Altman di Ron Mann

con Julianne Moore, Bruce Willis, Robin Williams, Keith Carradine, James Caan

GIO 16 OTTOBRE ORE 20.15

VEN 17 OTTOBRE ORE 16.30 - 18.15 - 20.15

SAB 18 OTTOBRE ORE 20.00 - 21.45

DOM 19 OTTOBRE ORE 18.00 - 21.30

LUN 20 OTTOBRE ORE 18.00 - 21.45

MAR 21 OTTOBRE ORE 18.45

MER 22 OTTOBRE ORE 18.00 - 21.45

 

L'arte del racconto è obliqua per natura, ovvero mentre si racconta qualcosa si racconta sempre insieme un'altra storia, quella delle reazioni di chi è stato testimone, protagonista, spettatore di quella storia. La storia per Ron Mann è quella di Robert Altman, svolta in novantacinque minuti dalla sua famiglia, quella biologica e quella artistica. Irreperibile agli occhi dello spettatore, Robert Altman era un attore senza apparenze, un narratore impassibile, onnipotente, polimorfo, che film dopo film dimostrò la libertà che hanno le cose di accadere. Difficile perciò afferrarlo, attribuirgli un corpo, difficile incarnare la profondità del suo sguardo cinematografico, esatto, millimetrico, altrove. Ci provano con partecipazione rifinite voci attoriali, chiamate a definire l'aggettivo altmanesque e le qualità che esprime.
In Elliott Gould, James Caan, Keith Carradine, Robin Williams, Bruce Willis, Michael Murphy, Julianne Moore, Lily Tomlin, Baker Hall la sontuosa bellezza di Altman riluce come il riflesso del fuoco del camino sulle posate d'argento di Gosford Park, riferendoci di una mai abdicata e riconoscibile specificità linguistica, della corrosione visiva e narrativa cui l'autore ha sottoposto il proprio Paese, del distacco registico che diventa analisi del senso (del dolore). Convinto che fare film fosse come costruire castelli di sabbia in attesa che i marosi li rovescino, il 'guastatore' di Hollywood in cinquant'anni di carriera ha guadagnato, perso e riacquistato il favore della critica e del suo pubblico, ha preso a pugni Hollywood, ha inseguito un'autonomia produttiva e affermato la sua identità autoriale, che emerge con M.A.S.H. ed esplode con Nashville. Dotato di enorme talento e altrettanta pazienza, il successo arriva a quarant'anni, Robert Altman era un robusto bevitore e un fumatore incallito, genio per alcuni, manipolatore egocentrico per altri. Poco preoccupato della sceneggiatura, amava più di tutto gli attori, i film corali, l'improvvisazione, le conversazioni incrociate e i destini trasversali, quelli liminari rispetto alla principale linea narrativa. È proprio questo costante movimento lungo i bordi della storia a produrre film dal respiro corale, affreschi privi di veri e propri protagonisti (Nashville, I protagonisti, America Oggi, Gosford Park), avvelenati e affollati di piccole storie intrecciate che si nutrono di lunghi piani sequenza o di chirurgici zoom, le griffe più evidenti del cinema altmaniano. Movimenti virtuosi che permettono al regista di scovare gli anfratti più nascosti dell'inquadratura, mostrando rughe e pieghe del Paese.
Dalla commedia antimilitarista 'impalmata' a Cannes nel 1970 (M.A.S.H.) alla sferzante autopsia a cui sottopose Hollywood (I Protagonisti) e che i francesi premiarono di nuovo nel 1992, il cinema di Altman si (re)incarna nella narrazione a mosaico di Paul Thomas Anderson, nella regia onesta di Mann, nei backstage, nei super8 di famiglia, negli occhi chiari di Kathryn Reed Altman, nei frammenti del suo cinema 'armato' di franco-tiratore. Perché i film di Altman sono freccette, l'America il loro bersaglio. E quando Hollywood non ne voleva più sapere di lui, l'entomologo del sogno americano faceva la televisione, emigrava a Parigi, si interessava alla moda, a Nixon, a Van Gogh o dirigeva pièces teatrali con budget limitati, attori sconosciuti e risultati non sempre eccelsi. Fabbricatore di guanti in un mondo di produttori di scarpe, Altman non ha mai mollato, non è mai sceso dal palcoscenico, quello di Radio America, luogo sacro e ultimo spazio da difendere. A fermarlo nel 2006 è il cancro, a fermarsi è il suo cuore, quello trapiantato di una giovane donna che torna a reclamarlo vestita di bianco e sospesa dal blues (l'angelo della Morte di Virginia Madsen). Robert Altman muore a ottantuno anni, pieno di un sentimento ardente per la sua famiglia, per i perdenti, gli artisti, i vinti e le petites gens dell'America profonda. Muore come ha vissuto e ha inteso dopo la visione di Breve incontro, consapevole che un film non sarà mai soltanto un film.
Realizzato dal regista canadese Ron Mann, Altman è il prodotto di una ricerca meticolosa, un documentario a più voci che dietro la narrativa caleidoscopica e l'apparente disinvoltura rivela una struttura solida. Una costruzione altmaniana che (ben) definisce Altman e altmaniano.

