L'animazione non è il punto di forza del film ma, una volta entrati nella modalità, l'occhio si pacifica e non si lascia più disturbare. Le immagini della natura, d'altronde, sono di una bellezza vertiginosa, sempre al confine tra meraviglia e spavento, perché è lì che si gioca tutto il film e il suo scartarsi da altre pellicole dal tema affine.
Sottilmente, con rara sintesi, il racconto rende ragione anche delle diversità di carattere e di attitudine dei due fratelli, con l'undicenne Jonathan già responsabile, piccolo lavoratore, divertito all'idea di spaventare a parole la sorellina, ma anche vittima delle stesse superstizioni che riporta, e Sofia, invece, che a sei anni ha ancora la capacità infantile di parlare alla natura, di suscitare il buono dove vuole vederlo, di obbligare una creatura enorme, dalle unghie smisurate, a scartare una caramella. Ed ecco che l'avventura dei due fratelli si fa viaggio nelle loro emozioni più recondite, e il rapporto di amore-odio che Jonathan ha per Mister Orso è lo stesso che lo lega alla sorella, amata ma spesso mal tollerata.
Ispirato dalla selvaggia natura scandinava e dai racconti indigeni del Nord, che il regista ha ascoltato da bambino quando era solito trascorrere le vacanze in Svezia, Il Grande Orso non è un film "tenero" né "magico", ma è un'avventura che trattiene il fiato e tenta la carta, insolita ed efficace, di fare del grande animale al centro del racconto un'istanza né buona né maligna, proprio com'è ogni forza della natura, che va rispettata e non provocata.
Non si tratta di una visione necessariamente memorabile, ma l'immagine della grande schiena dell'orso sulla quale è cresciuta una foresta di pini che lo aiuta a mimetizzarsi, è un'immagine molto forte, che non se ne va.

EL GRAN CALAVERA di Luis Buñuel (v.o.sott.it)
con Luis Alcoriza, Antonio Bravo, Maruja Griffel, Rosario Granados, Francisco Jambrina, Rubén Rojo, Nicolas Rodriguez, Andres Soler, Fernando Soler

I familiari di un ricco uomo d'affari abituato a vivere nel lusso senza risparmiarsi nulla, decidono di dargli una sonora lezione e gli annunciano che ogni loro avee è finito ed è necessario per tutti cambiare stile di vita. Cominciano così a vivere in maniera semplice e frugale in Messico. Un giorno però il patriarca scopre il loro raggiro ma sceglie di far finta di nulla allo scopo essere lui a dare a sua volta una lezione a tutta la famiglia composta da pigri e buoni a nulla capaci solo di essere delle sanguisughe.


SUBIDA AL CIELO di Luis Buñuel (v.o.sott.it)
con Beatriz Ramos, Manuel Dondé, Luis Aceves Castañeda, Roberto Cobo, Leonor Gomez, Carmen Gonzales, Esteban Marquez, Roberto Meyer, Lilia Prado, Manuel Noriega, Pedro Ibarra, Pitouto

BIGLIETTI

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