Sezione Omaggio a Gabriel García Marquez

DOM 19 OTTOBRE

MEMORIAS DES MIS PUTAS TRISTES di Henning Carles ore 16.00 v.o.sott.it
UN SEÑOR MUY VIEJO CON UNAS ALAS ENORMES di Fernando Birri ore 20.00 v.o.sott.it

LUN 20 OTTOBRE

EL GALLO DE ORO di Roberto Gavaldon ore 16.00 v.o.sott.it
EL AÑO DE LA PESTE di Felipe Cazals ore 20.00 v.o.sott.it

MER 22 OTTOBRE

MEMORIAS DEL SUBDESAROLLO di Tomás Gutiérrez Alea ore 16.00 v.o.sott.it
NICARAGUA, EL SUENO DE UNA GENERACION di Santiago Nacif ore 20.00 v.o.sott.it

 

Halimin Put di Arsen A. Ostojic

con Alma Prica, Olga Pakalovic, Mijo Jurisic, Izudin Bajrovic, Miraj Grbic

GIOVEDI 23 OTTOBRE ORE 18.00

SABATO 25 OTTOBRE ORE 21.45

DOMENICA 26 OTTOBRE ORE 18.00 - 21.45

LUNEDI 27 OTTOBRE ORE 16.00 - 21.45

MERCOLEDI 28 OTTOBRE ORE 16.00 . 21.45

Dopo la fine della guerra in Bosnia, Halima, una contadina di un remoto villaggio musulmano, decide di ritrovare i resti di suo marito e di suo figlio, catturati dalle forze paramilitari serbe e giustiziati. Attraverso l'analisi del DNA, il Comitato delle Nazioni Unite per le persone scomparse riesce a identificare i resti del marito in una delle fosse comuni, ma non quelli del figlio, poiché Halima si rifiuta di dare un campione di sangue per il test. Halima, infatti, nasconde un segreto che risiede nel passato suo e della sua famiglia...

Amoreodio di Cristian Scardigno

con Francesca Ferrazzo, Michele Degirolamo, Chiara Petruzzelli, Raffaele Buranelli

GIOVEDI 23 OTTOBRE ORE 21.45

SABATO 25 OTTOBRE ORE 20.00

DOMENICA 26 OTTOBRE ORE 20.00

LUNEDI 27 OTTOBRE ORE 18.00 - 20.00

MARTEDI 28 OTTOBRE ORE 18.45

MERCOLEDI 29 OTTOBRE ORE 16.00 - 21.45

L'apatia di due adolescenti schiacciati dal vuoto della provincia e dallo stile di vita di una famiglia borghese e spenta si trasforma in un gesto di follia, un'aggressione intenzionale, un omicidio voluto e studiato come alternativa al nulla. I protagonisti di questa performance del nonsenso sono Katia e Andrea, adolescenti e fidanzati stanchi e spenti, senza curiosità, senza stimoli, senza interessi. Fanno l'amore come fosse un obbligo, passano la notte chiusi nelle loro stanze di ragazzini perbene a chattare, a riempire la pagina di Facebook, a mandarsi messaggi su Whats App, compiendo automaticamente i gesti della ritualità dei social, ma senza contenuto, senza dire nulla. I genitori sono assenti, automi instupiditi dal tran tran, portatori di regole alle quali non sembrano più credere neanche loro. In questo contesto, in questo vuoto, parte la sfida d'amore, il gioco, come fosse la variante a una giornata ancor più noiosa. Uccidere la madre e il fratellino di lei. Una sfida...

La Grande Illusion di Jean Renoir

con Jean Gabin, Pierre Fresnay, Erich von Stroheim, Dita Parlo, Marcel Dalio

TERZO APPUNTAMENTO DELLA LA RASSEGNA "DESTINI IN TRINCEA" A CURA DEL GOETHE INSTITUT

MARTEDI 28 OTTOBRE ORE 16.30 - 21.00

Scene da un campo di prigionia tedesco durante la Grande Guerra. Un ufficiale francese di origine aristocratica si sacrifica per favorire la fuga di due suoi subalterni di origine popolare. Specchio del francese è il tedesco comandante del campo, anch'egli di vecchio stampo, minato nel fisico e nel morale. Entrambi incarnano un mondo destinato a scomparire mentre i fuggiaschi sono metafora della nuova società. Capolavoro del cinema antimilitarista, manifesto malinconico e pacifista di una generazione in via di estinzione.

Pelo Malo di Mariana Rondón

con Samuel Lange Zambrano, Samantha Castillo, Beto Benites, Nelly Ramos, Maria Emilia Sulbara´n

DAL 30 OTTOBRE

Junior ha nove anni, un fratellino e una madre vedova con cui vive una relazione conflittuale nella periferia di Caracas. Disoccupata e alla disperata ricerca di un lavoro, Marta adora il figlio minore ed è ostile al maggiore, che pensa addirittura di 'affidare' alla suocera. Junior però non si arrende e insegue ostinato il suo desiderio di farsi amare e accettare da quella madre che non tollera la sua passione per la musica pop e la sua fissazione per i capelli lisci. Riccio e scapigliato, Junior vorrebbe stirarsi i capelli e vestirsi da cantante per fare bella figura nella foto scolastica. Frustrato dall'animosità della donna, frequenta una vicina di casa di pochi anni e grandi sogni e Mario, il ragazzo dei fiammiferi dai grandi occhi neri. Creduto per questo omosessuale, Junior cederà all'abuso (di potere) della madre, rinunciando in un gesto solo alla sua individualità.
I capelli di Junior sono gomitoli di sogni, garbugli, traiettorie imprevedibili con cui titola e in cui si caccia il film di Mariana Rondón, regista, produttrice e artista venezuelana. Pelo malo è il capello cattivo, la traccia meticcia che tradisce l'appartenenza a un'etnia di pelle scura. E nero è il padre defunto di Junior, che da lui ha ereditato porosità, crespezza e grossezza. La trama della sua capigliatura svolge però altri sviluppi, perché Junior è altro da quel genitore morto ammazzato dai colpi di pistola che esplodono nei barrios di Caracas. Una metropoli infernale e tentacolare, in cui si muovono sei milioni di abitanti e in cui si prega o ci si taglia i capelli davanti al Miraflores, compartecipi alla malattia del (fu) presidente Hugo Chávez. Junior è solidale soltanto con la sua mamma, che spia dal letto e che ammira orgoglioso nella divisa da vigilante. Da che si ricordi ha dichiarato guerra ai suoi capelli seguendo percorsi inafferrabili secondo la logica degli adulti e di quella madre piegata dalla vita e indispettita dalla 'frivolezza' del figlio.
Così mentre Junior sogna la 'messa in piega', Marta lo mette in riga, frustrando il suo bisogno di nutrimento, quello reale (si ostina a non preparargli le banane fritte) e quello ideale (si sottrae ai suoi abbracci). Il forte desiderio di una figura di attaccamento spinge il piccolo protagonista a seguire e ad inseguirla comunque, in movimenti fatti di continue deviazioni, di scarti, di bivi, di biforcazioni, di abbandoni. Che vada a cercare un lavoro, che lo conduca a una celebrazione lavorativa o che lo lasci in consegna a una vicina, Marta vive sbandando, va avanti e poi torna sui suoi passi, gira su stessa e non lascia mai prevedere al figlio la direzione che sta per prendere. Mariana Rondón è brava nel dire e nel rappresentare un disagio emotivo che disorienta anche lo spettatore, precipitato in uno scenario sociale e architettonico lambito dalla violenza. Violenza che non vediamo ma avvertiamo innescata nel fuori campo e attiva nei dialoghi di due bambini, di cui (dis)orienta i sogni e induce il bisogno di diventare un cantante pop o una reginetta di bellezza.
Pelo Malo è una storia che si impone per la forza intrinseca dei sentimenti messi in scena con un montaggio secco, luci scartavetrate, regia partecipa ma poco disposta ai sentimentalismi della tv del dolore. Un film crudele sull'impossibilità dell'amore tra una madre e un figlio. Il finale, in questo quadro, arriva improvviso e 'tagliente', estinguendo lo sguardo del cuore. Solo davanti allo specchio e in un suo privato immaginario, Junior rivela qualcosa di sé, qualcosa che la madre non comprende, qualcosa che non è necessario comprendere ma che basterebbe amare.

Terra Di Maria di Juan Manuel Cotelo

PROSSIMAMENTE

Un agente segreto viene incaricato di infiltrarsi fra milioni di persone con una missione molto particolare: dovrà scoprire se le stramberie in cui tutta quella gente crede sono vere o sono frottole. Dicono di vivere seguendo tre "capi", uno dei quali è una donna. Parlano di un padre, di un figlio e di sua madre Maria, una contadina. Sono tre, ma sembrano muoversi come fossero uno e i loro discepoli sono certi di non essere nati per caso e di poter vivere eternamente. Se tutto ciò fosse provato, sarebbe una rivoluzione. Ma è proprio così? O quella gente crede nelle favole? Sono queste la domanda a cui intende rispondere Mary's Land (La terra di Maria), il nuovo film diretto e prodotto da Juan Manuel Cotelo. Dopo l'enorme successo de L'ultima cima, il documentario più visto di sempre in Spagna, che nel 2010 fece parlare di sé surclassando per numero di spettatori perfino Sex and the City e Harry Potter, Cotelo è tornato nelle sale cinematografiche spagnole dal dicembre scorso e sta registrando un nuovo grande successo. Inizialmente approdato in undici cinema, La terra di Maria in un mese è entrato in cinquanta teatri grazie al passaparola di chi lo ha visto.

 

La pazza Della Porta Accanto di Antonietta De Lillo

PROSSIMAMENTE

Io sono una donna molto facile, molto normale, hanno fatto una costruzione enorme ma in fondo sono una persona di tutti i giorni, sono proprio la pazza della porta accanto.
Alda Merini

A distanza di quasi vent'anni da Ogni sedia ha il suo rumore Antonietta De Lillo recupera il prezioso materiale "rimasto nel cassetto" della conversazione avuta con Alda Merini nella sua casa milanese nel giugno del 1995. Nasce così La pazza della porta accanto, videoritratto che restituisce integralmente quello stradorinario incontro.

Alda Merini racconta la propria vita in una narrazione intima e familiare, oscillando continuamente tra pubblico e privato e soffermandosi sui capitoli più significativi della sua esistenza - l'infanzia, la sua femminilità, gli amori, l'esperienza della maternità e il rapporto con i figli, la follia e la sua lucida riflessione sulla poesia e sull'arte.
Il volto della poetessa, i dettagli degli occhi, delle mani, del suo corpo, compongono un ritratto dell'artista senza nascondere le contraddizioni che hanno caratterizzato la vita e le opere di una tra le più importanti e note figure letterarie del secolo scorso. Uno sguardo inedito che con semplicità tenta di restituire la grandezza artistica e umana di Alda Merini.

BIGLIETTI

Interi 6,00 €
Ridotti 4,00 €